Noi donne “assassine”
di Natalia AspesiCi si andava, in quella graziosa casa di cura privata, col cuore nero di dubbi: in una semiperiferia piuttosto elegante di Milano, era brutto quel che non poteva più essere rimandato. Un giovane chirurgo in camice bianco accoglieva la ragazza quasi sempre sola, e l’accompagnava in una linda cameretta. A volte non era necessario neppure spogliarsi, a volte ci voleva l’anestesia, e di colpo, con quel piccolissimo enorme peso ormai tolto senza neppure un ferita, avevi di nuovo davanti a te la vita come prima. Bellissima. O quasi. Ma intanto la giovane donna, la ragazza che faceva filosofia, che votava Pci, che sognava un mondo migliore, era diventata un’assassina, come mille, milioni, trilioni di donne. Come tutte, in quanto nate donne. C’era un maschio che aveva detto no grazie, ci pensiamo un’altra volta, e lui raramente appariva; era proprio una affare di donne, tutti gli uomini senza peccato, tutte le donne assassine. Da sempre. Dopo i massimi casini e le battaglie di anni e decenni …
Ci si andava, in quella graziosa casa di cura privata, col cuore nero di dubbi: in una semiperiferia piuttosto elegante di Milano, era brutto quel che non poteva più essere rimandato. Un giovane chirurgo in camice bianco accoglieva la ragazza quasi sempre sola, e l’accompagnava in una linda cameretta. A volte non era necessario neppure spogliarsi, a volte ci voleva l’anestesia, e di colpo, con quel piccolissimo enorme peso ormai tolto senza neppure un ferita, avevi di nuovo davanti a te la vita come prima. Bellissima. O quasi. Ma intanto la giovane donna, la ragazza che faceva filosofia, che votava Pci, che sognava un mondo migliore, era diventata un’assassina, come mille, milioni, trilioni di donne. Come tutte, in quanto nate donne. C’era un maschio che aveva detto no grazie, ci pensiamo un’altra volta, e lui raramente appariva; era proprio una affare di donne, tutti gli uomini senza peccato, tutte le donne assassine. Da sempre. Dopo i massimi casini e le battaglie di anni e decenni e millenni, con almeno un film molto bello (Un affare di donne, 1988, storia dell’ultima donna condannata a morte nella Francia nazista, con Isabelle Huppert).
I democristiani crollarono e nel 1978 arrivò la legge 194. Con difficoltà e con la fuga di tanti ginecologi, anche abortire non era più un infame reato. Penso oggi all’idea che se uno ti tocca leggiadro il sedere può essere subito processato, e finire anche tipo Weinstein in galera chissà per quanto. Le donne hanno forse esagerato? Hanno oggi e direi forse esageratamente, chiesto una specie di vendetta contro gli uomini che parevano vincenti? E loro, le donne, diventate con richiesta seguita dal sì per dichiararsi pronte a fare l’amore? Mettiamo che i noiosi cretini con la storia del ritorno al passato tipo certi Stati d’America, per salvare il famoso embrione che zac, subito si fa bambino, se la prendano con donne che non li hanno voluti.
Certo dobbiamo dircelo, i ministri in questo preciso momento saranno molto in pensiero, se essere moderni o tradizionali, lasciar tutto come prima o condannare alla gogna anche con il fuoco. Ma se ormai da quasi cinquant’anni chi vuole abortire lo fa coi denari dello Stato, perché cambiare? Io avrei dei vecchi consigli da dare: prima di tutto smetterla di parlarne, ma stando zitti senza farlo tornare alla moda, non farci troppo casino perché solo parlandone tutti si svegliano anche in televisione. Smetterla di parlare di aborto come se fosse una disgrazia ma un normale intervento. Come se davvero non lasciasse dolore, forse rimorso. Parlare di contraccezione sino a diventare insopportabile. Mi dicono che esiste anche una pillola del giorno dopo e bisognerebbe sempre averne una. Adesso non mi viene più in mente niente, ma forse manca qualcosa. Ecco, per esempio se riescono a mettere una signora bellissima che sappia raccontarci perché non dovete abortire, annuite mestamente e poi fate quel che volete.