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L’Italia di destra e sinistra che piace a Putin

Vladimir Putin 

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Il punto del 7 giugno 2024
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A modo suo, persino Putin ha confermato in modo indiretto le manovre di qualche suo ufficio incaricato di condizionare le elezioni europee. Come? Ovviamente incoraggiando e aiutando le liste ostili alle posizioni euro-atlantiche sia nel conflitto ucraino, sia nei rapporti tra i partner occidentali. Niente di sorprendente. Sono anni che Mosca fa i suoi interessi quando nell’Unione europea si va a votare. La rete della disinformazione russa esiste da sempre ed è un’eredità che l’attuale regime para-zarista ha raccolto volentieri dal vecchio apparato tardo-sovietico. Il fatto che Putin si sia rallegrato per la linea moderata dell’Italia, non troppo anti-russa e a tratti anche amichevole, tra le righe vuole dire parecchio. Significa probabilmente che qualcuno ha lavorato bene o almeno che il capo ne è convinto. Non a caso, l’Italia è l’unica nazione nominata quasi in positivo, in una marea di capitali ostili al Cremlino e alle sue attività militari.

D’altra parte, basta scorrere i giorna…

A modo suo, persino Putin ha confermato in modo indiretto le manovre di qualche suo ufficio incaricato di condizionare le elezioni europee. Come? Ovviamente incoraggiando e aiutando le liste ostili alle posizioni euro-atlantiche sia nel conflitto ucraino, sia nei rapporti tra i partner occidentali. Niente di sorprendente. Sono anni che Mosca fa i suoi interessi quando nell’Unione europea si va a votare. La rete della disinformazione russa esiste da sempre ed è un’eredità che l’attuale regime para-zarista ha raccolto volentieri dal vecchio apparato tardo-sovietico. Il fatto che Putin si sia rallegrato per la linea moderata dell’Italia, non troppo anti-russa e a tratti anche amichevole, tra le righe vuole dire parecchio. Significa probabilmente che qualcuno ha lavorato bene o almeno che il capo ne è convinto. Non a caso, l’Italia è l’unica nazione nominata quasi in positivo, in una marea di capitali ostili al Cremlino e alle sue attività militari.

D’altra parte, basta scorrere i giornali per rendersene conto. Salvini è un vecchio amico della Russia, come confermano foto, video e battute di spirito volte a mettere idealmente Putin sul trono e a distinguersi dalla linea pro-Nato di Palazzo Chigi. Sì, a parole il leghista ha condannato dopo lunghe incertezze l’invasione dell’Ucraina e i “crimini di guerra” dell’autocrate, ma la sostanza non cambia. Poi c’è il militare Vannacci che incarna senza mezze misure uno slancio pro Russia risalente, a dire il vero, a un periodo precedente la conversione leghista. Ora, è noto che Giorgia Meloni ha mantenuto fin dall’inizio la lealtà all’Alleanza Atlantica, il che significa aver definito un ottimo rapporto con Biden, condividendo altresì l’intransigenza di Ursula von der Leyen alla testa della Commissione.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Uno studio di Ander Bruckestand, analista citato da Marco Taradash (candidato con +Europa), dimostra che Fratelli d’Italia è atlantista in quanto lo è la premier, a sua volta sostenuta dal ministro Crosetto e dal presidente del Senato, La Russa. Ma il partito come tale è assai più tiepido, per non dire ambiguo. Risente ancora delle vecchie posizioni “terzaforziste” tipiche di una destra anti-americana. A maggior ragione, è merito di Giorgia Meloni aver rinnovato la politica estera. Ma lei guida un raggruppamento in Europa in cui le tentazioni filo-Putin sono all’ordine del giorno. E questo vale ancor di più per Marine Le Pen che fa parte di un altro gruppo ed è storicamente vicina ai russi. Oggi la francese è in testa ai sondaggi e certo non è una coincidenza se gli attacchi di Mosca, ben sostenuti in Italia da Salvini, si concentrano su Macron, considerato dal Cremlino il nemico n.1. Non sarà semplice per la presidente del Consiglio scrollarsi di dosso tutti i falsi amici e tenere la posizione atlantica, specie se la crisi dovesse peggiorare ancora. Non stupiscono perciò le inquietudini americane, anche se è importante, forse decisivo, che la Meloni abbia evitato qualsiasi apertura a Trump.

Quanto alla sinistra, non ha da rallegrarsi troppo. Essendo all’opposizione, Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno minori responsabilità. Ma cosa accadrebbe in caso di ritorno al governo? I 5S sono i più determinati nel lasciare l’Ucraina al suo destino. E il Pd ha nelle sue liste una serie di “pacifisti” filo-russi come non era mai accaduto in passato. La politica estera non è mai stata negli ultimi anni oggetto di polemiche così aspre.

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