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Gaza, se la guerra non finirà con la pace

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Se oggi l’Europa vive in pace è perché ha fatto a lungo la guerra. Guerre per brandelli di territorio. Milioni di morti. Interi paesi da ricostruire.

In altre parti del mondo si assiste allo stesso fenomeno, fin dall’alba dei tempi. La guerra, in ogni epoca, è stata per l’uomo il mezzo per arrivare alla pace. Alcuni muoiono perché altri possano vivere. So di dire delle banalità. Sarò ingenuo ma io ho sempre pensato che le parole siano più forti e più efficaci delle armi, che le parole scambiate valgano di più dei fiumi di fuoco riversati sui popoli. La realtà, ahimé, è diversa.

Ho sempre sentito grandi personalità, come il Papa o il Segretario generale delle Nazioni Unite, elogiare la pace. Sono sinceri, ma la realtà non cessa di dar loro torto. Le parole, i libri hanno poco peso in confronto alle bombe sganciate dai droni.

L’intelligenza umana è capace di fabbricare armi, soprattutto bombe, terribilmente sofisticate. La stessa intelligenza non sarebbe capace di trovare le parole…

Se oggi l’Europa vive in pace è perché ha fatto a lungo la guerra. Guerre per brandelli di territorio. Milioni di morti. Interi paesi da ricostruire.

In altre parti del mondo si assiste allo stesso fenomeno, fin dall’alba dei tempi. La guerra, in ogni epoca, è stata per l’uomo il mezzo per arrivare alla pace. Alcuni muoiono perché altri possano vivere. So di dire delle banalità. Sarò ingenuo ma io ho sempre pensato che le parole siano più forti e più efficaci delle armi, che le parole scambiate valgano di più dei fiumi di fuoco riversati sui popoli. La realtà, ahimé, è diversa.

Ho sempre sentito grandi personalità, come il Papa o il Segretario generale delle Nazioni Unite, elogiare la pace. Sono sinceri, ma la realtà non cessa di dar loro torto. Le parole, i libri hanno poco peso in confronto alle bombe sganciate dai droni.

L’intelligenza umana è capace di fabbricare armi, soprattutto bombe, terribilmente sofisticate. La stessa intelligenza non sarebbe capace di trovare le parole e i mezzi per garantire all’umanità una vita tranquilla. Il cervello umano è più stimolato e creativo quando viene messo al servizio della distruzione che della costruzione. Non sono pessimista, solo realista.

Un membro della Camera dei deputati francese, alla metà del XIX secolo, diceva:«Si fa la guerra solo per stringere accordi di pace: la sola differenza che scorgo dunque fra il soldato della guerra e quello della pace è che il secondo prende la via più corta; arriva subito al dunque, arriva alla pace senza passare per la guerra» (Emile de Girardin).

L’uomo, tuttavia, è incorreggibile. Si direbbe che sia nato per fare la guerra, soprattutto quando è al comando.`Lo vediamo tutti i giorni in Medio Oriente. Da un lato, un movimento palestinese il 7 ottobre scorso si è macchiato di un orrore assoluto, facendo più di 1200 morti e 150 ostaggi, dall’altro, assistiamo da sei mesi a bombardamenti su civili disarmati e affamati che non sanno dove rifugiarsi. «32.000 morti di cui il 40% bambini», rivela il quotidiano Le Monde.

Migliaia di bambini morti sul colpo o per le ferite riportate, perché non ci sono medicine, non c’è cibo, niente. Così, nel frastuono dei corpi che cadono, quelli dei bambini fanno meno rumore.

Ci sono testimonianze di medici su questa catastrofe, di cui i bambini sono le prime vittime. Le immagini sono insostenibili. Una guerra di cui i bambini pagano il prezzo più alto.

Esprimere le proprie emozioni e la propria sensibilità non servirà a fermare questa guerra totale e sbilanciata.

Penso anche agli ostaggi e alle loro famiglie, che vivono un inferno fatto di attese angoscianti, le loro vite appese a negoziati che non si concludono mai. L’orrore non ha limite né pietà.

Alcuni capi di stato hanno pubblicato una lettera nella quale chiedono il cessate il fuoco a Gaza: Emmanuel Macron, re Abdallah II e Abdel Fattah al-Sisi affermano di voler arrivare a una soluzione a due Stati: «è la sola opzione credibile per garantire pace e sicurezza a tutti e fare in modo che né gli israeliani né i palestinesi debbano rivivere gli orrori che hanno vissuto dopo gli attentati del 7 ottobre 2023».

Dall’altro lato, il primo ministro israeliano non ascolta nessuno, nemmeno gli amici e alleati americani che gli forniscono le armi con cui fa la guerra.

Siamo in una situazione inestricabile. Si parla di pace ma non la si vede delinearsi all’orizzonte. Qualcuno ha chiesto a un militante pro-Israele: «Quante vittime palestinesi servono perché cessiate i bombardamenti?» La risposta è stata surreale: «Continueremo fino all’eliminazione di Hamas». Come si può eliminare un movimento di lotta che non ha la forma di un esercito organizzato? Israele non ha di fronte un esercito di soldati e divisioni di blindati. Ha di fronte una popolazione civile all’interno della quale ci sono militanti che appartengono al movimento Hamas, un movimento sostenuto e finanziato, fra gli altri, dall’Iran.

Israele non gode più degli appoggi che aveva prima. In diverse capitali occidentali si svolgono manifestazioni di protesta contro la sua politica. In Europa, in seno a certe comunità musulmane rinasce l’antisemitismo. Secondo alcuni, Netanyahu sta portando il paese verso una specie di suicidio. Quello che è certo è che sta creando un’intera generazione di palestinesi orfani, feriti e mutilati che vorranno vendicare i loro morti.

La guerra, questa guerra in particolare, non costruisce la pace, alla fine dei conti. In qualunque modo finisca, avrà conseguenze a lungo termine. Non si riesce a vedere un futuro pacificato per la regione. Al contrario, siamo all’inizio di guerre intermittenti. È l’esito peggiore. Non avremo né due stati (Netanyahu rifiuta categoricamente questa opzione) né la pace (che per Netanyahu coincide con l’eliminazione dei palestinesi).

Mi rifiuto di guardare le immagini e i video provenienti dal campo di battaglia. Ho finito le parole. Rimango muto di fronte all’orrore. Le parole sono sparite e la poesia, quella che dovrebbe salvare il mondo, si è assentata, ha voltato le spalle a questo mondo crudele e ottenebrato. Per questo io scrivo, nella speranza che le mie frasi possano raggiungere persone in grado di influire sulle sorti di questa guerra che non rispetta le leggi e il diritto internazionale, né tantomeno le risoluzioni delle Nazioni Unite.

Traduzione di Alessandra Neve

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