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Medio Oriente, ricostruire Gaza

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La stabilità futura della regione dipenderà dal livello di libertà di movimento della sua popolazione e degli scambi commerciali. Non è pensabile uno sviluppo sociale, libero da estremismi e violenze, se non attraverso la possibilità di vivere una vita dignitosa
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Non è finita finché non è davvero finita. Siamo ancora lì, la guerra a Gaza non sta per finire. Potremmo assistere ad un cessate il fuoco temporaneo, ma a meno che non si parta da un piano sul dopo, la guerra andrà avanti.

Netanyahu, che si destreggia da mesi tra interessi personali, politici e nazionali concorrenti, è diventato a sua volta ostaggio: di sé stesso innanzitutto, incastrato dai procedimenti giudiziari che lo obbligano a non mollare, e poi dai membri di estrema destra della sua coalizione di governo, che ne garantiscono la fragile sopravvivenza politica e si oppongono a qualsiasi tregua a Gaza. La scelta è complicata. Si tratta di assicurare il ritorno a casa degli ostaggi e garantire la sopravvivenza del governo. E nel frattempo Israele si sta esponendo ad un crescente isolamento internazionale.

Dall’altra parte, invece, è improbabile che Hamas consegni i suoi ostaggi politicamente più sensibili senza una sorta di garanzia che Israele non ricomincerà la guerra una vol…

Non è finita finché non è davvero finita. Siamo ancora lì, la guerra a Gaza non sta per finire. Potremmo assistere ad un cessate il fuoco temporaneo, ma a meno che non si parta da un piano sul dopo, la guerra andrà avanti.

Netanyahu, che si destreggia da mesi tra interessi personali, politici e nazionali concorrenti, è diventato a sua volta ostaggio: di sé stesso innanzitutto, incastrato dai procedimenti giudiziari che lo obbligano a non mollare, e poi dai membri di estrema destra della sua coalizione di governo, che ne garantiscono la fragile sopravvivenza politica e si oppongono a qualsiasi tregua a Gaza. La scelta è complicata. Si tratta di assicurare il ritorno a casa degli ostaggi e garantire la sopravvivenza del governo. E nel frattempo Israele si sta esponendo ad un crescente isolamento internazionale.

Dall’altra parte, invece, è improbabile che Hamas consegni i suoi ostaggi politicamente più sensibili senza una sorta di garanzia che Israele non ricomincerà la guerra una volta tornati a casa.

La proposta di cessate il fuoco prevede tre fasi: scambio di prigionieri, cessate il fuoco permanente e finalmente, poi, si penserebbe a ricostruire Gaza, con uno sforzo sostenuto a livello internazionale.

Ricostruire Gaza. Nodo cruciale. Ofer Shelah, analista militare ed ex membro della Knesset, sul New Yorker ci dice una cosa fondamentale della guerra: se non c’è una politica per il giorno dopo, e non sai come continuare quella politica con altri mezzi, allora la guerra è solo uccisione e distruzione. Consapevolezza sempre più diffusa a livello internazionale e a questo punto persino tra gli israeliani.

Se è vero quel che Netanyahu ha continuato a sostenere, ovvero che non aveva l’intenzione di distruggere la popolazione palestinese, né di svuotare e annettere la Striscia di Gaza alla Grande Israele, allora dovrebbe tenere in considerazione almeno i seguenti punti.

Uno. Il passato di Gaza non può essere sepolto. Gaza ha sofferto di terribili condizioni economiche e sociali già prima dell’attuale guerra. Povertà e disoccupazione avevano raggiunto livelli senza precedenti a seguito di diciassette anni di assedio israeliano che hanno trasformato la Striscia nella più grande prigione a cielo aperto del mondo. Secondo il diritto internazionale Gaza è e resta una terra occupata, perché sia le sue risorse che le frontiere sono rimaste sotto il controllo della forza occupante fin dall’evacuazione degli israeliani dalla Striscia nel 2007. La stabilità futura della regione dipenderà dal livello di libertà di movimento della sua popolazione e degli scambi commerciali. Non è pensabile uno sviluppo sociale, libero da estremismi e violenze, se non attraverso la possibilità di vivere una vita dignitosa.

Due. Molte agenzie internazionali hanno stimato che Gaza abbia bisogno di circa 50 miliardi di dollari per essere ricostruita e potrebbero volerci dai 7 ai 10 anni anche se i finanziamenti fossero disponibili. Alcuni effetti della guerra saranno tuttavia irreparabili, con la vita dei circa due milioni di abitanti di Gaza distrutta. Case, famiglie, amici e ricordi sono andati perduti. Se non si affronterà il danno psicologico emergerà una società più disperata e radicalizzata.

Tre. Le esigenze di Gaza vanno al di là della mera ricostruzione urbana. La priorità assoluta è la ricomposizione del tessuto sociale attraverso il ripristino immediato della legge e dell’ordine, la ripresa del funzionamento scolastico, l’erogazione dei sevizi igienico-sanitari. L’Unrwa deve riavere il libero mandato di affrontare la situazione postbellica di Gaza attualmente limitato dalle restrizioni finanziarie introdotte dagli Usa e da molti governi occidentali.

Qualsiasi piano di ricostruzione efficace deve essere inquadrato in un programma di più ampio respiro, a partire dalla cessazione di ogni forma di occupazione da parte di Israele e con il superamento dell’apartheid per compiersi attraverso il riconoscimento dei diritti dei palestinesi e la risposta alle loro aspirazioni di dignità, libertà e giustizia.

La ricostruzione va oltre il recupero materiale di ciò che è stato distrutto. Affinché una reale ripresa si concretizzi, l’economia di Gaza deve essere rilanciata, operazione impossibile senza sovranità sulle proprie risorse naturali o sui confini e soprattutto senza che si inauguri un processo decisionale dal basso verso l’alto che coinvolga primariamente i palestinesi.

Resta un ultimo obiettivo fondamentale, quello di porre fine alla frammentazione territoriale palestinese al fine di crearne un’unica entità politica, premessa essenziale affinché il processo di ricostruzione non prescinda dal coinvolgimento e dalla promozione di imprese locali, istituzioni, iniziative imprenditoriali giovanili, con finanziamenti ad essi mirati. Ben ci ricorda Caracciolo: la distinzione sta tra la fine e il fine della guerra.

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