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Nessun contrasto alla corruzione

Quasi ogni mese si registra in varie città l’arresto di almeno un amministratore pubblico
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È preoccupante l'avanzata senza freni della corruzione nel nostro Paese. Quasi ogni mese si registra in varie città l’arresto di almeno un amministratore pubblico, ma i politici sembrano essere sorpresi dalle azioni giudiziarie. Le prove però dei reati inviate ai giudici che firmano i provvedimenti cautelari sono così evidenti che in alcune occasioni, come in quest’ultimo caso di Genova, i magistrati evidenziano “la sistematicità del meccanismo corruttivo".Un passaggio di soldi fatto con costanza, regolarità, parlando anche al telefono della ricerca di favori e somme di denaro, come se tutto fosse consuetudine, e invece non lo è, perché non è normale o ancor meglio lecito.

Forse per questo motivo gli esponenti della destra sugli arresti di Genova hanno silenziato le loro reazioni provocatorie. Salvo appellarsi al giusto garantismo, che non vale soltanto quando sotto inchiesta finiscono, come è accaduto nei mesi scorsi, politici di sinistra. In quel caso la maggioranza ha usato due pes…

È preoccupante l'avanzata senza freni della corruzione nel nostro Paese. Quasi ogni mese si registra in varie città l’arresto di almeno un amministratore pubblico, ma i politici sembrano essere sorpresi dalle azioni giudiziarie. Le prove però dei reati inviate ai giudici che firmano i provvedimenti cautelari sono così evidenti che in alcune occasioni, come in quest’ultimo caso di Genova, i magistrati evidenziano “la sistematicità del meccanismo corruttivo".Un passaggio di soldi fatto con costanza, regolarità, parlando anche al telefono della ricerca di favori e somme di denaro, come se tutto fosse consuetudine, e invece non lo è, perché non è normale o ancor meglio lecito.

Forse per questo motivo gli esponenti della destra sugli arresti di Genova hanno silenziato le loro reazioni provocatorie. Salvo appellarsi al giusto garantismo, che non vale soltanto quando sotto inchiesta finiscono, come è accaduto nei mesi scorsi, politici di sinistra. In quel caso la maggioranza ha usato due pesi e due misure.

La storia che ci raccontano le intercettazioni di quest’ultima inchiesta ligure è ben distante dalle altre precedenti, qui si apprende dagli atti giudiziari che il governatore della regione Giovanni Toti ha messo “a disposizione la propria funzione e i propri poteri a favore di interessi privati, in cambio di finanziamenti, reiterando il meccanismo con diversi imprenditori”. Una “allarmante abitualità e sistematicità”, un “meccanismo perfettamente collaudato”, anche nei termini utilizzati al telefono, che rischiava di essere reiterato in occasione delle prossime elezioni regionali. I politici di destra, il ministro Nordio in testa, hanno sventolato lo straccio della giustizia ad orologeria. Ma a torto: l’azione dei magistrati di Genova ha il fine di garantire la giustizia.

E dalle carte salta fuori anche il collegamento con esponenti mafiosi. Dove c’è il business, c’è pure la mafia. E i politici non sempre si tengono alla larga da questi contatti che puzzano di clan. E ancora oggi, più di ieri, l’arma preferita dai mafiosi è la corruzione — che fa meno male della lupara — e i politici o i pubblici amministratori ne sono a quanto pare felici, perché tutto gira attorno ai soldi.

Occorre ricordare, a chi si fosse distratto, che dal momento in cui si è insediato il governo di Giorgia Meloni non c’è stata un’azione diretta a rafforzare il contrasto alla corruzione.

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, fra le prime cose che ha fatto arrivando in via Arenula è stato quello di escludere dal regime ostativo reati come la corruzione in atti giudiziari, ha poi puntato il dito contro l’abuso d’ufficio, reato spia della corruzione, ha più volte illustrato la sua idea di dare una stretta sulle intercettazioni collegate a questo reato ed ha pure condiviso la proposta di evitare agli investigatori l’uso del trojan per i reati di corruzione.

Eppure, il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia, ha più volte invitato il Guardasigilli a non ridurre questi strumenti di contrasto, ma Nordio ogni volta ribatteva ricordando il suo passato. Per 40 anni infatti ha fatto il magistrato e si sente ancora con la toga addosso, salvo poi non osservare bene i fatti che si registrano da Nord a Sud di cui è vittima la pubblica amministrazione e quindi un’intera comunità. Invece proprio questo passato da magistrato dovrebbe dare il senso di difesa della società da chi si approfitta o sottrae risorse dalla pubblica amministrazione per poi intascarle a fini personali.

Ma non è solo Nordio, ci sono pure le azioni che sono state avviate da esponenti del governo che hanno portato a depotenziare l’Anac, l’agenzia nazionale anticorruzione, e poi quelle che hanno spuntato o frenato gli strumenti di controllo della Corte dei conti. Per non dimenticare la liberalizzazione degli appalti, assegnati nella quasi totalità dei casi senza più gara né competizione grazie al “Codice Salvini”. È liberi tutti.

Insomma, il segnale politico di questa maggioranza di destra è chiaro e non conduce ad azioni che rafforzano la lotta alla corruzione che oggi è sempre più un reato occulto al di là delle semplici mazzette.

Le inchieste ci mostrano un quadro sconfortante che coinvolge amministratori, politici, imprenditori, professionisti, dirigenti di azienda. Come ha ricordato l’associazione Libera di don Luigi Ciotti, sempre più spesso i politici non appaiono quali protagonisti, bensì comprimari di reti criminali dominate da imprenditori e mafiosi, capaci di orientare flussi di finanziamenti illeciti e consensi: una vera e propria “patologia nazionale”, che alimenta sfiducia diffusa nelle istituzioni democratiche, disimpegno, astensionismo.

Anche per questi motivi c’è un progressivo allentamento dei principi morali e dei freni inibitori. Ormai in tanti casi si fa fatica a distinguere tra corruttore e corrotto, si crea uno stato di corruzione gelatinosa. Ci sono soggetti che fanno parte della pubblica amministrazione, danno informazioni e intervengono dove e quando serve, offrono un servizio completo e utilizzano meccanismi difficili da individuare. Come le consulenze, che sono formalmente legittime ma capita che si rivelino il corrispettivo di un accordo illecito. Solo che è difficilissimo dimostrarlo.

Transparency International ha collocato il nostro Paese al quaranteduesimo posto nella classifica globale dei 180 Paesi oggetto della misurazione che riporta l’indice di percezione della corruzione. In Italia, ad oggi, secondo Transparency, rimangono aperte alcune questioni che continuano ad incidere negativamente sulla capacità del nostro sistema di prevenzione della corruzione nel settore pubblico. Dalle carenze normative che regolano il tema del conflitto di interessi nei rapporti tra pubblico e privato, alla mancanza di una disciplina in materia di lobbying alla sospensione del registro dei titolari effettivi che potrebbe limitare gli sforzi dell’antiriciclaggio. Come ha detto Michele Calleri, Presidente di Transparency Italia: «La corruzione nuoce all’economia e mortifica l’integrità delle persone, in ogni epoca e in ogni contesto. Occorre che la politica e i governi mantengano in cima alla loro agenda i temi della trasparenza e della lotta alla corruzione».

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