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Caso Visconti, la lista compilata da uomini sui corpi delle donne: ecco le parole che hanno conseguenze

L'ingresso del liceo Visconti

 (ansa)

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Nel 2018 il liceo si presentava sul sito dell’allora Miur come una scuola di italiani, alto-borghesi, pochi diversamente abili e migranti. E oggi ecco la lista: segnala che l’acqua del privilegio economico preserva comportamenti di violenza, possesso, controllo. Sei anni dopo, nel liceo della forma non c’è la sostanza
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Un elenco di conquiste sentimentali ed erotiche. I trofei sono donne, i compilatori sono uomini. Non ci troviamo davanti ai diari privati, magnifici e cifrati delle conquiste della contessa di Castiglione (così come si legge ne La contessa di Benedetta Craveri, Adelphi, 2021), e nemmeno davanti al prezzario in corone islandesi delle donne da conquistare in 101 Reykjavik di Halgrimur Helgasson (Guanda, 2001, traduzione di Sivia Cosimini). Gli uomini e donne protagonisti di questa storia sono studenti e studentesse, la lista, in continuo aggiornamento, è stata affissa in un’aula scolastica.

Le “ragazze trofeo” nel “liceo di fama”

Quando ho letto della “lista delle conquiste” o delle “ragazze trofeo” nel Liceo Classico Statale Visconti, mi è tornata in mente la presentazione che il Liceo Visconti faceva di sé stesso, nel febbraio del 2018, sulle pagine del Miur. Poiché però le istituzioni non si raccontano da sole, ma attraverso le persone che le abitano e ne sono abitale, la responsabil…

Un elenco di conquiste sentimentali ed erotiche. I trofei sono donne, i compilatori sono uomini. Non ci troviamo davanti ai diari privati, magnifici e cifrati delle conquiste della contessa di Castiglione (così come si legge ne La contessa di Benedetta Craveri, Adelphi, 2021), e nemmeno davanti al prezzario in corone islandesi delle donne da conquistare in 101 Reykjavik di Halgrimur Helgasson (Guanda, 2001, traduzione di Sivia Cosimini). Gli uomini e donne protagonisti di questa storia sono studenti e studentesse, la lista, in continuo aggiornamento, è stata affissa in un’aula scolastica.

Le “ragazze trofeo” nel “liceo di fama”

Quando ho letto della “lista delle conquiste” o delle “ragazze trofeo” nel Liceo Classico Statale Visconti, mi è tornata in mente la presentazione che il Liceo Visconti faceva di sé stesso, nel febbraio del 2018, sulle pagine del Miur. Poiché però le istituzioni non si raccontano da sole, ma attraverso le persone che le abitano e ne sono abitale, la responsabilità di frasi come: “Le famiglie che scelgono il liceo sono di estrazione medio-alto borghese, per lo più residenti in centro, ma anche provenienti da quartieri diversi, richiamati dalla fama del liceo” o “tutti, tranne un paio, gli studenti sono di nazionalità italiana e nessuno è diversamente abile”, le osservazioni riguardo la percentuale di studenti e studentesse svantaggiati “per condizione familiare è pressoché inesistente”, e l’aumento, ma non preoccupante, dei disturbi dell’attenzione e le conclusione che tutto questo «favorisce il processo di apprendimento”, la responsabilità era della dirigenza scolastica che qualche giorno dopo, in una nota Ansa, risponderà, nella persona di Clara Rech, allora preside del liceo, “assieme ad un gruppo di valutazione ho compilato un modulo prestampato riportando lo stato delle cose, ho riportato dati di fatto e non di valore”. Dati di fatto e non di valore. Per La Repubblica, aveva seguito tutto il caso Corrado Zunino.

Le parole che hanno conseguenze sui corpi

A sei anni da quella presentazione di un liceo con tutti italiani, tutti alto-borghesi, pochi diversamente abili, e migranti, arriva la lista. E non è una lista di conquiste queer (cosa che sarebbe altrettanto sanzionabile), è una lista compilata da uomini sui corpi delle donne. Ed è di certo anche uno scherzo goliardico, ma segnala che l’acqua di privilegio economico preserva comportamenti di violenza, possesso, controllo. Sei anni dopo, nel liceo della forma non c’è la sostanza. Il rispetto dell’altro.Sei anni dopo, nel liceo “dove la maggior parte delle risorse economiche proviene dai privati, in primis le famiglie” (ancora una frase dalla presentazione sul sito del Miur) e dove l’altro – chi arriva da storie migranti, Paesi diversi o quartieri più periferici di piazza del Collegio Romano, sede del Liceo Visconti, da redditi instabili – è stato dipinto non come un’occasione ma quasi un impedimento alla didattica, troviamo affissa, in un’aula, una lista di uomini che denunciano le loro conquiste femminili, erotiche e sentimentali. Non rispetto per l’altro nemmeno se è altoborghese, italiano, agiato, supportato dalla famiglia. Questo perché le parole hanno conseguenze sui corpi.

Il privilegio allo studio non esiste: esiste il diritto

Le parole sono importanti gridava Nanni Moretti in accappatoio al bordo della piscina di Palombella Rossa. Questo perché nell’articolo 34 della Costituzione si parla di capacità e merito e mai di classe economica, anzi “la Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”. Credo, dunque, sia necessario dirsi adesso che il benessere economico garantisce solo sé stesso e niente altro, di certo non la didattica, l’apprendimento, la comprensione. Che il privilegio allo studio non esiste, esiste il diritto allo studio. E il dovere, dopo aver studiato, di far sì che altri studino, e accertarsi che, dopo aver studiato, si sia anche capito.

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