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Invertire il declino dell’Europa: il rapporto di Enrico Letta sul Mercato Unico

Bruxelles, 18 aprile: l'intervento di Enrico Letta (reuters)
Le proposte sono molte e concrete. Ma soprattutto ci ricordano che le scelte politiche devono dare preminenza al disegno europeo rispetto a quelli nazionali
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Il Mercato Unico Europeo è uno straordinario atto politico che deve essere rilanciato e ampliato. L’integrazione economica tra Paesi membri deve prevalere rispetto alle ambizioni identitarie delle Nazioni. Solo così l’Europa potrà invertire il suo declino economico rispetto agli Stati Uniti e ai grandi Paesi asiatici. Questo, in sintesi, il messaggio del rapporto di Enrico Letta su come riformare il Mercato Unico. Messaggio in linea con quanto enunciato da Draghi nel suo discorso di La Hulpe.

Il declino demografico ed economico, le tensioni geopolitiche, la fine di un ordine mondiale fondato su istituzioni condivise richiedono una revisione radicale del progetto, allineandolo ai grandi assi strategici della Commissione Europea, le transizioni verde e digitale.

Il primo intervento riguarda le regole. Il disegno istituzionale originale era fondato sull’armonizzazione e il reciproco riconoscimento delle leggi nazionali.

Questo processo ha funzionato solo in parte. Il continente è soffoca…

Il Mercato Unico Europeo è uno straordinario atto politico che deve essere rilanciato e ampliato. L’integrazione economica tra Paesi membri deve prevalere rispetto alle ambizioni identitarie delle Nazioni. Solo così l’Europa potrà invertire il suo declino economico rispetto agli Stati Uniti e ai grandi Paesi asiatici. Questo, in sintesi, il messaggio del rapporto di Enrico Letta su come riformare il Mercato Unico. Messaggio in linea con quanto enunciato da Draghi nel suo discorso di La Hulpe.

Il declino demografico ed economico, le tensioni geopolitiche, la fine di un ordine mondiale fondato su istituzioni condivise richiedono una revisione radicale del progetto, allineandolo ai grandi assi strategici della Commissione Europea, le transizioni verde e digitale.

Il primo intervento riguarda le regole. Il disegno istituzionale originale era fondato sull’armonizzazione e il reciproco riconoscimento delle leggi nazionali.

Questo processo ha funzionato solo in parte. Il continente è soffocato dalla burocrazia e frammentato per la sovrapposizione tra istituzioni europee e nazionali. Il che è in contrasto con la necessità di creare beni pubblici comuni e condivisi: sostenibilità ambientale, conoscenze tecnologiche e dati accessibili, infrastrutture e servizi integrati, sicurezza e stabilità geo-politica. Un mercato unico che integri gli investimenti nazionali in un quadro di regole comuni è indispensabile per raggiungere questi obiettivi, così come la riduzione dei vincoli normativi.

Un altro tema riguarda le imprese, che sono piccole rispetto ai giganti americani e asiatici. Certo, il tessuto delle piccole e medie aziende del continente ne ha garantito la prosperità. Ma le nuove tecnologie, le piattaforme digitali e la transizione ambientale richiedono attori grandi, i famosi campioni europei. Il principio di Mercato Unico ha implicato a livello comunitario una forte e condivisibile difesa della concorrenza.

Le grandi aziende sono spesso state vincolate nella loro crescita dalle autorità, oltre che da una frammentazione tra mercati nazionali. Oggi, di questi campioni abbiamo più bisogno, il che implica riconsiderare le politiche di tutela dei mercati e l’azione delle autorità europee e nazionali, tenendo conto anche di obiettivi strategici e di politica industriale.

Inoltre, la competitività delle aziende più dinamiche si costruisce attraverso l’integrazione di processi produttivi e sviluppi tecnologici sparsi in vari pezzi del continente. Difendere l’identità nazionale dell’industria e dei servizi nell’Europa di oggi è in contrasto con l’idea stessa di Mercato Unico. Il quale ancora non si vede per la finanza (a parte le banche), le telecomunicazioni, l’energia e la difesa.

Continuare a ragionare con logiche nazionali crea sprechi e duplicazioni, una dipendenza dal resto del mondo e impedisce di costruire un disegno strategico per il futuro economico dell’Europa.

Come finanziare queste azioni? Solo la transizione verde richiede 620 miliardi all’anno, investimenti colossali. E anche qui la logica del mercato unico è indispensabile. L’unione del mercato dei capitali è arenata da anni, sebbene permetterebbe di finanziare con gli immensi risparmi dei cittadini del vecchio continente e del resto del mondo l’Europa del futuro in modo efficiente.

Il rapporto cambia narrativa definendo questa azione “Unione dei risparmi e degli investimenti”, rendendo esplicito il legame tra una migliore gestione dei soldi delle famiglie e il raggiungimento degli obiettivi strategici di sviluppo come la sostenibilità ambientale. Ci vorranno risorse pubbliche e coordinate. L’anarchia nell’uso degli aiuti di Stato dopo l’allentamento post Covid porta ad azioni non coordinate e a un’asimmetria tra i Paesi con tasche profonde e quelli con stringenti vincoli di bilancio.

Le proposte di Letta sono molte e concrete. Ma soprattutto ci ricordano che senza scelte politiche che diano una preminenza al disegno europeo rispetto a quelli nazionali, pur nel rispetto delle diversità dei Paesi membri, non sarà possibile invertire il lento declino del vecchio continente.

barba@unimi.it

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