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Il doppio gioco del governo sul clima

Venaria Reale (Torino), 30 aprile: il G7 sul clima, l'energia e l'ambiente (afp)

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Da una parte l’esecutivo firma accordi internazionali che impegnano l’Italia a limitare i danni del riscaldamento globale. Dall’altra i ministri, tornati a Roma, fanno l’opposto
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La vicenda del fotovoltaico vietato “nelle zone classificate agricole”, svela l’ennesimo doppio gioco del governo sul clima. Da una parte l’esecutivo firma accordi internazionali, a Bruxelles, nelle conferenze Onu, nei vertici G7, che impegnano l’Italia ad azioni concrete per emettere meno CO2 e dunque contribuire a limitare i danni del riscaldamento globale. Dall’altra i ministri, tornati a Roma, fanno l’opposto, pur di compiacere la lobby di turno (aziende petrolifere, filiera dell’automotive, agricoltori…) o raccattare voti in campagna elettorale.

Emblematico il caso del documento finale redatto alla Venaria Reale di Torino dove per due giorni si sono incontrati i ministri dell’Energia e dell’Ambiente del G7. Nel testo si raccomanda, per esempio, di investire denaro pubblico in nuove infrastrutture per il gas naturale solo per far fronte a eventuali emergenze geopolitiche. Eppure, nonostante la “crisi del gas russo” sia ormai alle spalle, l’Italia si appresta a costruire nuovi gasd…

La vicenda del fotovoltaico vietato “nelle zone classificate agricole”, svela l’ennesimo doppio gioco del governo sul clima. Da una parte l’esecutivo firma accordi internazionali, a Bruxelles, nelle conferenze Onu, nei vertici G7, che impegnano l’Italia ad azioni concrete per emettere meno CO2 e dunque contribuire a limitare i danni del riscaldamento globale. Dall’altra i ministri, tornati a Roma, fanno l’opposto, pur di compiacere la lobby di turno (aziende petrolifere, filiera dell’automotive, agricoltori…) o raccattare voti in campagna elettorale.

Emblematico il caso del documento finale redatto alla Venaria Reale di Torino dove per due giorni si sono incontrati i ministri dell’Energia e dell’Ambiente del G7. Nel testo si raccomanda, per esempio, di investire denaro pubblico in nuove infrastrutture per il gas naturale solo per far fronte a eventuali emergenze geopolitiche. Eppure, nonostante la “crisi del gas russo” sia ormai alle spalle, l’Italia si appresta a costruire nuovi gasdotti e non ha ancora rinunciato all’anacronistica ambizione di diventare un “hub europeo del gas”.

Nello stesso documento si riconosce che il futuro dell’auto è elettrico. Ma il ministro Pichetto Fratin, che pure presiedeva quel G7 sul clima, promette battaglia per rimuovere il bando Ue alla produzione di nuove vetture a combustione nel continente dopo il 2035.

Infine le rinnovabili e l’efficienza energetica: il G7 ha confermato gli impegni, presi alla Cop28 da tutte le nazioni del mondo, di triplicare entro il 2030 l’energia prodotta da fotovoltaico, eolico, idroelettrico… e di raddoppiare l’efficienza energetica. L’Italia era presente a Dubai ed era padrona di casa a Venaria Reale, ma in Europa ha votato contro il provvedimento “case green”, concepito per ammodernare il parco abitativo in modo da renderlo meno energivoro.

E ora pone nuovi ostacoli alla realizzazione dei parchi fotovoltaici. Dopo anni di resistenza del ministero della Cultura, con le Sovrintendenze che hanno bocciato o frenato decine di progetti in nome della difesa del paesaggio, oggi si aggiunge il ministero dell’Agricoltura.

Ma se davvero i pannelli vanno evitati “nelle zone classificate agricole”, indipendentemente che siano abbandonate o in produzione, e in prossimità di borghi e città d’arte perché deturpano il Bel Paese, e perfino accanto ad aree industriali e autostrade, dove pensa allora di metterli il governo per dare un contributo alla triplicazione globale delle rinnovabili entro i prossimi sei anni?

Di fronte all’assenza di una politica climatica ed energetica di lungo respiro, di una leadership che su questi temi sappia neutralizzare i veti incrociati delle lobby e dei loro referenti politici, fanno riflettere i propositi governativi di riscoprire il nucleare, realizzando in Italia tante piccole centrali atomiche.

Il sospetto è che anche qui si tratti doppio gioco: promettere qualcosa di talmente remoto da rinviare a chi verrà l’onere di ogni decisione “scomoda”.

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