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I dubbi dei vincitori

Il videocollegamento di Ilaria Salis alla festa di chiusura di campagna elettorale dell'Alleanza Verdi Sinistra a Torino, in piazza Castello, il 6 giugno 2024 ANSA/JESSICA PASQUALON
Il videocollegamento di Ilaria Salis alla festa di chiusura di campagna elettorale dell'Alleanza Verdi Sinistra a Torino, in piazza Castello, il 6 giugno 2024 ANSA/JESSICA PASQUALON 
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Il vecchio leader comunista Pietro Ingrao pubblicò nel 1986 una raccolta di versi dal titolo Il dubbio dei vincitori. Una intensissima e drammatica riflessione sulla politica e la vita: e, intuizione dirompente per un “militante di professione”, sulla caducità della prima e sulla irrazionalità della seconda. Soprattutto su quanto di fallimento si trovi nella vittoria e quanto di irriducibile resistenza in chi ha conosciuto la disfatta. Potrebbe essere, quel libro di quarant'anni fa, un buon viatico per chi andrà al Parlamento europeo e per chi ne è stato escluso. Qui, intanto si considereranno alcuni dei vincitori tra i vincitori e alcuni dei vincitori tra gli sconfitti, proprio per accogliere la profonda ambiguità del «dubbio» di Ingrao. Per fare un esempio, la lista “di scopo” Stati Uniti d’Europa, nata dall’accordo tra Emma Bonino e Matteo Renzi, non ha raggiunto il quorum, ma si può considerare la leader radicale una vinta? Un’esistenza indomita e una condizione di minoranza fertile che è stata capace di farsi, talvolta, maggioranza; e che non le ha impedito di misurarsi nell’ultima sfida, innalzando la bandiera più profetica e, allo stesso tempo, improba: Stati Uniti d’Europa. La sinistra, i cui leader hanno mostrato spesso sintomi di psicolabilità dovrebbe renderle omaggio.

Nelle liste di quello stesso partito, Antonella Soldo, 37enne pugliese di Rocchetta Sant’Antonio, ha fatto la sua battaglia monotematica per la legalizzazione della cannabis. Un obiettivo che in tutto il mondo trova crescenti consensi e che, in Germania, si è tradotto in una legge approvata nel febbraio scorso (e già nel programma del precedente governo di Angela Merkel). Nella circoscrizione del nord-est proprio lì, Soldo ha ottenuto 10.976 preferenze, a conferma di una significativa intuizione politica: l’universalismo dei programmi, che tende a diventare genericità e astrattezza, può risultare assai meno efficace della concentrazione su obiettivi circoscritti, correlati all’esperienza soggettiva e alla libertà individuale.

Secondo il catechismo della chiesa cattolica, la «grazia di stato» è una categoria teologica che definisce il «dono divino» che interviene in circostanze particolari della vita umana. Quando, a esempio, tragedie e lutti esigono il soccorso di risorse eccezionali. Mi è capitato di vederla palesarsi, quella «grazia», nelle occasioni in cui il familiare di una vittima si è trovato a chiedere verità e giustizia: e ha fatto ricorso a energie e a doti materiali e immateriali, che non pensava di possedere: dedizione e capacità politica, ostinazione e intelligenza diplomatica. È il caso, come ha scritto Giuliano Foschini su queste pagine, del padre di Ilaria Salis: «un ingegnere, un liberale, un signore che appena qualche anno fa era amministratore delegato di una multinazionale che fatturava 50 milioni». L’ingegner Salis si è fatto agit-prop della figlia, ma promuovendo con nitore i contenuti politici (ahi, quanto politici) che quella iniqua detenzione in Ungheria rivela.

Altra questione di giustizia è quella che porta il nome di Mimmo Lucano, già sindaco di Riace. Tantissimi sanno che nel settembre del 2021 venne condannato a 13 anni e 2 mesi di reclusione per i reati di truffa, peculato, falso, abuso d'ufficio e associazione a delinquere. Quasi nessuno sa che nell’ottobre del 2023 la Corte d’appello ha ridotto la pena a 1 anno e 6 mesi, riconoscendo che Lucano e l’amministrazione comunale di Riace avevano dato vita a un importante modello di accoglienza e di inclusione dei migranti. In queste ultime ore Lucano ha ottenuto oltre 150 mila preferenze nel voto europeo ed è stato rieletto sindaco.

Fino a ieri non avevo mai sentito il nome di Marilena Grassadonia, arrivata seconda per numero di preferenze, dopo il notissimo Ignazio Marino, nella lista di Avs dell’Italia centrale. Eppure il suo curriculum è notevole. Grassadonia (e il suo arduo cognome non deve averla aiutata troppo) è ingegnera, così vuole essere chiamata, lesbica, madre di tre figli, già presidente nazionale dell’Associazione Famiglie Arcobaleno. Le preferenze ottenute superano quelle dell’ europarlamentare uscente Massimiliano Smeriglio.

Dietro il successo di quest’ultima lista (Avs ha raggiunto il 6,8%) c’è il gran lavoro svolto, da decenni, da Angelo Bonelli, a partire da quando venne eletto consigliere della circoscrizione di Ostia, Acilia e Casal Palocco nel 1990. Trentaquattro anni di cocciutissima e pazientissima attività per portare i verdi italiani oltre quella maledetta soglia del 3%, alla quale sembravano fatalmente inchiodati. Ci è riuscito domenica scorsa grazie all’allenza con Sinistra italiana di Nicola Fratoianni (altro leader da osservare con attenzione): primo caso di serena convivenza tra due formazioni, a RARA smentita dell’antico leader socialista Pietro Nenni, che definiva lo «spirito di scissione» il male letale della sinistra italiana. Bonelli è il più anti-mondano e anti-televisivo dei leader italiani, ma questo credo gli giovi: il suo tratto malinconico può esser letto come espressione di un razionale pessimismo sulle sorti del pianeta.

Infine, Filippo Ceccarelli, in un articolo di qualche giorno fa, definiva il massimo della mostruosità, «tra il ludico e lo sconsolato, il cinico, l'orripilante e lo psichiatrico», il gesto di Michele Calvani, candidato alle comunali di Pescara, che durante un comizio, estratto da tasca un coltellaccio, si è inferto una ferita al braccio per suggellare il patto di sangue con gli elettori. Calvani, poche ore dopo, ha ritirato la sua candidatura, constatando che quello spargimento di sangue avrebbe potuto «generare dissenso nell’elettorato». Indubbiamente, un certo dissenso.

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