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Il freno a Conte, un segnale al Pd

Foligno (Perugia), 17 maggio: il leader M5S Giuseppe Conte (ansa)

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Se diamo un’occhiata ai sondaggi più recenti, vediamo che il distacco tra il Pd di Schlein e i 5S di Conte si è allargato a favore del primo. Niente di clamoroso e tuttavia il dato comincia a essere significativo: grossomodo 20 per cento contro 15. Naturalmente queste cifre vanno lette con prudenza, considerato che il 38 per cento non risponde ovvero si dichiara incerto. E a questo punto della campagna l’incertezza è l’anticamera dell’astensione.

In ogni caso, sembra essersi creato un bizzarro equilibrio. Il Pd, che pure non brilla per iniziativa, tende a guadagnare un po’ di terreno: pochi decimali alla volta, tuttavia ha smesso di arretrare. Dipende dall’essere la maggiore forza del centrosinistra, destinata ad avvantaggiarsi man mano che ci si avvicina ai giorni cruciali e si creano le condizioni per il “voto utile”. È un richiamo che non sempre funziona, ma stavolta forse sì, a danno dei 5S che hanno scosso l’albero senza riuscire a raccoglierne tutti i frutti, forse per abuso di…

Se diamo un’occhiata ai sondaggi più recenti, vediamo che il distacco tra il Pd di Schlein e i 5S di Conte si è allargato a favore del primo. Niente di clamoroso e tuttavia il dato comincia a essere significativo: grossomodo 20 per cento contro 15. Naturalmente queste cifre vanno lette con prudenza, considerato che il 38 per cento non risponde ovvero si dichiara incerto. E a questo punto della campagna l’incertezza è l’anticamera dell’astensione.

In ogni caso, sembra essersi creato un bizzarro equilibrio. Il Pd, che pure non brilla per iniziativa, tende a guadagnare un po’ di terreno: pochi decimali alla volta, tuttavia ha smesso di arretrare. Dipende dall’essere la maggiore forza del centrosinistra, destinata ad avvantaggiarsi man mano che ci si avvicina ai giorni cruciali e si creano le condizioni per il “voto utile”. È un richiamo che non sempre funziona, ma stavolta forse sì, a danno dei 5S che hanno scosso l’albero senza riuscire a raccoglierne tutti i frutti, forse per abuso di populismo. Quel 15 per cento e frazione di cui sono accreditati non è poco, ma non è il trionfo sognato: sorpasso del Pd, rilancio delle ambizioni di Conte di tornare un giorno a Palazzo Chigi.

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In altre parole, stando ai numeri, sembra che i 5S non riescano a uscire dalla condizione di “partner minore” nell’arcipelago dell’opposizione. Eppure — ed è qui la bizzarria — Conte si prende subito la rivincita sul Pd, poiché esercita e non da oggi una sorta di egemonia politica in quel “campo largo” che è in crisi perenne eppure viene presentato come un’opzione senza alternativa. Insomma, il capo dei 5S non dispone di numeri sufficienti per guidare il carro, ma con indubbia abilità politica si descrive come il vero motore del centrosinistra, l’autentico decisore da cui bisogna passare.

Se questo sarà lo scenario del dopo-voto, l’opposizione rischia l’immobilismo dietro il consueto ping-pong polemico con il governo: utile per i dibattiti televisivi, non per convincere nuovi elettori.

Ecco perché non va sottovalutata l’uscita in apparenza estemporanea del commissario europeo Paolo Gentiloni in una conversazione con Paolo Valentino. Come tutti hanno compreso, a cominciare dall’interessato, evocare l’algoritmo che avrebbe stabilito le quote del Pnrr da destinare all’Italia equivale a smontare la leggenda su cui l’ex premier Giuseppe Conte ha costruito il proprio profilo di grande combattente contro l’Unione diffidente verso l’Italia. Anche così egli alimenta la speranza di continuare a esercitare una leadership di fatto sul Pd. È il mito fondativo del “contismo”, come ha notato Salvatore Merlo sul Foglio.

Gentiloni con una frase ha dimostrato che il re è nudo. Poi magari si scoprirà che Conte ha una parte di ragione e che quella trattativa non fu solo affare di algoritmi. Tuttavia il colpo è stato assestato. Si dimostra che la missione del Pd non è solo quella di chinare la testa di fronte all’alleato/rivale nel timore di offenderlo.

E non è un caso che la mossa sia proprio di Gentiloni, in procinto di rientrare in Italia dopo gli anni trascorsi in Europa. Infatti il sottinteso è: guardate che l’uomo ha importanti rapporti e legami con l’establishment di Bruxelles.

Dunque il messaggio ai 5S è che si chiude la stagione dell’egemonia senza ostacoli. Qualcuno ha letto in quella frase (poi corretta nel modo abbastanza insincero che si usa in tali occasioni) la volontà di mettere ai margini Elly Schlein.

In realtà è qualcosa di diverso. È il segnale che nel Pd l’incarico della segretaria non è in pericolo (vedi anche Dario Franceschini), ma che occorre voltare pagina. La linea timida e quasi rassegnata non può andare oltre il 9 giugno. Dopo nel centrosinistra si tratterà di recuperare lo spazio della leadership.

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