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Biden tra due fuochi

Guerra in Ucraina, guerra a Gaza o guerra a TikTok? Quale conflitto peserà di più, il 5 novembre?
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Guerra in Ucraina, guerra a Gaza o guerra a TikTok? Quale conflitto peserà di più, il 5 novembre, nella sfida per la Casa Bianca fra il presidente democratico Joe Biden e il candidato repubblicano Donald Trump? Il dilemma, che accosta la guerra globale del presidente russo Vladimir Putin alle democrazie, lo scontro fra Israele ed Hamas, dopo il pogrom del 2023 e le migliaia di vittime palestinesi, alla chiusura del social media di proprietà cinese, condensa realtà e miti nel nostro tempo. Sembra assurdo, morti e devastazioni pesano sulle elezioni Usa quanto video virali, ma è così. 170 milioni di americani usano TikTok, under 30 è un’ossessione e la scelta del presidente di proibirlo, o porlo sotto controllo di brand nazionali, vede il 40% dei ragazzi ostile.

A meno di sei mesi dal voto, Biden appare alle corde. Il ritardo tragico imposto, al Congresso, dai trumpiani ai fondi per l’Ucraina costa, annotano gli strateghi dell’Institute for the Study of War, l’offensiva russa sulla citt…

Guerra in Ucraina, guerra a Gaza o guerra a TikTok? Quale conflitto peserà di più, il 5 novembre, nella sfida per la Casa Bianca fra il presidente democratico Joe Biden e il candidato repubblicano Donald Trump? Il dilemma, che accosta la guerra globale del presidente russo Vladimir Putin alle democrazie, lo scontro fra Israele ed Hamas, dopo il pogrom del 2023 e le migliaia di vittime palestinesi, alla chiusura del social media di proprietà cinese, condensa realtà e miti nel nostro tempo. Sembra assurdo, morti e devastazioni pesano sulle elezioni Usa quanto video virali, ma è così. 170 milioni di americani usano TikTok, under 30 è un’ossessione e la scelta del presidente di proibirlo, o porlo sotto controllo di brand nazionali, vede il 40% dei ragazzi ostile.

A meno di sei mesi dal voto, Biden appare alle corde. Il ritardo tragico imposto, al Congresso, dai trumpiani ai fondi per l’Ucraina costa, annotano gli strateghi dell’Institute for the Study of War, l’offensiva russa sulla città di Kharkiv, forse diversivo per frammentare il fronte a sud. Lo studioso di strategia John Nagl, molto ascoltato a Washington, consiglia di non illudersi su “tregua” o “trattativa” con Putin, pronto alla guerra di lunga durata e non al negoziato, come dimostrano i documenti della rivista Foreign Affairs a firma Sergey Radchenko e Samuel Charap. La Russia ha deciso che l’Occidente è nemico strategico e, ove trionfasse a Kiev, conclude lo storico Frederick Kagan, inquadrerebbe nel mirino i paesi Baltici, Estonia per prima. Come dimostra il colpo ai vertici delle forze armate imposto ieri.

Difficile, dunque, che dall’Europa dell’Est vengano buone notizie per Biden. Anche lo scontro che oppone il presidente al premier israeliano Benjamin Netanyahu, politico e di personalità, fino all’embargo sulle bombe da duemila libbre, mette a rischio voti, ebrei scontenti per la mancata solidarietà, studenti radicali a protestare nei campus, disperdendo suffragi tra i candidati minori, il complottista Robert Kennedy, la verde Jill Stein o il filosofo Cornel West che accusano Israele di genocidio, con gli arabi del Michigan pronti ad astenersi.

L’economia, finora, ha viaggiato a ritmi che gli europei si sognano, eppure l’umore dei cittadini resta cattivo, “la disoccupazione cala” è tipica risposta nei sondaggi “ma abbiamo paura per il futuro”. “Il futuro”, ecco la parola chiave che il presidente, 81 anni, deve affrontare: la maggioranza dei concittadini la considera troppo anziano e fragile per reggere fino al 2029, fra Mosca, Pechino e con gli europei riottosi. La sorte non ha aiutato Biden, nelle settimane in cui il paese avrebbe dovuto vedere, online e in tv, Trump, primo presidente sul banco degli imputati a sbuffare impotente, è andata in onda la rivolta dei campus, guidata da Columbia University, e, nei giorni di laurea, le famiglie non possono celebrare negli atenei.

Un consulente politico veterano spiega “Non ci sono i numeri per una vincente coalizione pro Biden 2024, ma ci sono per una coalizione anti-Trump. È la strada da seguire, Biden può non piacere, ma l’alternativa è peggiore”.

Ecco allora Biden indossare la casacca del Protezionista, dal contrasto a TikTok, all’industria pesante. Trump imporrà un dazio del 10% se rieletto? Bene, Biden carezza i sindacati, incassa lo smacco del Wall Street Journal, ma si arrocca nel Made in Usa, anche a danno degli europei. La Cina resta partner commerciale forte, ma sulla corsa all’Intelligenza Artificiale, anche militare, nessuno sconto.

L’Iran vuol dominare la propria area, il duello con Israele incoraggia i falchi del regime e tenuta di Hamas, minaccia di Hezbollah dal Libano e guerra di corsa degli Houti dallo Yemen, echeggiano nella disinformazione dei social media. La Corea del Nord, che Trump si era illuso di neutralizzare nei summit con il dittatore Kim Jong-un, è con Teheran, armeria di Putin e valuta i tempi dell’assedio cinese a Taiwan, per poi infrangere lo status quo con la Corea del Sud. Cosciente delle difficoltà, Biden va sulla difensiva, militare e diplomatica, facendo dire al generale Chris Cavoli, comandante delle forze Usa in Europa, che “Russia, Cina, Iran e Nord Corea sono avversari”, mentre, in un discorso al Council for the United States and Italy a Washington, il sottosegretario di Stato James O’Brien ricorda al nostro paese i comuni, ideali di democrazia e società aperta, a rischio nel XXI secolo.

Joe Biden ha un compito arduo: presidiare Europa dell’Est e Medio Oriente, impedendo che in Africa Centrale, da Mauritania e Mali al Sudan, rialzi la testa il fondamentalismo islamico, si radichino basi russe e cinesi, con l’emigrazione a fungere da ricatto nel Mediterraneo. La diplomazia, i commerci, gli interventi umanitari devono bilanciare la sfida militare con equanimità, perché fallire non porterà alla “pace”, sia pure senza giustizia, ma moltiplicherà i focolai di guerra e le vittime innocenti.

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