Le coscienze liberate il 25 aprile
di Paolo Di PaoloIl 25 aprile mi permette di scrivere con libertà queste parole su un giornale. Il 25 aprile offre l’occasione di fare girare altrove, o di leggere a voce alta, anche nelle piazze, il monologo di uno scrittore censurato da qualche zelante dirigente della televisione pubblica. Il 25 aprile consente a chi contesta il 25 aprile di farlo senza conseguenze. Il 25 aprile rende possibile ogni annuale – e surreale – dibattito sul 25 aprile.
Il 25 aprile, nel 1945, cadeva di mercoledì. Alle dieci di sera l’emittente milanese della Repubblica Sociale italiana, che fino a poche ore prima aveva trasmesso il notiziario fascista dell’Italia settentrionale, diffondeva questo messaggio: «L’Alto Milanese è liberato dai patrioti italiani. Invitiamo i fratelli dell'Italia libera a volerci comunicare a mezzo della Radio Vaticana, della Radio Firenze, di Radio Roma, Radio Sardegna e R…
Il 25 aprile mi permette di scrivere con libertà queste parole su un giornale. Il 25 aprile offre l’occasione di fare girare altrove, o di leggere a voce alta, anche nelle piazze, il monologo di uno scrittore censurato da qualche zelante dirigente della televisione pubblica. Il 25 aprile consente a chi contesta il 25 aprile di farlo senza conseguenze. Il 25 aprile rende possibile ogni annuale – e surreale – dibattito sul 25 aprile.
Il 25 aprile, nel 1945, cadeva di mercoledì. Alle dieci di sera l’emittente milanese della Repubblica Sociale italiana, che fino a poche ore prima aveva trasmesso il notiziario fascista dell’Italia settentrionale, diffondeva questo messaggio: «L’Alto Milanese è liberato dai patrioti italiani. Invitiamo i fratelli dell'Italia libera a volerci comunicare a mezzo della Radio Vaticana, della Radio Firenze, di Radio Roma, Radio Sardegna e Radio Londra se le nostre trasmissioni sono ricevute». Alle undici di sera passò l'annuncio che anche Genova era stata liberata.
Prima dell’effettivo 25 aprile, c’è un 25 aprile segnato nella coscienza di molti. E nella coscienza di molte: un piccolo manifesto firmato Gruppi Difesa Donne, a una dozzina di giorni dalla Liberazione, invitava le cittadine a non sentirsi estranee al fascismo e all'antifascismo, alla libertà e all'oppressione. «Il fascismo è una serie ininterrotta di guerre rovinose, è la miseria crescente, la galera, la fame; il fascismo è il disprezzo più profondo verso la donna, la sua degradazione, il suo massimo sfruttamento economico e morale. La donna deve combattere perché questo regime sia radicalmente distrutto; perché essa possa essere una persona e non una cosa, un essere pensante e non un semplice oggetto di piacere e una serva disprezzata».
Prima del 25 aprile, la coscienza di un possibile 25 aprile passava da lettere che raggiungevano avventurosamente le mani di parenti in apprensione. Un prete riuscì a fare avere ai genitori il messaggio di un ragazzo che stava per essere fucilato dai nazisti: si era già fatto buttare fuori dalla scuola per le sue idee antifasciste, poi era entrato in una banda partigiana. Fu catturato e processato non lontano da Torino. Nella lettera parlava di disgraziate circostanze; diceva: sono tranquillo e sereno, ho amato sopra tutto i miei ideali, ho combattuto per la liberazione del mio paese, ti mando il mio abbraccio e il mio addio.
Il 25 aprile è anche di coloro a cui è stato impedito di raggiungerlo, coloro che l’hanno immaginato. Matteotti. I fratelli Rosselli. Quel giovanissimo Gobetti che – prima della marcia su Roma! – confessava di non riuscire a figurarsi Mussolini «che sotto le spoglie del più audace e torbido condottiero di compagnie di ventura; o talora meglio come il capo primitivo di una selvaggia banda posseduta da un dogmatico terrore che non consente riflessioni».
Il 25 aprile è il contrario del terrore dogmatico; e apre lo spazio a ogni riflessione. «La Liberazione ha posto le premesse per stabilire in Italia le condizioni di una libera gara fra parti diverse, avversarie, non più nemiche»: così Norberto Bobbio, esattamente trent’anni fa. Il 25 aprile offre uno spazio di libertà anche a chi lo ignora, lo liquida, lo irride. A chi non ne sa niente, a chi crede di saperne abbastanza, o di non averne più bisogno. Perfino a chi fatica a dirsi antifascista.