Un’economia e una sicurezza di scala europea
di Roberto BaldoniL’Europa è stata concepita in un’era, quella della globalizzazione, dove l’economia e il libero scambio avevano preso il sopravvento sulla sicurezza. Non è un caso che l’Europa nasce principalmente intorno ad un “mercato unico” — creato nel 1993 — e tutte le strutture istituzionali sono a gestione, protezione e controllo di questo mercato, a partire dalla Commissione. Competenze cruciali come le politiche industriali, fiscali, militari e di sicurezza nazionale sono rimaste prerogativa degli Stati membri. In breve, mercato in scala europea e sicurezza su scala nazionale.
Durante l’era della globalizzazione, le democrazie economicamente avanzate hanno spostato parte della loro produzione in nazioni meno sviluppate spesso autocratiche, le quali hanno rafforzato il proprio tessuto industriale. Questo ha creato una interdipendenza tra economie democratiche e autocrazie. Fino a quando i Paesi rispettavano le regole del libero commercio, il mercato unico europeo offriva numerosi vantaggi ai …
L’Europa è stata concepita in un’era, quella della globalizzazione, dove l’economia e il libero scambio avevano preso il sopravvento sulla sicurezza. Non è un caso che l’Europa nasce principalmente intorno ad un “mercato unico” — creato nel 1993 — e tutte le strutture istituzionali sono a gestione, protezione e controllo di questo mercato, a partire dalla Commissione. Competenze cruciali come le politiche industriali, fiscali, militari e di sicurezza nazionale sono rimaste prerogativa degli Stati membri. In breve, mercato in scala europea e sicurezza su scala nazionale.
Durante l’era della globalizzazione, le democrazie economicamente avanzate hanno spostato parte della loro produzione in nazioni meno sviluppate spesso autocratiche, le quali hanno rafforzato il proprio tessuto industriale. Questo ha creato una interdipendenza tra economie democratiche e autocrazie. Fino a quando i Paesi rispettavano le regole del libero commercio, il mercato unico europeo offriva numerosi vantaggi ai suoi cittadini, ad esempio in termini di costi di prodotti e servizi.
I discorsi di Vladimir Putin a Monaco nel 2007 e di Xi Jinping per l’inaugurazione del National Security Council Cinese nel 2014 hanno segnato un cambiamento nella postura geopolitica di Russia e Cina mettendo in evidenza come entrambe avrebbero dato priorità alla sicurezza nazionale rispetto al libero mercato, poiché si sentivano a diverso titolo minacciate dal modello occidentale.
Le emergenti sfide di sicurezza non sono state adeguatamente (o intenzionalmente) comprese dagli Stati Ue, che ne prendono coscienza dopo anni di colpevole ritardo a seguito della pandemia, che ha evidenziato la fragilità delle filiere globali, dell’invasione in Ucraina e del conflitto in Medio Oriente, che hanno messo in luce le vulnerabilità europee in termini di energetici e sicurezza militare.
Nel frattempo le regole del libero commercio saltavano: la Cina ha sfruttato la scala e la protezione del suo mercato interno per sviluppare aziende, legate allo Stato, che sono diventate giganti globali in settori chiave come la tecnologia, la logistica e le costruzioni. Queste aziende hanno iniziato a espandersi in altri mercati, incluso quello europeo, erodendo la competitività dei vari campioni nazionali. La crescita dei colossi cinesi è propedeutica al raggiungimento dell’autonomia tecnologica, ovvero il controllo del governo cinese di tutti gli ecosistemi delle filiere critiche, dalle terre rare alle tecnologie di ultima generazione.
Gli Stati Uniti per rispondere a questa sfida, attraverso il Chips and Science Act e l’Ira, investono circa 500 miliardi di dollari in sussidi per le aziende che porteranno le loro produzioni di tecnologie green e microchip negli Usa per evitare la dipendenza dalla Cina nelle filiere strategiche. In Europa la Commissione vieta aiuti di Stato e le aziende non riescono a sfruttare la scala del mercato dell’Unione anche per la competizione tra Stati.
Il caso delle telecomunicazioni, citato da Draghi e Letta, è emblematico: fino a quattro operatori per ogni Stato membro a fronte di tre operatori negli Stati Uniti e due in Cina. Una situazione insostenibile che limita la dimensione degli operatori e gli investimenti in infrastrutture strategiche. Tuttavia lo scenario è bloccato poiché nessuno rinuncerebbe a operatori nazionali per operatori europei, in primis per ragioni di sicurezza nazionale.
In aggiunta, la disconnessione tra il mercato unico e le frammentate politiche industriali nazionali non permette di lanciare azioni forti di ristrutturazione delle filiere tecnologiche a favore dell’Europa, accentuando le dipendenze da Paesi extra-Ue.
Infine, l’eccessiva regolamentazione europea va spesso a scapito dell’innovazione. Immaginate uno startupper europeo che lavora nell’Intelligenza artificiale: analizzare centinaia di pagine del Regolamento IA per assicurarsi che le sue attività siano conformi lo spingerà a valutare un trasferimento in un Paese extra-Ue, attratto anche da significativi incentivi. Tutto ciò mina alla base la competitività europea, l’autonomia strategica e con essa la nostra prosperità.
Probabilmente negli anni Novanta questa Unione era l’accordo più avanzato che si potesse ottenere. Oggi, considerata la situazione geopolitica, l’Europa si deve consolidare secondo un’economia e una sicurezza di vera scala europea (le scale dei singoli Stati Ue sono troppo piccole). Le strategie delle politiche industriali, diplomatiche e militari devono essere integrate sotto una sola guida per permettere alle aziende di sfruttare appieno il mercato europeo ed aspirare a diventare campioni su un mercato globale.
Per questo il percorso radicale indicato da Mario Draghi, seguito da un piano industriale imponente europeo di autonomia tecnologia nei settori del digitale, spazio e difesa, è l’unica possibilità per una inversione di rotta rispetto ad un declino della competitività europea che già tocchiamo con mano e che potrebbe essere più veloce del previsto, aiutato dalla denatalità, dai nazionalismi e dalle potenze industriali emergenti come India e Brasile.