In Puglia il caso Emiliano continua a distillare i suoi veleni politici che fanno presto ad arrivare a Roma. Il Pd aveva chiesto un rapido e totale azzeramento della giunta regionale, ma ha ottenuto solo un modesto rimpasto i cui fili sono tenuti saldamente in mano dallo stesso presidente Emiliano. Sul terreno amministrativo, è logico: ha il potere e la legittimità per agire, almeno fin quando non dovesse essere lui stesso travolto dalle inchieste giudiziarie. Sul piano politico si tratta invece di un’affermazione di autonomia e di forza rispetto alle richieste del partito romano. La prova che Bari è una specie di repubblica separata e come tale non si considera tenuta a seguire le direttive del partito nazionale.
Questo è l’aspetto cruciale, al punto in cui siamo giunti. Ma ce n’è un altro, non meno significativo, che non può essere sottovalutato. Emiliano può agire come sta facendo perché si sente spalleggiato da Conte con la pattuglia dei 5S. S’intende, è un gioco d’astuzia. Conte …
In Puglia il caso Emiliano continua a distillare i suoi veleni politici che fanno presto ad arrivare a Roma. Il Pd aveva chiesto un rapido e totale azzeramento della giunta regionale, ma ha ottenuto solo un modesto rimpasto i cui fili sono tenuti saldamente in mano dallo stesso presidente Emiliano. Sul terreno amministrativo, è logico: ha il potere e la legittimità per agire, almeno fin quando non dovesse essere lui stesso travolto dalle inchieste giudiziarie. Sul piano politico si tratta invece di un’affermazione di autonomia e di forza rispetto alle richieste del partito romano. La prova che Bari è una specie di repubblica separata e come tale non si considera tenuta a seguire le direttive del partito nazionale.
Questo è l’aspetto cruciale, al punto in cui siamo giunti. Ma ce n’è un altro, non meno significativo, che non può essere sottovalutato. Emiliano può agire come sta facendo perché si sente spalleggiato da Conte con la pattuglia dei 5S. S’intende, è un gioco d’astuzia. Conte si è impadronito della “questione morale” e ne ha fatto un vessillo, lasciando in qualche difficoltà il Pd. Dopodiché ha fatto uscire dalla maggioranza i suoi consiglieri, i quali non sono in numero sufficiente a provocare la crisi della giunta, semmai ne avessero l’intenzione. Al contrario, si guarderanno bene dal votare la mozione di sfiducia della destra.
Nel frattempo però hanno ottenuto un successo politico: pur non sporcandosi più le mani nel chiacchierato governo pugliese, possono intestarsi anche sul piano mediatico la nomina di un’assessora alla legalità. Una signora che non fa parte dei 5S, quindi è esponente della “società civile”, ma di fatto rientra nell’area che Conte vuole rappresentare.
In sostanza il capo degli ex grillini è riuscito a scaricare sul Pd tutte le ambiguità del caso e soprattutto a dimostrare che il suo alleato, o ex alleato, non sa farsi obbedire da un presidente di Regione eletto nelle sue liste. In effetti, invece di una giunta dimissionaria in blocco, abbiamo un piccolo ricambio gestito da Emiliano e forse, dietro le quinte, dallo stesso Conte.
Come non bastasse, l’operazione è congegnata in modo tale da tratteggiare il capo dei 5S come il nuovo Enrico Berlinguer. Ovviamente la cosa non va presa sul serio in termini storici e politici. Ma è del tutto funzionale alla campagna elettorale.
Per quanto possa essere sorprendente, lo dicono alcuni militanti del vecchio Pci intervistati dalla Stampa: «È Conte l’erede di Berlinguer». E questo grazie alla bandiera della “questione morale” di nuovo sventolante e a una retorica che, giudicata molto alla buona, può assomigliare a quella del segretario comunista negli anni Ottanta. Nella confusione del neo-trasformismo, si può sostenere qualsiasi parte in commedia.
Come è ovvio, l’obiettivo è sottrarre voti a Elly Schlein. La Puglia serve a tale scopo. C’è il fallimento elettorale dei 5S in Basilicata — e prima in Abruzzo — da far dimenticare. Ci sono le elezioni europee con metodo proporzionale che si avvicinano. E se andiamo indietro nel tempo, c’è anche il sodalizio con Salvini, a cominciare dai “decreti sicurezza”, da avvolgere nella nebbia dei ricordi sbiaditi.
È assai dubbio che Enrico Berlinguer avrebbe governato con la Lega salviniana, come ha fatto il suo auto-proclamato successore.
Resta il fatto che il Pd, con una mossa di “marketing”, ha messo il volto del segretario più amato sulla tessera 2024 del partito, ma è tutto da capire se abbia saputo accendere l’emozione della base. Di sicuro ha suscitato l’irritazione di chi viene dalla tradizione cattolica e democristiana, come Castagnetti.