Putin, dopo il suo rimpasto incentrato sui due principi cardine della necessaria alternanza degli uomini al fine di evitare consolidamento di lobby di potere e la necessaria razionalizzazione nella gestione e dell’economia della guerra, passa ad uno spregiudicato gioco a scacchi finalizzato sempre allo stesso obiettivo: la divisione e l’indebolimento del campo occidentale.
La recente approvazione da parte del congresso Usa del cospicuo finanziamento di aiuti militari che vedono l’Ucraina destinataria di 61 miliardi di dollari era dato per possibile ma non scontato a Mosca e costituisce senz’altro un set back nella strategia putiniana. Un prolungato disimpegno americano avrebbe infatti consentito maggiore slancio all’offensiva russa su Kharkiv ed altre aree, accelerando distinguo e smarcamenti in Europa che da tempo si sono palesati in particolare alcuni Paesi centro-orientali. Ora Putin deve schiacciare l’acceleratore fin dove può, per poi tornare in una posizione di arrocco in modo …
Putin, dopo il suo rimpasto incentrato sui due principi cardine della necessaria alternanza degli uomini al fine di evitare consolidamento di lobby di potere e la necessaria razionalizzazione nella gestione e dell’economia della guerra, passa ad uno spregiudicato gioco a scacchi finalizzato sempre allo stesso obiettivo: la divisione e l’indebolimento del campo occidentale.
La recente approvazione da parte del congresso Usa del cospicuo finanziamento di aiuti militari che vedono l’Ucraina destinataria di 61 miliardi di dollari era dato per possibile ma non scontato a Mosca e costituisce senz’altro un set back nella strategia putiniana. Un prolungato disimpegno americano avrebbe infatti consentito maggiore slancio all’offensiva russa su Kharkiv ed altre aree, accelerando distinguo e smarcamenti in Europa che da tempo si sono palesati in particolare alcuni Paesi centro-orientali. Ora Putin deve schiacciare l’acceleratore fin dove può, per poi tornare in una posizione di arrocco in modo da scongiurare le prevedibili contro offensive ucraine. Fin qui il banale e ripetitivo scenario militare, accompagnato da propaganda mediatica e contro-informazione, praticata da entrambe le parti, secondo una consumata cultura sovietica.
Il viaggio di Putin a Pechino, la proposta di Macron di tregua Olimpica, il tiepido rilancio della stessa proposta da parte del presidente russo con il consenso di Xi e la puntuale bocciatura di Zelensky, introducono nuova materia per la propaganda di Mosca per presentare l’Occidente come primo responsabile della prosecuzione del conflitto in Ucraina. Un caso di scuola della disinformazione che costituisce uno degli elementi caratterizzanti che accompagnano questo lungo e sanguinoso conflitto convenzionale dei tempi moderni. L’intento è duplice: sul piano interno rafforzare la narrativa anti-occidentale dimostrando dove sono i “sinceri” partner della Russia (la Cina di Xi in testa) e i nemici (il cosiddetto Occidente collettivo). Sul piano esterno lanciare messaggi alla galassia pacifista ed anti americana europea di destra e di sinistra in vista delle elezioni europee, sempre con l’intento di indebolire o frammentare il fronte euro-atlantico. Macron è il leader europeo più profilato: risponde con messaggi contrastanti. Usa la carota dell’invito della Russia alle celebrazioni del “D day” e il bastone delle dichiarazioni belliciste in cui accenna alla possibilità di soldati francesi in Ucraina. Tutto sembra perdersi in una campagna elettorale dai toni confusi — funestata dall’attentato al Premier slovacco Fico — nella quale Putin tenta di inserirsi adottando però una strategia di comunicazione abbastanza simile. Nel corso della sua ennesima visita a Pechino ha aperto a soluzioni diplomatiche della crisi ucraina partendo dal negoziato iniziato a Istanbul nel marzo 2022 e ha ricordato i suoi frequenti contatti con Zelensky prima che il conflitto degenerasse. Parallelamente vengono dispiegate armi nucleari in esercitazioni delle Forze armate russe e si adombra un provvedimento di legge per le modifiche dei confini marittimi con la Finlandia e Paesi baltici in un crescendo di minacce all’Occidente.
Tutto questo mentre sul piano militare, al di là di limitati progressi dell’esercito russo sul fronte settentrionale, non si assiste a grandi sconvolgimenti che possano suggerire la prevalenza chiara di una parte sull’altra. Ed è questo il problema per Putin e la sua propaganda. Il passaggio all’offensiva dell’armata rossa (come viene retoricamente ancora denominata) ha consentito nei giorni scorsi di far prevalere anche in Occidente la narrativa di Zelensky alle corde e di un’imminente Caporetto, con conseguente sfondamento delle linee ucraine in alcune parti del vasto fronte di guerra. Putin chiamerà i suoi generali e l’apparato industriale ad uno sforzo ulteriore per conseguire nei prossimi mesi quest’obiettivo. Ma se anche questa volta l’Ucraina riesce a contenere la spinta delle decine di migliaia di soldati che verranno mandati al macello, credo che si apriranno scenari nuovi con sviluppi dai contorni incerti ma forse anche pericolosi per la sicurezza del continente europeo.
Zelensky e il suo governo hanno già manifestato un certo margine di indipendenza da Washington: la recente polemica sulla possibilità o meno dell’esercito ucraino di colpire con armi fornite dagli Usa obiettivi in territorio russo è un esempio. Se a un eventuale nuovo massiccio attacco russo, con danni e sofferenze anche per la popolazione civile, seguirà una controffensiva ucraina con analoghe distruzioni in territorio russo, potrebbe prendere piede a Mosca la spinta di coloro (e non sono pochi) chiedono da tempo l’utilizzo di armi nucleari tattiche con il pretesto di creare zone cuscinetto necessarie alla messa in sicurezza delle città russe sulle zone di confine. Se invece avrà la prevalenza la generale stanchezza che si registra da entrambe le parti, il conflitto potrebbe diminuire gradualmente di intensità o addirittura congelarsi secondo l’esempio coreano lungo una linea.
In entrambi i casi, i nuovo esecutivi che scaturiranno dalle prossime elezioni europee ed americane saranno chiamati ad affrontare con determinazione e coraggio la composizione di una crisi che ha finora prodotto ingenti danni economici alla Russia ed all’Europa ed enormi distruzioni all’Ucraina ed evitare pericolose escalation.