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Camera, Matteotti 100 anni dopo

(S-D) Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente del Senato, Ignazio La Russa e la presidente del consiglio Giorgia Meloni durante una Cerimonia commemorativa su Giacomo Matteotti, Camera dei Deputati, Roma 30 maggio 2024. A cento anni dal discorso del 30 maggio 1924, in cui Giacomo Matteotti denuncio’ nell’aula della Camera le violenze fasciste alle elezioni del 6 aprile di quell'anno. ANSA/FABIO FRUSTACI  (ansa)

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Il punto del 31 maggio 2024
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Sono successe diverse cose ieri mattina a Montecitorio, nessuna da sottovalutare, qualcuna magari da criticare. Si chiedeva una celebrazione solenne di Matteotti nel centenario dell’assassinio e tale è stata. Semmai si possono avere dubbi sulla tendenza a rendere tutto spettacolare e a trasformare l’aula in un “set” televisivo - fatta salva, s’intende, la professionalità di Bruno Vespa e dell’attore Alessandro Preziosi. Ma nell’epoca degli “influencer”, uno stile a cui si piega anche il Papa, la risposta è che bisogna farsi capire dai giovani, che di quell’epoca e dei delitti del nascente regime fascista sanno abbastanza poco. C’è chi si attendeva, bisogna riconoscerlo, un passo falso di Giorgia Meloni, una sua frase sbagliata, volta a minimizzare. Invece le sue parole sono state esplicite. Matteotti fu vittima dello “squadrismo fascista”. Si dirà: è la verità storica, innegabile. Certo, ma lei avrebbe potuto essere più reticente: parlare della libertà soppressa a causa dell’incombent…

Sono successe diverse cose ieri mattina a Montecitorio, nessuna da sottovalutare, qualcuna magari da criticare. Si chiedeva una celebrazione solenne di Matteotti nel centenario dell’assassinio e tale è stata. Semmai si possono avere dubbi sulla tendenza a rendere tutto spettacolare e a trasformare l’aula in un “set” televisivo - fatta salva, s’intende, la professionalità di Bruno Vespa e dell’attore Alessandro Preziosi. Ma nell’epoca degli “influencer”, uno stile a cui si piega anche il Papa, la risposta è che bisogna farsi capire dai giovani, che di quell’epoca e dei delitti del nascente regime fascista sanno abbastanza poco. C’è chi si attendeva, bisogna riconoscerlo, un passo falso di Giorgia Meloni, una sua frase sbagliata, volta a minimizzare. Invece le sue parole sono state esplicite. Matteotti fu vittima dello “squadrismo fascista”. Si dirà: è la verità storica, innegabile. Certo, ma lei avrebbe potuto essere più reticente: parlare della libertà soppressa a causa dell’incombente totalitarismo, come era accaduto in passato rispetto ad altri eventi di sangue legati alla storia del Ventennio. Invece un altro piccolo passo avanti è stato compiuto per separare la destra post-fascista dalle sue radici e trasformarla in una formazione conservatrice più vicina al modello europeo. La convenienza della presidente del Consiglio è evidente, a dieci giorni dalle elezioni, ma ciò non toglie che la novità vada segnalata. Pur senza bisogno di applaudire ciò che non merita applausi.

L’altro elemento che ha suscitato l’attenzione generale è il discorso di Luciano Violante, ex presidente della Camera, ex magistrato e figura di spicco di quella parte della sinistra che non è rimasta ferma sulle posizioni di un tempo, ma ha continuato a interrogarsi sugli sviluppi e i problemi della democrazia. Il suo intervento ha suscitato reazioni contrastanti. I critici lo considerano un abile tentativo di parlare di Matteotti per aprire, in realtà, uno spiraglio al riformismo istituzionale del governo di destra. Aver ricordato la crisi odierna del Parlamento, la sua funzione immiserita, la necessità di battersi per una “democrazia decidente”, sarebbe un modo per giustificare la riforma del “premierato” - sia pure da correggere - e quel che ne consegue. Ma anche aver richiamato la paralisi dei primi anni Venti che contribuì all’avvento del regime liberticida, sembra ad alcuni un modo per circoscrivere le responsabilità del fascismo, contro cui l’eroismo di Matteotti levò la sua voce quando era ormai troppo tardi. Chi invece ha visto il discorso di Violante come un contributo di alto livello alla discussione, nota che oggi il modo migliore per onorare il martire social-riformista è favorire il rinnovamento delle istituzioni. Esecrare il delitto fascista è ovvio e doveroso, anche per istruire i giovani sui rischi della libertà. Ma restituire il Parlamento al suo ruolo primario, in equilibrio con un governo messo in grado di attuare le sue politiche, è un servizio reso alla Costituzione oltre che ai cittadini. Questo sembra il vero significato delle parole di Violante: rivolte, si direbbe, sia alla destra sia alla sinistra. Del resto si ricorderà che l’allora presidente della Camera fece rumore per i suoi tentativi di incoraggiare una forma di riconciliazione con coloro che avevano scelto di andare a Salò, cioè avevano aderito alla Repubblica Sociale. Un’iniziativa che suscitò polemiche più che giustificate, ma che fu ovviamente apprezzata a destra. Ora non stupisce la volontà di non ridurre a un “santino” il ricordo di Matteotti, bensì si tenti di collegarlo al dibattito su un progetto di riforma. Per il quale, come vediamo ogni giorno, lo scontro in Parlamento è aspro.

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