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Sanità, i No Vax e i doveri civili

Bologna, una protesta dei No Vax 
Lo Stato non può arretrare sulla spinta di minoranze anti-scientifiche. Che vanno arginate e non incoraggiate
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Il negazionismo dei No Vax sopravvive alla stagione drammatica del Covid. Il rifiuto dei vaccini non risparmia neppure quelli destinati generalmente ai bambini, per prevenire malattie preesistenti alla pandemia. Si tratta di genitori che evitano di sottoporre i piccoli a un adempimento obbligatorio. In Italia, almeno dieci vaccinazioni (le altre sono solo “raccomandate”) che comprendono l’iniezione contro il morbillo, spesso non praticata, sebbene il virus sia in risalita, come ha documentato l’Istituto Superiore di Sanità. Nei primi mesi dell’anno è stato riscontrato un incremento del 40 per cento, di cui i non vaccinati sono l’80 per cento.

Il tema — solo apparentemente estraneo alla politica — emerge da una ricerca, non solo italiana, sulla Rivista di Sociologia e sviluppata dal Mulino online (Mario Cardano, “Non me la sento di vaccinare Giulia”). Fra le varie tipologie di “sfiducia” nei vaccini pediatrici, in un nuovo filone di disobbedienza civile, c’è la “sfiducia nel sistema pu…

Il negazionismo dei No Vax sopravvive alla stagione drammatica del Covid. Il rifiuto dei vaccini non risparmia neppure quelli destinati generalmente ai bambini, per prevenire malattie preesistenti alla pandemia. Si tratta di genitori che evitano di sottoporre i piccoli a un adempimento obbligatorio. In Italia, almeno dieci vaccinazioni (le altre sono solo “raccomandate”) che comprendono l’iniezione contro il morbillo, spesso non praticata, sebbene il virus sia in risalita, come ha documentato l’Istituto Superiore di Sanità. Nei primi mesi dell’anno è stato riscontrato un incremento del 40 per cento, di cui i non vaccinati sono l’80 per cento.

Il tema — solo apparentemente estraneo alla politica — emerge da una ricerca, non solo italiana, sulla Rivista di Sociologia e sviluppata dal Mulino online (Mario Cardano, “Non me la sento di vaccinare Giulia”). Fra le varie tipologie di “sfiducia” nei vaccini pediatrici, in un nuovo filone di disobbedienza civile, c’è la “sfiducia nel sistema pubblico di controllo”. I No Vax dubitano della “terzietà dello Stato”, sia pure con pregiudizi ideologici contro un sistema pubblico che non sarebbe “indipendente dalla dimensione finanziaria economica e dalle multinazionali”.

Questa tesi conduce alla “delegittimazione dello Stato” ma andrebbe affrontata con il dialogo. Perché? “Porre la questione della riluttanza dei vaccini nel quadro dei processi di costruzione della fiducia, analizzare le forme argomentative degli scettici consente di calibrare la comunicazione pubblica”. Fin qui l’analisi della rivista Il Mulino, in coincidenza con la nuova direzione affidata a Paolo Pombeni. L’editoriale sul primo numero del 2024 invoca “il senso di appartenenza a una comunità di destini superando le diversità e le stesse culture di coloro che ne fanno parte”.

Arriviamo al punto. Uno Stato in deficit di fiducia non può pretendere che ognuno adempia ai propri doveri civili. Va richiamato il rispetto delle regole condivise, in modo che “il persuaso agisca perché è convinto della bontà della norma”, come argomentava Guido Calogero, esprimendo la propria “filosofia del dialogo”.

Doveri civili e fiducia. Se torniamo al tema della Sanità dal quale siamo partiti, quel binomio ha funzionato almeno per i vaccini anti-Covid, nonostante le contestazioni. Durante la pandemia, la collettività si è fidata delle regole del lockdown e della risposta “farmacologica” della comunità scientifica e dello Stato, che sono riusciti a essere convincenti in una delle fasi più drammatiche degli ultimi decenni, provocando la sconfitta politica dei No Vax e dei loro argomenti apocalittici, che ora sarebbe bene tenere lontani dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. Già tornano i dubbi sull’efficacia dei vaccini (Meloni: «Andremo fino in fondo nella ricerca degli effetti perversi»).

Lo Stato non può arretrare sulla spinta di minoranze anti-scientifiche, che vanno arginate e non incoraggiate. Lo Stato ha doveri che, traducendosi nel primato della Sanità pubblica, e se davvero assolti, garantiscono anche la “coesione sociale”, come ricordano gli scienziati firmatari del “Manifesto dei 500”.

Sembra che i No Vax abbiano presente solo l’ultimo comma dell’articolo 32 della Costituzione: “Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. A parte il fatto che quelle parole racchiudono il richiamo all’obbligo legislativo, è chiaro quanto prescrive il primo comma. “La Repubblica tutela la Salute pubblica come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

È un terreno sul quale non può esserci un fronte del rifiuto. “Nel campo dei diritti civili — osservava alla fine degli anni ’80 Carlo Tullio-Altan — si è manifestata una prospettiva soggettivistica, rivalutata in questo Dopoguerra, sulla scia del personalismo cristiano e dell’illuminismo libertario che aveva caratterizzato l’ultima fase dell’anarchismo del primo Novecento, ma spesso la lettura del messaggio cristiano e di quello libertario è stata fatta con gli occhiali dell’antica morale particolaristica dell’Alberti o del Guicciardini” (Populismo e trasformismo, Feltrinelli, 1989).

Lo scompenso denunciato dallo studioso era già presente nelle preoccupazioni di Luigi Sturzo che, nell’Appello ai liberi e forti — atto di fondazione del Popolarismo — auspicava “l’equilibrio fra lo sviluppo della personalità individuale e quello della ragione collettiva”.

Nella Sanità quell’equilibrio costituzionale nasce da una premessa così riassunta da Aldo Moro: “Non si vuole escludere il consenso del singolo a determinate pratiche sanitarie che si rendessero necessarie a seguito delle sue condizioni di salute, si vuole solo vietare che la legge, per considerazioni di carattere generale e di male intesa tutela degli interessi collettivi, disponga un trattamento del genere. I casi invece di carattere generale da applicarsi a tutti i cittadini devono essere disposti per legge entro quei determinati limiti di rispetto della dignità umana”.

Rispetto ai pericoli che i Costituenti vedevano, i vaccini — questo è certo — non c’entravano nulla. Nessuno li chiamò in causa, a differenza della sterilizzazione e a di altre possibili coartazioni. I No Vax almeno non tirino in ballo la Costituzione.

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