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Ora serve una difesa europea

Vladimir Putin 

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Il futuro è nella Nato, non nell’Ue; ma il futuro della Nato non potrà essere realizzato senza l’Ue
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Per i tempi che stiamo vivendo, l’Europa della difesa fa progressi troppo lenti. Abbiamo due guerre ai confini. Che probabilmente dureranno ancora: siamo entrati, apparentemente, in un periodo di “guerre senza vincitori” a Est e a Sud dell’Ue. Il caso dell’Ucraina lo prova. Lo scenario più probabile, dopo l’approvazione del pacchetto di aiuti americani a Kiev (61 miliardi di dollari), non è una vittoria netta di una delle due parti. Mosca continuerà ad occupare il 18% circa del territorio dell’Ucraina. Ma è difficile definirla una vittoria, visto che il disegno iniziale di Putin è andato in frantumi. L’intera parte occidentale del paese non diventerà, come voleva il capo del Cremlino, un suo cliente; graviterà invece verso la Nato e la Ue. Nel frattempo, Mosca ha perso il mercato europeo del gas ed è nei fatti diventata un junior partner della Cina. Anche per l’Ucraina, sarà difficile parlare di vittoria, visto che il paese perderà parte del suo territorio orientale, ma salvando — cos…

Per i tempi che stiamo vivendo, l’Europa della difesa fa progressi troppo lenti. Abbiamo due guerre ai confini. Che probabilmente dureranno ancora: siamo entrati, apparentemente, in un periodo di “guerre senza vincitori” a Est e a Sud dell’Ue. Il caso dell’Ucraina lo prova. Lo scenario più probabile, dopo l’approvazione del pacchetto di aiuti americani a Kiev (61 miliardi di dollari), non è una vittoria netta di una delle due parti. Mosca continuerà ad occupare il 18% circa del territorio dell’Ucraina. Ma è difficile definirla una vittoria, visto che il disegno iniziale di Putin è andato in frantumi. L’intera parte occidentale del paese non diventerà, come voleva il capo del Cremlino, un suo cliente; graviterà invece verso la Nato e la Ue. Nel frattempo, Mosca ha perso il mercato europeo del gas ed è nei fatti diventata un junior partner della Cina. Anche per l’Ucraina, sarà difficile parlare di vittoria, visto che il paese perderà parte del suo territorio orientale, ma salvando — cosa cruciale — la propria identità nazionale e ancorandosi alle istituzioni euro-atlantiche. L’esito potrebbe essere una divisione di fatto del paese, che in qualche modo ricorda il precedente della Corea, dagli anni ’50 del secolo scorso. Tutto questo, naturalmente, se le nuove forniture militari americane ed europee, sommate alla mobilitazione di uomini decisa dopo molte esitazioni da Volodymyr Zelensky, basteranno a sventare un’offensiva russa giudicata probabile per il giugno prossimo. L’approvazione degli aiuti americani ridurrà la finestra di vulnerabilità dell’Ucraina. La mia previsione è che, fra alti e bassi, si andrà verso uno stallo sul terreno, premessa dello scenario che ho appena descritto.

Le lezioni sono molte, per l’Europa. In particolare, la guerra ai confini del Vecchio continente e l’andamento di questo tipo di conflitto di attrito, con il peso preponderante dell’artiglieria, dei sistemi di difesa aerea e dei droni, dimostrano quanto conti la base industriale della difesa. La Russia è passata in un paio di anni ad un’economia di guerra, che oggi sostiene largamente il Pil. L’Ue ha finalmente preso atto di avere bisogno di capacità di difesa, perché esiste una minaccia evidente ai confini orientali, perché si somma la crisi medio-orientale e perché gli Stati Uniti, che vinca Trump o vinca Biden, tenderanno a concentrarsi sull’Indo-pacifico. La Nato dovrà diventare più europea o non reggerà nel tempo.

È difficile pensare, d’altra parte, che la difesa europea possa essere concepita “senza” la Nato. Anche perché il costo di un’Europa strategicamente autonoma implica che ogni Stato europeo spenda circa il 6% del Pil per la difesa: l’Italia è oggi all’1,5% e non ha certo lo spazio fiscale per un salto del genere. Si può aggiungere che non avrebbe senso escludere la Gran Bretagna, potenza nucleare e marittima di un certo peso.

Si arriva così al paradosso descritto da Julian Lindley-French su Aspenia: il futuro della difesa europea è nella Nato, non nell’Ue; ma il futuro della Nato non potrà essere realizzato senza l’Ue. Aggiungerei tuttavia un punto importante: con il passare del tempo, questo pilastro europeo della Nato funzionerà da incubatore della difesa comune degli europei. Che dovranno essere in grado di agire anche da soli, quando e dove gli americani decidessero di non intervenire. Il lungo e complicato iter del pacchetto di aiuti all’Ucraina nel congresso americano, dimostra quanto gli Stati Uniti hanno e avranno crescenti difficoltà a sostenere la maggior parte dell’onere della difesa europea. Di conseguenza, gli europei dovranno assumersi responsabilità primarie. Il tempo della delega è scaduto.

Saremo in grado di farlo? Sì, ma a condizione di superare l’attuale frammentazione industriale: come ha ricordato Roberto Cingolani, Ceo di Leonardo, la difesa europea è ostacolata dal fatto che gli stati nazionali continuano a investire nei propri sistemi d’arma, cosa che crea una serie impressionante di duplicazioni e impedisce l’emergere di “campioni industriali” europei. Il risultato è che l’aumento della spesa europea per la difesa (circa 300 miliardi di euro nel 2023) non genera una capacità aggregata all’altezza delle sfide attuali. Compriamo fuori, in gran parte. Il passaggio da politiche nazionali di approvvigionamento a un vero e proprio procurement europeo — che oggi è scarsamente finanziato — sarà indispensabile. Sono necessari altri passi: per esempio, abolire la clausola che impedisce alla Bei, la Banca europea degli investimenti, di finanziare programmi militari. Va capito, in sostanza, che la spesa per la difesa non è uno spreco inutile ma è un investimento necessario in un “bene comune”. Garantire la sicurezza è la premessa di tutto il resto, cosa che leadership piuttosto ammaccate devono riuscire a spiegare a opinioni pubbliche non più abituate a concepire la minaccia militare. Si tratta di compiere anzitutto una svolta culturale e psicologica: la premessa per le scelte politiche e industriali che dobbiamo adottare rapidamente.

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