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Il Watergate sessuale di Donald

Former US President and Republican presidential candidate Donald Trump attends his criminal trial at Manhattan Criminal Court in New York City, on May 30, 2024. Jurors return Thursday to a second day of deliberations in Donald Trump's criminal trial, leaving the Republican presidential candidate and the country waiting for a decision that could upend November's election. (Photo by Mark Peterson / POOL / AFP) 
Dopo la condanna, bisognerà vedere le reazioni degli americani
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Per la prima volta in due secoli e mezzo di storia americana, un ex presidente è stato condannato da un tribunale penale, per reati che possono comportare anni di carcere. Sono bastate 48 ore per far deliberare ai nove giurati di New York che Donald Trump, candidato del partito repubblicano vittorioso nel 2016, sconfitto dal democratico Joe Biden nel 2020 e in testa nei sondaggi per la Casa Bianca 2024, si è macchiato dei fatti citati dai 34 capi di imputazione. La sordida saga ricostruita a Manhattan, una pornoattrice, una modella di Playboy, avvocati corrotti, giornalisti scandalistici complici, fondi dirottati per ragioni illecite, al solo scopo di smacchiare l’immagine di Trump, leader politico debuttante otto anni or sono, entra nell’epica politica degli Stati Uniti, Watergate sessuale a 50 anni esatti dalle dimissioni del repubblicano Richard Nixon. È impossibile prevedere che reazioni avrà la scelta dei cittadini di New York sul voto del 5 di novembre, e chiunque azzardi, nel p…

Per la prima volta in due secoli e mezzo di storia americana, un ex presidente è stato condannato da un tribunale penale, per reati che possono comportare anni di carcere. Sono bastate 48 ore per far deliberare ai nove giurati di New York che Donald Trump, candidato del partito repubblicano vittorioso nel 2016, sconfitto dal democratico Joe Biden nel 2020 e in testa nei sondaggi per la Casa Bianca 2024, si è macchiato dei fatti citati dai 34 capi di imputazione. La sordida saga ricostruita a Manhattan, una pornoattrice, una modella di Playboy, avvocati corrotti, giornalisti scandalistici complici, fondi dirottati per ragioni illecite, al solo scopo di smacchiare l’immagine di Trump, leader politico debuttante otto anni or sono, entra nell’epica politica degli Stati Uniti, Watergate sessuale a 50 anni esatti dalle dimissioni del repubblicano Richard Nixon. È impossibile prevedere che reazioni avrà la scelta dei cittadini di New York sul voto del 5 di novembre, e chiunque azzardi, nel pomeriggio americano di giovedì, una previsione scommette senza basi raziocinanti. Per i militanti trumpiani, la decisione della giuria e la sentenza del giudice Juan Merchan sono la conferma del complotto Deep State, lo stato profondo che, dopo aver truccato i voti per eleggere Biden con la frode, colpisce Trump per bloccare la sovranità popolare. Per i democratici, anche quelli incerti su Biden, fragile e anziano, o in dubbio sulle sue scelte politiche, da Gaza all’Ucraina, è invece l’ultimo sigillo sul pericolo che Trump implica per la Costituzione Usa, uomo politico condannato che, se rieletto, lancerà vendette radicali contro rivali, istituzioni, società civile.

L’impatto cruciale è però quello che il giudizio “Guilty”, colpevole, avrà su indipendenti, centristi, elettori vicini ai candidati indipendenti, il populista Robert Kennedy, la verde Jill Stein, il filosofo di sinistra Cornel West: quanti, disgustati per la pochade di sesso, dollari in nero, bilanci falsi, decideranno che Biden, pur senza appassionarli, è il male minore, mentre Washington si batte per difendere la leadership strategica da Russia e Cina? Una fascia sottile di elettori del Grand Old Party repubblicano, attestano i sondaggi di Nate Silver, ha sempre ripetuto che una condanna penale li avrebbe spinti infine a non votare Trump e, in un’elezione in bilico 50-50, ogni minimo sbilanciamento può essere decisivo. Quanto a Donald Trump, siate certi che reagirà da Trump, come davanti alla bancarotta, alla sconfitta 2020, ai divorzi acrimoniosi, alle accuse di molestie e frodi: negherà, ribaltando sugli avversari ogni imputazione. Fu Roy Cohn, avvocato della caccia alle streghe ai tempi senatore Joseph McCarthy a insegnare al giovane Trump questa tattica di terra bruciata etica, finora ha pagato bene e non la cederà certo. Come la coscienza americana reagirà invece davanti alla schietta scelta dei nove newyorkesi lo vedremo dunque, giorno dopo giorno, solo alle elezioni di novembre.

Instagram @gianniriotta

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