Ora sappiamo perché, se mai ci fosse stata bisogno di una conferma, il debito pubblico italiano non potrà mai scendere: qualunque regola che ne comporti la riduzione viene considerata inadeguata. Destra, sinistra, centro, si contano sulle dita di una mano i parlamentari europei italiani che hanno sostenuto il nuovo Patto di Stabilità. E, vi assicuro, in tutti i dibattiti pubblici cui ho partecipato la maggior parte degli economisti italiani erano concordi su una cosa: noi avremmo voluto qualcosa d’altro. Come siamo arrivati a questo punto? La Commissione Europea aveva proposto che il nuovo Patto fosse ispirato al modello dei piani nazionali di ripresa e di resilienza. Per un paese ad alto debito si sarebbe definito, attraverso discussioni tra Commissione e paese, un piano di correzione dei conti pubblici tale per cui alla fine del periodo di correzione, di durata tra 4 e 7 anni, il rapporto tra debito pubblico e Pil si sarebbe posto su un sentiero discendente con elevata probabilità. …
Ora sappiamo perché, se mai ci fosse stata bisogno di una conferma, il debito pubblico italiano non potrà mai scendere: qualunque regola che ne comporti la riduzione viene considerata inadeguata. Destra, sinistra, centro, si contano sulle dita di una mano i parlamentari europei italiani che hanno sostenuto il nuovo Patto di Stabilità. E, vi assicuro, in tutti i dibattiti pubblici cui ho partecipato la maggior parte degli economisti italiani erano concordi su una cosa: noi avremmo voluto qualcosa d’altro. Come siamo arrivati a questo punto? La Commissione Europea aveva proposto che il nuovo Patto fosse ispirato al modello dei piani nazionali di ripresa e di resilienza. Per un paese ad alto debito si sarebbe definito, attraverso discussioni tra Commissione e paese, un piano di correzione dei conti pubblici tale per cui alla fine del periodo di correzione, di durata tra 4 e 7 anni, il rapporto tra debito pubblico e Pil si sarebbe posto su un sentiero discendente con elevata probabilità. La correzione avrebbe comportato un calo dello squilibrio tra spese e entrate (ossia del deficit) a una velocità da discutere paese per paese. Insomma, un abito su misura, che sarebbe stato completato dopo sette anni. Bell’approccio in teoria, ma che lasciava molta discrezionalità nelle mani del sarto (la Commissione) su come cucire il vestito. Il che comportava un rischio secondo i paesi “nordici”: che la Commissione fosse troppo accomodante, col risultato di non ottenere nessun progresso nella riduzione del debito.
I nordici hanno quindi richiesto che si fissassero alcune caratteristiche per il vestito che dovrà essere cucito. Il debito dovrà scendere anche durante il periodo di aggiustamento e non solo alla fine del settennato. E il deficit dovrà ridursi a una certa velocità ogni anno. Troppo rigoroso? No, se si va a vedere la velocità a cui il deficit dovrà ridursi. Per i paesi, come Italia e Francia, per i quali inizierà una “procedura di deficit eccessivo (“EDP”) il deficit dovrà scendere di mezzo punto percentuale di Pil all’anno (noi partiamo dal 4,2%), anzi forse meno, tenendo conto dell’aumento previsto per la spesa per interessi (anche questo sta nelle regole). Troppo veloce come velocità? Il governo italiano, come ha scritto Giorgetti nella premessa del DEF, intende confermare per il 2024-26 gli obiettivi di deficit fissati nel settembre scorso che, guarda un po’, comportano una riduzione del deficit superiore a mezzo punto percentuale l’anno. Fra l’altro, col nuovo Patto di Stabilità sparisce l’obbligo (esistente nel vecchio Patto) di raggiungere il pareggio di bilancio alla fine del percorso: basterà raggiungere un deficit dell’1,5% del Pil. E il debito? Dovremmo ridurlo dell1% del Pil l’anno, velocità considerata da noi inusitata: in 10 anni, un debito che a fine 2024 potrebbe essere del 138% del Pil dovrebbe scendere di ben 10 punti. Chi veda questo come una cura da cavallo dovrebbe ricordare che dal 2016 al 2024 (otto anni) il Portogallo ha ridotto il debito di oltre 30 punti percentuali. E che tra la fine degli anni ’90 e la metà degli anni ’10 di questo secolo nove paesi avanzati (Nuova Zelanda, Irlanda, Belgio, Olanda, Danimarca, Finlandia, Canada, Spagna e Svezia) hanno ridotto il debito tra i 25 e i 60 punti percentuali di Pil, senza sacrificare la crescita economica. Fra l’altro, l’obbligo di ridurre il rapporto tra debito a Pil non si applica nel periodo in cui un paese è sotto EDP. Quindi per un po’ possiamo pure continuare ad aumentare il nostro debito. Infine, se nei prossimi anni crescessimo meno di quanto sarà concordato con la Commissione, il debito potrà scendere meno dell’1% l’anno.
Non mi sembrano condizioni draconiane. Il problema è che destra, sinistra e centro continuano a pensare che per far crescere il nostro Pil si debba fare più deficit pubblico, non capendo che i paesi che ho sopra citato hanno invece realizzato riforme per rendere le loro economie attraenti per gli investimenti privati, semplificando fra l’altro la burocrazia, come ha fatto il Portogallo. Da lì è venuta la crescita non da altro. E poi la crescita è stata utilizzata per migliorare i conti pubblici. Niente austerità, quindi, ma la consapevolezza che, al di là dei momenti in cui è necessario spendere per sostenere una temporanea debolezza dell’economia (come durante la crisi Covid), non è da deficit e debito pubblico che deriva la crescita di lungo periodo di cui noi abbiamo bisogno.