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La guerra ibrida: le mani di Mosca sul voto Ue

Lo scopo è influenzare le elezioni continentali più importanti di sempre (siamo in tempi di guerra e di avanzata di estremismi). E indebolire l’Unione
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“Il Parlamento europeo è inutile”. “Votare alle Europee significa legittimare gli euroburocrati che agiranno contro l’Italia”. “L’Europa è una dittatura”. Nei prossimi giorni milioni di elettori si imbatteranno in messaggi di questo genere. Chi ci legge deve però essere consapevole che si tratta di una narrativa preparata direttamente dal Cremlino all’interno dell’operazione “Io non voto”.

Lo scopo è influenzare le elezioni continentali più importanti di sempre — siamo in tempi di guerra e di avanzata di estremismi — e indebolire l’Unione. Che tanto “inutile” non deve poi essere se per il regime di Vladimir Putin rappresenta il principale nemico da abbattere.

Per Mosca meglio avere a che fare con 27 staterelli, facili da influenzare e ricattare con gas, petrolio e favori ai politici locali, piuttosto che con un blocco da quasi 400 milioni di elettori che rappresentano il terzo Pil del pianeta. Un obiettivo che condivide con i sovranisti nostrani. Tanto che da mesi una delle p…

“Il Parlamento europeo è inutile”. “Votare alle Europee significa legittimare gli euroburocrati che agiranno contro l’Italia”. “L’Europa è una dittatura”. Nei prossimi giorni milioni di elettori si imbatteranno in messaggi di questo genere. Chi ci legge deve però essere consapevole che si tratta di una narrativa preparata direttamente dal Cremlino all’interno dell’operazione “Io non voto”.

Lo scopo è influenzare le elezioni continentali più importanti di sempre — siamo in tempi di guerra e di avanzata di estremismi — e indebolire l’Unione. Che tanto “inutile” non deve poi essere se per il regime di Vladimir Putin rappresenta il principale nemico da abbattere.

Per Mosca meglio avere a che fare con 27 staterelli, facili da influenzare e ricattare con gas, petrolio e favori ai politici locali, piuttosto che con un blocco da quasi 400 milioni di elettori che rappresentano il terzo Pil del pianeta. Un obiettivo che condivide con i sovranisti nostrani. Tanto che da mesi una delle priorità del Cremlino è lanciare ondate di disinformazione per indebolire le istituzioni di Bruxelles.

La priorità russa è favorire i partiti antisistema, gli estremisti principalmente di destra per scatenare il caos e confondere le opinioni pubbliche del Continente. Con il fine ultimo di favorire l’eliminazione delle sanzioni alla Russia e una “pax putiniana” in Ucraina. Un epilogo dell’ingloriosa invasione dell’Ucraina favorevole al Cremlino.

I troll agli ordini della leadership russa, da Dmitrij Medvedev in giù, spacciano disinformazione tramite cospirazionisti, No Vax ed eurofobi europei attivi nei partner chiave dell’Unione. Sfruttano ogni opportunità e lo fanno in ogni Paese. Ma l’Italia è quello più vulnerabile. Forse perché al governo c’è una forza politica come la Lega, amica di lunga data di Putin — come certificano le storiche t-shirt salviniane con faccione di Vladimir. O forse perché la stessa premier Giorgia Meloni flirta con Viktor Orbán, l’uomo di Putin in Europa, e Marine Le Pen, il cui partito — al di là delle riverniciature moderate utili alla corsa per l’Eliseo del 2027 — venne finanziato in rubli.

La tabella che pubblichiamo su Repubblica parla chiaro: uno studio condotto da Ai Forensics su mandato delle istituzioni Ue spiega che dal 16 al 26 maggio solo sui social di Meta — dunque Facebook e Instagram — 61 messaggi di pubblicità targhettizzata con contenuti ispirati dalla propaganda russa hanno raggiunto più di 1.4 milioni di account nel nostro Paese. In Germania un numero maggiore di post — circa 70 — è andato a segno 400 mila volte. Un tasso di intrusività decisamente inferiore a quello italiano. Le autorità europee hanno ragione di credere che la diffusione di questi messaggi sia finanziata direttamente da oligarchi legati alla leadership di Vladimir Putin e hanno inoltrato la segnalazione ai servizi dei partner Ue per smascherarli.

L’obiettivo di Mosca, come detto, è di favorire gli estremisti. E ora dunque lo fa spingendo sull’acceleratore dell’astensionismo propagandando messaggi sull’“inutilità” del voto per un’istituzione “inutile” come l’Europarlamento. In Germania, invece, la tattica è diversa: vengono diffuse false spiegazioni della scheda elettorale in modo da confondere i cittadini e far sì che il maggior numero possibile di schede risulti nullo.

Il calcolo politico degli esperti di Putin è duplice: l’astensionismo colpisce di più l’elettorato dei partiti di massa — guarda caso europeisti — come popolari, socialisti e liberali, per definizione più moderati, e meno determinati, rispetto a quelli delle forze politiche estremiste utili a Mosca. E inoltre permetterebbe al Cremlino di paragonare l’affluenza intorno all’80% registrata alle presidenziali di marzo, quelle che hanno regalato a Putin il quinto mandato al Cremlino, con quella alle Europee per affermare che “la vera democrazia è in Russia, non in Occidente”. Messaggio sempre molto gettonato dalle parti del Cremlino.

Questa guerra ibrida contro l’Europa non perde occasione di entrare in azione. Ad esempio, dopo l’attacco della Lega al Capo dello Stato Sergio Mattarella in occasione del 2 giugno, hanno notato gli esperti di Bruxelles, i troll del Cremlino si sono intrufolati in massa nelle conversazioni sui social con il preciso obiettivo di polarizzare il dibattito e favorire gli estremisti.

Parallelamente all’operazione sul non voto in favore degli antisistema, la Russia ha lanciato l’operazione “Overload”. Punta a indebolire le difese europee contro disinformazione e fake news. Sostanzialmente i russi bombardano fact-checker e giornalisti specializzati con migliaia di richieste di verifica e debunking. Un modo per mandare in tilt i network a protezione della Ue.

E così le campagne occulte del Cremlino in questi giorni possono spingere lodi sperticate a Viktor Orbán, definito “l’uomo della pace” per le sue posizioni apertamente filo putiniane e l’ostruzionismo a ogni iniziativa europea a sostegno di Kiev, da opporre ai “decadenti” di Bruxelles, bollati come paladini della guerra solo perché si oppongono al conflitto totale scatenato dalla Russia in Ucraina.

Intanto Putin difende Trump definendo «persecuzione giudiziaria» la sua condanna nel caso Stormy Daniels. E Orbán è il politico europeo che vanta il legame più solido sia con Putin che con Trump, tanto che con il ritorno del tycoon alla Casa Bianca l’ungherese potrebbe incarnare il nuovo equilibrio tra le due superpotenze. Non è dunque un caso che Meloni punti ad adottarlo nei Conservatori, il suo gruppo al Parlamento europeo. E dopo di lui Le Pen. Un’ultradestra di caratura governativa finalmente riunita che punterà a ridimensionare l’Europa in favore delle patrie nazionali, da spolpare di diritti e libertà. Proprio come vorrebbe Mosca.

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