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Se i nonni superano i nipoti

(ansa)
Gli anziani sono più attivi e hanno scoperto persino Instagram
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Da una parte ci sono loro: indipendenti, disinibiti, colti, lievi e apparentemente immortali. Leggono libri e giornali, ascoltano la radio, viaggiano e vanno al cinema, hanno vite sfrenate e a volte, quando meno te lo aspetti, si innamorano. Poco lontano ci sono gli altri: creature domestiche, sensibili e introverse. Sono insicuri e fragili, preoccupati per il futuro e per il presente, schiacciati da una coscienza implacabile. Annegano per ore dentro schermi minuscoli e ne escono rimpiccioliti con i loro occhi grandi, da civette insonni. Con chi conversereste più volentieri? Con chi di loro andreste in vacanza? Con chi giochereste a Monopoli o a biliardino? Con chi vi berreste una birra al pub?

Non ci sono dubbi: gli anziani sono meglio dei ragazzi. Ne avevamo già sentore ma oggi ce lo conferma anche la scienza. Il gap del quoziente intellettivo tra generazioni si sta assottigliando; i nipoti restano fermi mentre i nonni corrono. La nostra intelligenza ha smesso di crescere, probabilm…

Da una parte ci sono loro: indipendenti, disinibiti, colti, lievi e apparentemente immortali. Leggono libri e giornali, ascoltano la radio, viaggiano e vanno al cinema, hanno vite sfrenate e a volte, quando meno te lo aspetti, si innamorano. Poco lontano ci sono gli altri: creature domestiche, sensibili e introverse. Sono insicuri e fragili, preoccupati per il futuro e per il presente, schiacciati da una coscienza implacabile. Annegano per ore dentro schermi minuscoli e ne escono rimpiccioliti con i loro occhi grandi, da civette insonni. Con chi conversereste più volentieri? Con chi di loro andreste in vacanza? Con chi giochereste a Monopoli o a biliardino? Con chi vi berreste una birra al pub?

Non ci sono dubbi: gli anziani sono meglio dei ragazzi. Ne avevamo già sentore ma oggi ce lo conferma anche la scienza. Il gap del quoziente intellettivo tra generazioni si sta assottigliando; i nipoti restano fermi mentre i nonni corrono. La nostra intelligenza ha smesso di crescere, probabilmente l’estinzione si approssima, ma sul viale del tramonto della nostra specie c’è chi se la cava meglio di altri.

Le distanze si accorciano e ognuno può sognarsi quello che vuole.

«Non permettete a nessuno di dirvi che non siete più nel fiore degli anni» aveva detto Michelle Yoeoh, protagonista di Everything Everywhere All At Once, ricevendo l’Oscar. Il fiore degli anni è quando si decide di coglierlo.

Non è più tempo dello zio Gugo, l’anziano svampito di Speriamo che sia femmina, e di quelli come lui, pittoreschi accolli familiari.

Così gli over 65, brillanti e sfrenati, gaudenti fruitori di pensioni a cui nessuno, dopo di loro, potrà mai aspirare, hanno invaso anche il nostro nuovo immaginario cinematografico. Sono spie, combattono la mafia, scappano, fanno l’amore senza nemmeno spegnere la luce.

Del resto, per arrivare qui, hanno camminato parecchio. Si sono ribellati a genitori repressivi e distratti, hanno fatto rivoluzioni, hanno letto i classici, vissuto in tempo di pace, consultato enciclopedie, imparato poesie a memoria, si sono persino iscritti a Instagram. Avevano aspettative crescenti rispetto ai loro padri e si sono nutriti dell’illusione che l’evoluzione fosse sempre in meglio.

Ai nostri figli invece siamo toccati in sorte noi, che li mettiamo al centro, che diciamo troppi sì, che li amiamo fino a soffocarli e abbiamo il terrore che possano rompersi. Frequentano scuole che li proteggono più che istruirli. Sono onnipotenti e infiniti, ma con i loro superpoteri non sanno che farci. Trascorrono davanti a uno schermo il doppio del tempo che passano in classe e le conseguenze, scrive il neuroscienziato tedesco Manfred Spitzer in Demenza digitale (Corbaccio), si vedono nell’incremento dei disturbi dell’apprendimento, dello stress, di patologie depressive e della predisposizione alla violenza.

Quale vita vorreste abitare, potendo scegliere?

«Perché lo hai fatto?» chiede il vincitore dell’atroce roulette di Squid Game all’anziano ricco e malato, che ha architettato il gioco. «Perché alla fine diventa tutto noioso, la vita è breve». «E perché mi hai lasciato vivere?» incalza il giovane. «Perché con te mi sono divertito, non succedeva da tantissimo tempo. E grazie a te mi sono tornate in mentre cose del mio passato che avevo dimenticato».

E forse, al di là della crudeltà di un gioco al massacro, la via di uscita sta proprio nello scoprire che, insieme, ci può divertire moltissimo e trovare tesori che non si conoscono più o non si conoscono ancora.

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