Il doppio gioco del governo sul clima
di Luca FraioliLa vicenda del fotovoltaico vietato “nelle zone classificate agricole”, svela l’ennesimo doppio gioco del governo sul clima. Da una parte l’esecutivo firma accordi internazionali, a Bruxelles, nelle conferenze Onu, nei vertici G7, che impegnano l’Italia ad azioni concrete per emettere meno CO2 e dunque contribuire a limitare i danni del riscaldamento globale. Dall’altra i ministri, tornati a Roma, fanno l’opposto, pur di compiacere la lobby di turno (aziende petrolifere, filiera dell’automotive, agricoltori…) o raccattare voti in campagna elettorale.
Emblematico il caso del documento finale redatto alla Venaria Reale di Torino dove per due giorni si sono incontrati i ministri dell’Energia e dell’Ambiente del G7. Nel testo si raccomanda, per esempio, di investire denaro pubblico in nuove infrastrutture per il gas naturale solo per far fronte a eventuali emergenze geopolitiche. Eppure, nonostante la “crisi del gas russo” sia ormai alle spalle, l’Italia si appresta a costruire nuovi gasd…
La vicenda del fotovoltaico vietato “nelle zone classificate agricole”, svela l’ennesimo doppio gioco del governo sul clima. Da una parte l’esecutivo firma accordi internazionali, a Bruxelles, nelle conferenze Onu, nei vertici G7, che impegnano l’Italia ad azioni concrete per emettere meno CO2 e dunque contribuire a limitare i danni del riscaldamento globale. Dall’altra i ministri, tornati a Roma, fanno l’opposto, pur di compiacere la lobby di turno (aziende petrolifere, filiera dell’automotive, agricoltori…) o raccattare voti in campagna elettorale.
Emblematico il caso del documento finale redatto alla Venaria Reale di Torino dove per due giorni si sono incontrati i ministri dell’Energia e dell’Ambiente del G7. Nel testo si raccomanda, per esempio, di investire denaro pubblico in nuove infrastrutture per il gas naturale solo per far fronte a eventuali emergenze geopolitiche. Eppure, nonostante la “crisi del gas russo” sia ormai alle spalle, l’Italia si appresta a costruire nuovi gasdotti e non ha ancora rinunciato all’anacronistica ambizione di diventare un “hub europeo del gas”.
Nello stesso documento si riconosce che il futuro dell’auto è elettrico. Ma il ministro Pichetto Fratin, che pure presiedeva quel G7 sul clima, promette battaglia per rimuovere il bando Ue alla produzione di nuove vetture a combustione nel continente dopo il 2035.
Infine le rinnovabili e l’efficienza energetica: il G7 ha confermato gli impegni, presi alla Cop28 da tutte le nazioni del mondo, di triplicare entro il 2030 l’energia prodotta da fotovoltaico, eolico, idroelettrico… e di raddoppiare l’efficienza energetica. L’Italia era presente a Dubai ed era padrona di casa a Venaria Reale, ma in Europa ha votato contro il provvedimento “case green”, concepito per ammodernare il parco abitativo in modo da renderlo meno energivoro.
E ora pone nuovi ostacoli alla realizzazione dei parchi fotovoltaici. Dopo anni di resistenza del ministero della Cultura, con le Sovrintendenze che hanno bocciato o frenato decine di progetti in nome della difesa del paesaggio, oggi si aggiunge il ministero dell’Agricoltura.
Ma se davvero i pannelli vanno evitati “nelle zone classificate agricole”, indipendentemente che siano abbandonate o in produzione, e in prossimità di borghi e città d’arte perché deturpano il Bel Paese, e perfino accanto ad aree industriali e autostrade, dove pensa allora di metterli il governo per dare un contributo alla triplicazione globale delle rinnovabili entro i prossimi sei anni?
Di fronte all’assenza di una politica climatica ed energetica di lungo respiro, di una leadership che su questi temi sappia neutralizzare i veti incrociati delle lobby e dei loro referenti politici, fanno riflettere i propositi governativi di riscoprire il nucleare, realizzando in Italia tante piccole centrali atomiche.
Il sospetto è che anche qui si tratti doppio gioco: promettere qualcosa di talmente remoto da rinviare a chi verrà l’onere di ogni decisione “scomoda”.