Così nacque l’antifascismo
di Umberto GentiloniSe il fascismo è stato un’associazione a delinquere. Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato», così il 3 gennaio 1925, Mussolini in un passaggio di un celebre discorso alla Camera. Il peso delle responsabilità sui mandanti di violenze diffuse, omicidi e ripetute persecuzioni di oppositori emerge con brutale chiarezza. Il capo del fascismo rivendica una coerenza di fondo nella continuità di un tracciato che affonda le radici nella crisi del primo dopoguerra. Lo squadrismo fascista rappresenta il braccio armato di un clima diffuso che condiziona la società italiana e che colpisce — come, affermato ieri dalla Presidente del Consiglio — la figura di un parlamentare, il simbolo dell’opposizione rigorosa e competente riconducibile a Giacomo Matteotti. Un uomo libero e coraggioso, ucciso per le proprie idee e per la capacità di mettere a nudo d…
Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere. Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato», così il 3 gennaio 1925, Mussolini in un passaggio di un celebre discorso alla Camera. Il peso delle responsabilità sui mandanti di violenze diffuse, omicidi e ripetute persecuzioni di oppositori emerge con brutale chiarezza. Il capo del fascismo rivendica una coerenza di fondo nella continuità di un tracciato che affonda le radici nella crisi del primo dopoguerra. Lo squadrismo fascista rappresenta il braccio armato di un clima diffuso che condiziona la società italiana e che colpisce — come, affermato ieri dalla Presidente del Consiglio — la figura di un parlamentare, il simbolo dell’opposizione rigorosa e competente riconducibile a Giacomo Matteotti. Un uomo libero e coraggioso, ucciso per le proprie idee e per la capacità di mettere a nudo dinamiche di regime, comportamenti dei singoli, incapacità e incompetenze pericolose. Il Parlamento non è stato più lo stesso: un vuoto incolmabile che non ha sbiadito il significato con lo scorrere del tempo. Bene quindi ricordarlo richiamando la matrice sanguinosa di un delitto efferato che ha segnato la storia d’Italia. Due piani continuano ad attraversare una storia lontana lunga un secolo, mentre i giudizi della storiografia sulle pagine più controverse del fascismo consolidano opinioni, interpretazioni e punti di vista condivisi.
La violenza fascista non inizia nel 1924, né sarebbe corretto distinguere su questo crinale un prima e un poi, come se ci fosse una fase introduttiva a bassa intensità trasformata dagli effetti del delitto: un fascismo migliore, più incerto e confuso alle origini, meno incline alle forme estreme della violenza diffusa e a seguire un secondo tempo distinto, sanguinoso, senza limiti o argini possibili. Al contrario, come ricorda da tempo Emilio Gentile il fascismo è già violento, prevaricatore, criminale e omicida sin dai sui primi passi, nella sua identità più nitida e cristallina. Il potere si conquista e si esercita utilizzando le possibilità e gli strumenti riconducibili a quel clima storico, politico e morale rivendicato da Mussolini nell’intervento del 1925. Se tale impianto non subisce significative alterazioni, allora l’omicidio del giovane deputato socialista oltre a confermare la natura del regime, la sua insopprimibile e connaturata carica violenta e prevaricatrice mette in moto un processo di costruzione del fronte avverso. Il passaggio di ieri può trovare sviluppi e conferme anche sul piano istituzionale se i giudizi vanno al di là della centralità di un anniversario o del pronunciamento di una parola o di una frase attesa come evento rivelatore o salvifico. Lo scranno vuoto contribuisce nel tempo, con continuità e profondità a diffondere e radicare le ragioni dell’antifascismo, di una critica al regime che non si chiude nelle appartenenze rigide ma cerca di allargare culture, posizioni, atteggiamenti, persino comportamenti quotidiani. Quella cifra, l’antifascismo del dopoguerra, emergerà all’alba della Repubblica come segno distintivo di un nuovo inizio.
La Costituzione del 1948 raccoglie la tensione di una svolta radicale, l’uscita dal fascismo presuppone il superamento di quel clima oppressivo e invasivo. Un processo lungo, senza approdi rassicuranti: la costruzione di una democrazia partecipativa come chiave di svolta, tratto irreversibile per l’ingresso delle masse nello Stato. Matteotti viene messo da parte per essere gradualmente riscoperto per il suo pragmatismo, per il nesso tra le analisi critiche e l’utopia radicale di una convergenza possibile tra politica e morale, tra lo studio e la decisione. Puntare a governare bene, saper amministrare la cosa pubblica senza smarrire una trama, un disegno che sappia muovere emozioni, suscitare speranze di cambiamento. Il centenario che si è appena celebrato può dare forza a una lettura che tenga insieme la crisi del fascismo, la sua natura totalitaria e violenta con la centralità dell’antifascismo della Repubblica nel suo cammino di libertà e progresso.