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Le Pen e Meloni, donne patriarcali

Giorgia Meloni e Marine Le Pen in una foto d'archivio (ansa)
Le due pasionarie della destra considerano determinante riuscire a smantellare i diritti conquistati attraverso tanti anni di lotte femministe
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Vota Giorgia Meloni detta Marine. Era stata appena eletta presidente del Front National ed era in procinto di candidarsi alle presidenziali francesi Marine Le Pen quando suggerì ai suoi elettori di chiamarla «Marine», un modo per sottolineare la sua vicinanza al popolo e alla gente comune.

Guarda caso, proprio adesso, Giorgia Meloni, nel momento più cruciale dello scontro politico in Europa, fa un’analoga scelta comunicativa. La premier si dichiara orgogliosa di essere affettuosamente chiamata Giorgia dagli italiani e consiglia di segnare sulla scheda elettorale il suo nome di battesimo. Questa è solo la più manifesta contaminazione che accomuna le due personalità della destra europea.

L’ avvicinamento tra la condottiera di Fratelli d’Italia e l’esponente di punta del partito nazionalista francese non si configura come una tattica di corto respiro: l’obiettivo fondamentale è raggiungere una profonda sintonia nella comune battaglia per il potere.

Fra i principali strumenti di Mari…

Vota Giorgia Meloni detta Marine. Era stata appena eletta presidente del Front National ed era in procinto di candidarsi alle presidenziali francesi Marine Le Pen quando suggerì ai suoi elettori di chiamarla «Marine», un modo per sottolineare la sua vicinanza al popolo e alla gente comune.

Guarda caso, proprio adesso, Giorgia Meloni, nel momento più cruciale dello scontro politico in Europa, fa un’analoga scelta comunicativa. La premier si dichiara orgogliosa di essere affettuosamente chiamata Giorgia dagli italiani e consiglia di segnare sulla scheda elettorale il suo nome di battesimo. Questa è solo la più manifesta contaminazione che accomuna le due personalità della destra europea.

L’ avvicinamento tra la condottiera di Fratelli d’Italia e l’esponente di punta del partito nazionalista francese non si configura come una tattica di corto respiro: l’obiettivo fondamentale è raggiungere una profonda sintonia nella comune battaglia per il potere.

Fra i principali strumenti di Marine e Giorgia per tagliare l’ambito traguardo vi è la “femminilizzazione” del loro linguaggio volto a captare il massimo di consensi nell’altra metà degli elettori. Da qui i continui riferimenti alle loro biografie, al coraggio delle donne, all’eroismo delle madri e via santificando.

Allo stesso tempo, però, le due pasionarie della destra considerano determinante riuscire a smantellare i diritti conquistati attraverso tanti anni di lotte femministe.

Meloni è la Marine Le Pen italiana, sentenziò già nel 2021 il Financial Times. Giustamente. Perché a fare da apripista è sempre stata Marine e Giorgia ha battuto la stessa strada dopo qualche tempo. Le Pen per prima ha usato slogan incisivi e veloci come: «Sono una madre, una sorella, una donna in politica in un mondo di uomini». Meloni, a ruota, ha lanciato il tormentone: «Sono una donna, sono una madre, sono cristiana».

In tal modo le due protagoniste della destra europea appaiono unite nella sfida che a loro molto interessa, quella identitaria, simbolica. Che è destinata a transitare però anche dal piano dell’immaginario a quello concreto. Ad esempio sulla questione aborto.

Il partito di Le Pen, anni fa, aveva definito l’interruzione della gravidanza un «genocidio antifrancese». Poi Marine ha cambiato opinione e ha decretato: «Sì al diritto all’aborto, no a quelle che ne abusano» e si è schierata dalla parte della libera scelta delle donne «di non abortire». Parole per noi oggi assai familiari. Vanno infatti nella medesima direzione del provvedimento governativo italiano che ha sancito la presenza nei consultori dei comitati Pro Vita.

In questo battage comunicativo Marine l’apripista si muove su un doppio binario, interloquisce con le sue possibili elettrici con la lingua delle madri mentre ripesca stereotipi patriarcali e maschilisti.

Le Pen si appropria di un pantheon di sinistra e femminista: cita Olympe de Gouges, Simone de Beauvoir e Elisabeth Badinter. Meloni fa altrettanto. Fin dal suo discorso di insediamento come premier, evoca Nilde Iotti, Tina Anselmi e Rita Levi Montalcini.

Per entrambe le timoniere della destra l’architrave della comunicazione politica è l’immagine della madre utilizzata anche in senso figurato. Per la destra europea il concetto di maternità è soprattutto un’arma, ci spiegano le filosofe Julia Kristeva e Giorgia Serughetti.

Quest’ultima nel suo saggio Potere di altro genere (Donzelli) osserva che madre, per Marine ma anche per Giorgia, vuol dire lotta contro l’aborto, contro l’ideologia gender accusata di cancellare le differenze naturali tra donna e uomo, contro chi vuole demolire la famiglia tradizionale.

«Il futuro della destra europea è nelle loro mani», ha detto il presidente magiaro Viktor Orbán, compiaciuto per l’alleanza che si sta instaurando tra le signore bionde della destra, un’intesa che è un arrembaggio contro i diritti delle donne reclamati dal femminismo e che individua il superamento del gender gap come una nuvola minacciosa sul futuro europeo.

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