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Il messaggio di Telemeloni

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Accusata di avere occupato la tv di Stato la premier usa l’arma del rovesciamento
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Se Silvio incarnava il venditore per eccellenza — il modello Aiazzone, dalla paleotelevisione Telebiella all’avanzato Canale 5 — quello di Giorgia eredita invece la carica comica di Avanzi, l’indimenticabile trasmissione televisiva. La trovata di passare dagli “Appunti di Giorgia”, con tanto di agenda personale ad elastico nero modello Moleskine, a “Telemeloni” avviene sotto l’insegna della comicità antifrastica. L’impronta è quella d’un umorismo romano che gioca sul rovesciamento. Mi accusate di avere occupato la televisione di Stato? Ebbene allora la faccio direttamente io, come dite voi, la televisione meloniana, e me la intesto e ironizzo sulla vostra accusa di propaganda. Tiè. Confermando la sua attitudine alla recitazione, la Presidente del Consiglio usa l’arma del rovesciamento per elidere un’accusa che è quanto mai circostanziata, ma tanto chi può dimostrare il contrario? Intanto ti dico che non è così, e poi ci ironizzo sopra: il solito giochetto della performance. Insomma la…

Se Silvio incarnava il venditore per eccellenza — il modello Aiazzone, dalla paleotelevisione Telebiella all’avanzato Canale 5 — quello di Giorgia eredita invece la carica comica di Avanzi, l’indimenticabile trasmissione televisiva. La trovata di passare dagli “Appunti di Giorgia”, con tanto di agenda personale ad elastico nero modello Moleskine, a “Telemeloni” avviene sotto l’insegna della comicità antifrastica. L’impronta è quella d’un umorismo romano che gioca sul rovesciamento. Mi accusate di avere occupato la televisione di Stato? Ebbene allora la faccio direttamente io, come dite voi, la televisione meloniana, e me la intesto e ironizzo sulla vostra accusa di propaganda. Tiè. Confermando la sua attitudine alla recitazione, la Presidente del Consiglio usa l’arma del rovesciamento per elidere un’accusa che è quanto mai circostanziata, ma tanto chi può dimostrare il contrario? Intanto ti dico che non è così, e poi ci ironizzo sopra: il solito giochetto della performance. Insomma la butta sul ridere, ma senza segnalare che sta facendo una imitazione di sé stessa. Se Berlusconi era ancora un Mike Buongiorno che vendeva spazi pubblicitari alle aziende e prodotti ai telespettatori-elettori tramite l’inserzione pubblicitaria messa sul medesimo piano dello spettacolo, Giorgia Meloni si trasforma in un avatar di sé stessa e gioca sulla meta-comunicazione. La figura retorica dell’antifrastico consiste nell’esprimersi con termini di significato opposto a quello che si pensa, in modo ironico. Qui gioca con l’apparizione della scritta “Telemeloni” creando una scenetta in cui poi prende la mira sparando sull’avversario e facendo il rovesciamento di un rovesciamento: loro dicono che faccio Telemeloni, e allora io-faccio-davvero-Telemeloni. Il tono ovviamente non è comico, ma come suo solito aggressivo, poiché accusa gli altri di mentire, mentre lei in realtà mente giocando — la sinistra lei sì che quando comandava faceva propaganda occupando la tv, dice. Cosa capisce lo spettatore che guarda il suo piccolo show? Che recita? No di certo. Che è spiritosa? Più probabile. Capisce che lei gioca il gioco della comunicazione, fregandosene della serietà di quanto si va dicendo, perché la forma performativa — anche questa è una piccola performance, come quella che ha lanciato a Trento, “o la va o la spacca” — cancella qualsiasi altra affermazione. Contro questo tipo di comunicazione non è facile replicare, dal momento che assume la tonalità della comicità televisiva e usa la sua carta preferita: attaccare. Ma non è forse vero che la satira, come ogni comicità, contiene già un elemento aggressivo? La forza di Giorgia sta sempre nella sua bellicosità, che le appartiene come una doppia pelle: è irruente e impetuosa, anche quando finge di non esserlo. Ha pure imparato con gli anni a trasformarla in una forma di recitazione, così la dice meglio e con più efficacia. Tuttavia questo è anche il limite del suo personaggio, quello che interpreta davanti ai teleschermi. L’aggressività non è sempre una cosa che piace. Inizialmente seduce e viene intesa come una forza, ma poi a lungo andare non è rassicurante.

La sua personalità come il suo messaggio politico è divisiva. Funziona fin che funziona, ma in un mondo dominato dall’incertezza e dalla instabilità non basta a raggiungere il 50% più uno degli italiani. Non diventa maggioranza, ma resta minoranza, come è del resto l’ideologia neo-fascista da cui proviene. Per questo ha bisogno di un sistema maggioritario, di un premio elettorale, perché non le riesce di conquistare la maggioranza assoluta. “Telemeloni” è una bella idea propagandistica, ma ci mostra anche i limiti della costruzione performativa di Giorgia. Punta su di sé perché non ha altro in mano che sé stessa: non un partito, non pratiche di governo virtuose, non idee per il futuro. Inseguirla sul suo terreno propagandistico forse non serve a molto. Comunicare sa farlo e in quel modo antifrastico che non è semplice smontare con le sole parole. Nessuno poi sa sottolineare come fa lei, con facce ed espressioni, il proprio dire. Lì è proprio imbattibile, forse più brava del suo antico modello, Benito Mussolini, che era certamente più monotono. Certo aveva la mascella volitiva, lui, alias il Duce, il Buce, Bombetta, Cupo Nostro, Defecato maltonico, Emiro col fez, Facciaferoce, Farabutto impestato, Fava, Giove Ottimo Massimo, Giuda in bombetta, Gran Pernacchia, Gran Somaro Nocchiero, Kù-cè, Maccherone fottuto di Predappio, come lo definisce Carlo Emilio Gadda. Altri tempi, tempi moderni. Oggi, postmoderni.

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