Mentre l’esercito russo tenta lo sfondamento delle linee ucraine lungo il fronte settentrionale, Putin avvia quel “rimpasto” di governo che tutti davano per scontato all’indomani della sua consacrazione alla Presidenza della Russia. Può sembrare paradossale che gli equilibri interni vengano modificati a partire dal vertice della Difesa, in piena offensiva militare, ma le incoerenze mi paiono solo apparenti e tutto sembra invece rispondere alla logica tipicamente putiniana del consolidamento e mantenimento del potere.
Il ministro della Difesa Sergei Shoigu, l’uomo che ha fedelmente eseguito tutti gli ordini del Capo anche nei momenti più difficili e — a suo tempo — ha subito i dileggi del satrapo ribelle Evgeny Prigozhin, prende il posto del potentissimo Nikolaj Patrushev ai vertici dei Servizi.
Shoigu è un logista, un tecnico che dopo diversi errori ha accumulato un’importante esperienza anche in materia di tecnologia militare. La descrizione che è stata fatta dal portavoce di…
Mentre l’esercito russo tenta lo sfondamento delle linee ucraine lungo il fronte settentrionale, Putin avvia quel “rimpasto” di governo che tutti davano per scontato all’indomani della sua consacrazione alla Presidenza della Russia. Può sembrare paradossale che gli equilibri interni vengano modificati a partire dal vertice della Difesa, in piena offensiva militare, ma le incoerenze mi paiono solo apparenti e tutto sembra invece rispondere alla logica tipicamente putiniana del consolidamento e mantenimento del potere.
Il ministro della Difesa Sergei Shoigu, l’uomo che ha fedelmente eseguito tutti gli ordini del Capo anche nei momenti più difficili e — a suo tempo — ha subito i dileggi del satrapo ribelle Evgeny Prigozhin, prende il posto del potentissimo Nikolaj Patrushev ai vertici dei Servizi.
Shoigu è un logista, un tecnico che dopo diversi errori ha accumulato un’importante esperienza anche in materia di tecnologia militare. La descrizione che è stata fatta dal portavoce di Putin, Dmitry Peskov, delle sue future attribuzioni costituisce una fotografia della realtà che intende perseguire Putin.
La guerra potrebbe durare ancora a lungo. Lo sforzo finanziario è stato notevole e sicuramente eccessivo per le finanze della Russia. È necessario passare ad una fase più tecnocratica ed oculata della guerra che da un lato privilegi lo sviluppo di innovazioni tecnologiche nell’industria della difesa e dall’altro introduca razionalizzazioni e quindi risparmi.
Da qui la nomina al vertice della Difesa di Andrei Belousov, economista con esperienza di vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, e dello stesso Shoigu in questo nuovo ruolo in cui dovrebbe svolgere anche un’importante attività di coordinamento delle razionalizzazioni della macchina bellica.
Credo quindi che si tratti di una strategia del Cremlino intesa a prendere spunto dagli errori commessi e porvi rimedio nella prospettiva di un conflitto dagli esiti e durata ancora incerti. Un modo anche per confermare la supremazia dirigistica e statale sulla macchina bellica dopo gli sbandamenti della fase delle milizie. Wagner è rientrata nei ranghi e poco si sente del leader ceceno Kadyrov e delle sue unità.
Ma la manovra non è certo finita. Nella tradizione russa le scelte politicamente più importanti non sono di solito le prime. Rimane l’incognita di Patrushev, l’uomo più vicino a Putin, esponente dell’ala più dura dei servizi di sicurezza, quei siloviki che costituiscono il retroterra politico e culturale dello stesso Putin.
Patrushev ha sempre aiutato il presidente nelle situazioni più difficili. È lui che ha negoziato la resa di Prigozhin ed evidentemente è stato il primo a conoscere la fine del leader di Wagner. Patrushev e i suoi uomini hanno coordinato la repressione del dissenso nel Paese e in qualche modo “gestito” la prigionia terminata tragicamente di Navalny.
Putin gli deve molto e per ora ha proceduto “in compensazione” ad elevare il ministro dell’Agricoltura Dmitry Patrushev, figlio dello stesso Patrushev, al rango di vicepremier. Nei prossimi giorni dovrebbero essere definite le deleghe della decina di vicepremier ma il giovane Patrushev, personaggio dagli atteggiamenti “occidentali”, come molti della sua generazione, dovrebbe sicuramente ottenere qualcosa di importante.
Il Portavoce presidenziale Peskov ha preannunciato una funzione importante anche per Patrushev senior e non credo che Putin possa permettersi il lusso di confinarlo nell’oblio. Rimane però valida la legge che lega nella storia tutti gli autocrati: quando un delfino cresce troppo bisogna in qualche modo sempre contenerne l’ascesa.
Il Mid rimane per ora nelle mani dell’anziano e consumato ministro Sergei Lavrov. Nei due anni della guerra, il ministero degli Esteri ha perso molto peso in favore del Cremlino e degli apparati di sicurezza. Lavrov si era eclissato per una settimana all’indomani del 24 febbraio 2022, dimostrando di non essere nella cerchia delle personalità che erano informate ed avevano condiviso l’avvio «dell’operazione speciale». Si è poi speso, malgrado l’età avanzata, nella diplomazia di affiancamento allo sforzo militare con una grande attività di shuttle diplomacy in particolare nei confronti dei Brics ed in Africa.
Un cambio ai vertici del ministero degli Esteri è da tempo in programma ma ci si chiede se sia il momento di privarsi dell’uomo che a Mosca meglio di chiunque (insieme a Putin) conosce Biden ed il suo entourage, nella prospettiva dell’apertura, forse non remota, di una trattativa con Washington che Putin non intende gestire da posizioni di debolezza.