Garantismo a senso unico
di Luigi ManconiMentre partecipavo a una trasmissione televisiva (L’Aria che tira, condotta da David Parenzo su La7) mi è sembrato di precipitare in una dimensione di «realtà aumentata»: ovvero una situazione nella quale la percezione della realtà da parte dei sensi umani viene stimolata e sovradimensionata dall’interferenza di informazioni elettroniche alterate. Questo perché, nella discussione intorno alla recentissima indagine giudiziaria sulla presunta corruzione a Genova, era improvvisamente comparso Claudio Burlando, ex sindaco della città ed ex presidente della Regione Liguria. Era comparso, pur non c’entrandoci affatto, in quanto evocato dalla destra politico-mediatica come uno di coloro che l’indagato Aldo Spinelli ha ricevuto nel proprio yatch. In quel contesto la figura di Burlando ha assunto una fisionomia fantasmatica: sia perché l’insinuazione a proposito di una qualche sua corresponsabilità è frutto di immaginazione ostile e di fantasia diffamatoria; sia perché, come spiegano le discip…
Mentre partecipavo a una trasmissione televisiva (L’Aria che tira, condotta da David Parenzo su La7) mi è sembrato di precipitare in una dimensione di «realtà aumentata»: ovvero una situazione nella quale la percezione della realtà da parte dei sensi umani viene stimolata e sovradimensionata dall’interferenza di informazioni elettroniche alterate. Questo perché, nella discussione intorno alla recentissima indagine giudiziaria sulla presunta corruzione a Genova, era improvvisamente comparso Claudio Burlando, ex sindaco della città ed ex presidente della Regione Liguria. Era comparso, pur non c’entrandoci affatto, in quanto evocato dalla destra politico-mediatica come uno di coloro che l’indagato Aldo Spinelli ha ricevuto nel proprio yatch. In quel contesto la figura di Burlando ha assunto una fisionomia fantasmatica: sia perché l’insinuazione a proposito di una qualche sua corresponsabilità è frutto di immaginazione ostile e di fantasia diffamatoria; sia perché, come spiegano le discipline della psiche, il tirarlo in ballo corrisponde all’elaborazione di desideri inconsci da parte degli avversari.
Più banalmente, il richiamo a Burlando è l’espressione dell’eterno «buttarla in caciara» o della pretesa di un improbabile pari e patta. Ovvero: dalla nostra parte c’è una lunga teoria di persone che si recano su quello yatch e noi, per ripicca o rappresaglia, agitiamo il trofeo di un esponente dell’altra parte che, a sua volta, sarebbe salito su quell’imbarcazione.
Ma Burlando è fuori dalla politica attiva esattamente da quando ha concluso il suo mandato di presidente della Regione (9 anni fa) e ha spiegato con persuasiva semplicità il motivo di quella visita ad Aldo Spinelli.
D’altra parte, un’ulteriore formula retorica viene ampiamente utilizzata in questa polemica. Ancora una volta è la sindrome del pari e patta, che induce Maurizio Gasparri, di fronte alle numerose persone della destra coinvolte nell’indagine, a render la pariglia, denunciando: «Burlando e gli altri». Se pure fosse automaticamente un reato recarsi su uno yatch a parlare con il suo proprietario, concentriamoci su quel «gli altri». La formula allude a una moltitudine o, in ogni caso, a una pluralità di soggetti, a un numero ampio di uomini e donne di sinistra che avrebbero frequentato quello yatch. Solo che così non è in alcun modo.
E questo rende ancora più grottesca una situazione dove la totale incapacità di autocritica politica si combina a forti tentazioni giustizialiste. Mi spiego. La proclamata fede garantista si esercita nei confronti del Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ma una simile intransigenza verso il rispetto delle regole crolla miseramente quando, dalle carte dell’inchiesta, fa capolino un nome attribuibile al campo avverso. E il rifuto di considerare le ipotesi di dimissioni dello stesso Toti viene espresso, con la ben conosciuta eleganza, da quel Matteo Salvini che, appena qualche settimana fa, manifestava sotto il palazzo della Regione Puglia per chiedere le dimissioni del presidente Michele Emiliano, non indagato.
Così il garantismo — che trova fondamento nella sua natura universalistica — viene ridotto a farsa dozzinale: e perde ancora una volta l’occasione di mostrare le sue ragioni profonde. Innanzitutto, il fatto di rappresentare la piena applicazione — l’inveramento — dei principi e dei requisiti dello Stato di diritto: un sistema di tutele e garanzie assicurate al cittadino nel corso delle successive fasi del processo penale, dall’indagine al dibattimento fino all’esecuzione della pena. A sinistra, tutto ciò viene praticato scarsamente e occasionalmente, e da parte di pochi e isolati galantuomini. A destra, il garantismo è giusto una proclamazione arbitraria e settaria, incapace di cogliere le ragioni dell’altro da sé. E si presenta spesso attraverso una ulteriore espressione retorica: io sono garantista, credo nella presunzione d’innocenza, ma tu <CF2002>sei un fijo de na mignotta</CF>. Così, l’esibizione della virtù coltiva il suo veleno più maligno.