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Il caso Vannacci e il dopo-Salvini

Il punto di lunedi 29 aprile 2024
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Sul caso Vannacci si è già scritto molto. Da più parti si è detto, non a torto, che la vicenda costituisce un momento cruciale della resa dei conti tra Salvini e i maggiorenti della Lega, ansiosi di liberarsi di lui. Ma c’è dell’altro e di più. Occorre guardare al giorno dopo le elezioni europee, quando si sarà realizzata una delle due ipotesi. La prima: il generale viene eletto in modo più o meno trionfale e l’identità politica della Lega si modifica di conseguenza. La seconda: il candidato eccellente di Salvini non viene eletto perché l’ostracismo di tanti quadri, e soprattutto dei governatori, gli ha fatto mancare la terra sotto i piedi.

Nel primo caso Salvini ottiene un successo, ma è una vittoria di Pirro. In apparenza zittisce i suoi nemici interni, ma il prezzo da pagare sarebbe alto. Vannacci, arrivato come “indipendente” privo di una storia politica leghista e respinto dal partito proprio per questo, si troverebbe ad aver salvato la “leadership” salviniana. Difficile immagina…

Sul caso Vannacci si è già scritto molto. Da più parti si è detto, non a torto, che la vicenda costituisce un momento cruciale della resa dei conti tra Salvini e i maggiorenti della Lega, ansiosi di liberarsi di lui. Ma c’è dell’altro e di più. Occorre guardare al giorno dopo le elezioni europee, quando si sarà realizzata una delle due ipotesi. La prima: il generale viene eletto in modo più o meno trionfale e l’identità politica della Lega si modifica di conseguenza. La seconda: il candidato eccellente di Salvini non viene eletto perché l’ostracismo di tanti quadri, e soprattutto dei governatori, gli ha fatto mancare la terra sotto i piedi.

Nel primo caso Salvini ottiene un successo, ma è una vittoria di Pirro. In apparenza zittisce i suoi nemici interni, ma il prezzo da pagare sarebbe alto. Vannacci, arrivato come “indipendente” privo di una storia politica leghista e respinto dal partito proprio per questo, si troverebbe ad aver salvato la “leadership” salviniana. Difficile immaginare che si limiterebbe a restituire le insegne del comando al cosiddetto “capitano”. Più logico pensare che imporrebbe un condominio, una specie di duopolio di fatto. Del resto, lo scenario gli sarebbe favorevole. Sconfitti gli amministratori, gli interpreti dell’autonomia nel territorio, Vannacci emergerebbe come l’uomo che ha portato alle estreme conseguenze la svolta a destra già inaugurata da Salvini. Una destra grossolana, come testimoniano le ultime uscite del generale, in primo luogo quella sui bambini disabili.

Curiosa l’involuzione subita da questo personaggio. Sull’onda del successo considerevole del suo primo libro (Il mondo al contrario) ne ha scritto un altro che invece è stato un “flop”: segno che le sue idee, diciamo così, sono troppo povere per reggere nel tempo. Per rimediare egli le rende ancora più ruvide, come un discorso da Bar Sport, inseguendo una destra che parla allo stomaco del paese ed evoca giudizi inaccettabili nel discorso pubblico, come l’elogio del fascismo. Ebbene, nell’ipotesi qui formulata, questo signore diventerebbe dopo il 9 giugno il “leader” in coabitazione con Salvini di una Lega che perderebbe qualsiasi collegamento con le vecchie radici. Avremmo un partito di estrema destra paragonabile ai tedeschi di Alternative: gli stessi con cui Salvini ha civettato a lungo, ma adesso i frutti di questo dialogo — si fa per dire — li raccoglierebbe il vanitoso militare, punto di riferimento di un’Italia finora sconosciuta. Sarebbe una novità che sposta l’asse politico e crea un reale pericolo per il governo Meloni. Un punto colto bene da Ignazio La Russa che infatti ieri ha attaccato Vannacci.

Ma è, appunto, uno scenario futuribile. C’è poi il secondo: la sconfitta del generale, la vittoria dei leghisti che lo hanno rigettato. Sarebbe un colpo forse definitivo per le ambizioni salviniane. Una sconfitta che non si può camuffare, soprattutto se unita a una mediocre percentuale di voti: l’ultimo sondaggio parla di un 7,7; probabilmente troppo poco per proteggere il vecchio “leader”. In questo caso però il governo Meloni non avrebbe granché da temere. La guerriglia salviniana finirebbe per il venir meno del fomentatore. Tutti gli avversari di Salvini — salvo poche eccezioni — sono filo-governativi, sostenitori di una linea di collaborazione con Palazzo Chigi. L’interesse di costoro è quello di lavorare nelle regioni e nei comuni del Nord alla ricerca dei consensi perduti e quindi dell’identità originaria del Carroccio. In parole povere, le elezioni europee rischiano di diventare il primo atto del dopo-Salvini. Con Vannacci avremmo una destra senza precedenti, ostile all’esecutivo Meloni. Con la vittoria del “partito degli amministratori” vivremmo invece una nuova stagione nel governo centrale.

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