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Il bradisismo e la fragile prevenzione

Napoli, il caso dei Campi Flegrei dopo l’ultima scossa
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La grande paura si propaga come le onde di un sisma dai Campi Flegrei ai quartieri di Napoli, ma si attenua fino a scomparire nei palazzi del governo e della politica. Il terremoto è tornato. Ancora una scossa la scorsa notte, la più forte dal settembre 2023 con una magnitudo 3.9. Gente in strada, paura, scene ormai consuete. Il bradisismo tormenta da anni la zona flegrea, il suolo si alza e si abbassa. Il rischio vulcanico nell’area si somma a quello sismico e geochimico, con l’emissione di 4mila tonnellate al giorno di anidride carbonica dal sottosuolo. La popolazione, i sindaci, chiedono risposte più forti di quelle ricevute finora.

Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci ha fronteggiato l’emergenza con la legge sui Campi Flegrei, che stanzia 52 milioni per attività di prevenzione nelle zone a rischio. Prevede in sintesi un piano di evacuazione dei residenti e di comunicazione, l’analisi della vulnerabilità sismica degli edifici pubblici e privati, la verifica delle infr…

La grande paura si propaga come le onde di un sisma dai Campi Flegrei ai quartieri di Napoli, ma si attenua fino a scomparire nei palazzi del governo e della politica. Il terremoto è tornato. Ancora una scossa la scorsa notte, la più forte dal settembre 2023 con una magnitudo 3.9. Gente in strada, paura, scene ormai consuete. Il bradisismo tormenta da anni la zona flegrea, il suolo si alza e si abbassa. Il rischio vulcanico nell’area si somma a quello sismico e geochimico, con l’emissione di 4mila tonnellate al giorno di anidride carbonica dal sottosuolo. La popolazione, i sindaci, chiedono risposte più forti di quelle ricevute finora.

Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci ha fronteggiato l’emergenza con la legge sui Campi Flegrei, che stanzia 52 milioni per attività di prevenzione nelle zone a rischio. Prevede in sintesi un piano di evacuazione dei residenti e di comunicazione, l’analisi della vulnerabilità sismica degli edifici pubblici e privati, la verifica delle infrastrutture di trasporto (le vie di fuga), il reclutamento per un anno di tecnici per potenziare gli uffici comunali di Protezione civile. È una legge importante e va dato atto a Musumeci di aver affrontato in tempi rapidi la questione. Ma basta rispetto alla gravità dei problemi? No, a sentire chi vive lì. Intanto l’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv ha una sede in piena zona rossa e paga un affitto esorbitante ogni anno per la sala operativa: non si trova un edificio per l’Osservatorio al di fuori del perimetro di pericolo, com’è possibile? I sindaci sollecitano il sisma bonus per le popolazioni, nella legge manca. Una volta accertata la vulnerabilità sismica degli edifici — chiedono — chi abita nell’area flegrea dovrà pagare l’intero importo dei lavori di tasca propria? E se non se lo può permettere? La Regione ha appena pubblicato il piano degli interventi necessari: occorrono 1,2 miliardi per le vie di fuga, il consolidamento dei costoni, ciò che serve per garantire la sicurezza. Chi stanzierà i fondi? Ieri il Comune di Bacoli ha effettuato 80 sopralluoghi con i tre soli tecnici di cui dispone: i sindaci spingono per ottenere più assunzioni fisse nella Protezione civile. Le esercitazioni di evacuazione dovrebbero essere frequenti, non episodiche come accade oggi. Il caso dei Campi Flegrei solleva tuttavia un tema più generale, che non riguarda solo i finanziamenti, ma investe le attività di prevenzione del rischio ambientale in Italia. Serve un salto culturale, a cominciare dalla politica. Con risposte adeguate. Per esempio c’è chi pensa di introdurre l’assicurazione obbligatoria per gli edifici nelle zone più esposte, dimenticando che coincidono con le aree interne già spopolate e con maggiore disagio sociale. Così verrebbe meno il patto di solidarietà tra Stato e cittadini. Bisogna invece — e di ciò dovrebbero farsi carico il governo e il parlamento — alzare il livello di sicurezza nella progettazione e costruzione degli edifici con nuove norme antisismiche, per proteggere in primo luogo la vita degli abitanti, ma anche le abitazioni. le scuole, gli uffici. In modo da poterci continuare a vivere una volta cessata la scossa, come accade per esempio in Giappone. Dal Belice a oggi lo Stato ha speso circa 200 miliardi per le ricostruzioni post terremoto, che arrivano a mille con i costi indiretti: non sarebbe stato meglio prevenire? Manca ancora il fascicolo del fabbricato. Serve in una parola una cultura nazionale del rischio, di conoscenza della terra e di prevenzione dagli eventi a partire dalle scuole. Oggi, passata l’emergenza, tutto viene dimenticato in fretta. Fino al prossimo sussulto della terra.

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