“Terribile e inaspettata tragedia” ha detto il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, a poche ore dalla strage di Casteldaccia. “Inaspettata”? Nessuno ovviamente può attendersi la morte sul lavoro di sei operai, per di più neanche un mese dopo le sette vittime dell’esplosione alla centrale idroelettrica di Bargi. Ma i numeri di questo crimine di pace, la media italiana di tre caduti al giorno, non ammettono più retorici sgomenti delle istituzioni. Ipocrite indignazioni.
Esattamente un anno fa, proprio Schifani scriveva sulle pagine palermitane di Repubblica che avrebbe preso “personalmente in carico il problema, causato dalla carenza di personale negli organici della Regione, ma anche da alcune ingiustificate e ingiustificabili inefficienze burocratiche”. In ballo c’era il mancato rafforzamento della squadra degli ispettori del lavoro nella Sicilia, perché il protocollo siglato con l’Ispettorato nazionale dal precedente governatore Nello Musumeci, oggi ministro del gover…
“Terribile e inaspettata tragedia” ha detto il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, a poche ore dalla strage di Casteldaccia. “Inaspettata”? Nessuno ovviamente può attendersi la morte sul lavoro di sei operai, per di più neanche un mese dopo le sette vittime dell’esplosione alla centrale idroelettrica di Bargi. Ma i numeri di questo crimine di pace, la media italiana di tre caduti al giorno, non ammettono più retorici sgomenti delle istituzioni. Ipocrite indignazioni.
Esattamente un anno fa, proprio Schifani scriveva sulle pagine palermitane di Repubblica che avrebbe preso “personalmente in carico il problema, causato dalla carenza di personale negli organici della Regione, ma anche da alcune ingiustificate e ingiustificabili inefficienze burocratiche”. In ballo c’era il mancato rafforzamento della squadra degli ispettori del lavoro nella Sicilia, perché il protocollo siglato con l’Ispettorato nazionale dal precedente governatore Nello Musumeci, oggi ministro del governo Meloni, era rimasto nel cassetto. Accantonato per fumosi dubbi applicativi. “Inefficienze burocratiche”, ovvero resistenze corporative e tollerata elusione delle norme, mentre nei cantieri, nelle fabbriche, nei grandi magazzini è continuato lo stillicidio di morti. Nei primi tre mesi di quest’anno, le denunce all’Inail di incidenti in Sicilia sono state 6.335 (6.287 nello stesso periodo del 2023), di cui 10 mortali, in linea con il tremendo ritmo dello scorso anno. Un’agghiacciante “velocità di crociera” confermata anche dai numeri dell’intero Paese (145.130 infortuni contro 144.586, 191 vittime contro 196).
È passato un anno, dunque, ma quell’impegno preso da Schifani non ha prodotto risultati. Così come tutte le altre promesse della politica a livello nazionale. L’esempio della Sicilia è rivelatore di come la “guerra minore” — a dirla con George Orwell nel reportage sui caduti delle miniere inglesi, storia antica eppure attualissima — in Italia venga affrontata solo a colpi di proclami.
Per essere in linea con la media europea, nell’Isola servirebbero 500 ispettori mentre si arriva a malapena a 90. La Sicilia, in quanto regione a statuto speciale, ha addirittura due corpi ispettivi: quello regionale e quello delle Aziende sanitarie provinciali, ma mentre l’assessorato non assume ispettori da anni, le Asp possono contare su appena 45 tecnici della prevenzione. Significa che c’è un ispettore ogni 39mila imprese.
L’Ispettorato nazionale del lavoro, dopo l’impegno di Schifani, aveva mandato un contingente di appena 30 controllori, ma è fin qui mancato il coordinamento con i colleghi “locali”. Una storia che dovrebbe far riflettere i solerti paladini dell’autonomia differenziata.
Prevedibilmente in queste ore si tornerà a parlare di introduzione del reato di omicidio sul lavoro, di creazione di una procura nazionale di settore, di freni alle filiere dell’appalto, di immaginifiche patenti a punti delle aziende, di retorica e assolutoria prevenzione.
La Costituzione dice che siamo un Paese fondato sul lavoro, ma non è più tempo di parole. È ora che qualcuno si passi la mano sulla coscienza e ammetta una volta per tutte le proprie responsabilità morali e istituzionali. Agendo di conseguenza.