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Ue sottosopra e Italia bipolare

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I problemi, per quanto riguarda Roma, sono due. Da un lato, come stare nella nuova Europa. Dall’altro, non limitarsi all’autocompiacimento per la stabilità interna: esito notevole, ma solo se sarà utilizzato per rendere il Paese più moderno
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Il giorno dopo, è già ora di guardare avanti. E si capisce. Salvo anticipi, le elezioni nazionali sono fra tre anni e le due campionesse del nuovo semi bipolarismo hanno tutto il tempo per adeguare la loro proposta politica a una stagione che sta mutando in fretta. Naturalmente la tentazione sarà di camminare ancora sui sentieri conosciuti e di ridurre tutto a una guerra di slogan, ma stavolta non è tempo di essere troppo conservatori, né a destra né a sinistra.

Lo dimostra l’iniziativa del presidente francese Macron, la sera stessa in cui la Francia scivolava verso la destra lepenista. Strapazzato dal voto oltre il prevedibile, Macron ha sciolto in cinque minuti l’Assemblea nazionale e chiamato al voto i suoi connazionali fra venti giorni. Un azzardo, un colpo di testa? Può darsi. Ma anche un modo per raccogliere una sfida di cui si riconosce tutta la portata.

Domenica l’asse europeo che ha retto per decenni sul rapporto privilegiato tra Parigi e Berlino è andato in crisi. Fa…

Il giorno dopo, è già ora di guardare avanti. E si capisce. Salvo anticipi, le elezioni nazionali sono fra tre anni e le due campionesse del nuovo semi bipolarismo hanno tutto il tempo per adeguare la loro proposta politica a una stagione che sta mutando in fretta. Naturalmente la tentazione sarà di camminare ancora sui sentieri conosciuti e di ridurre tutto a una guerra di slogan, ma stavolta non è tempo di essere troppo conservatori, né a destra né a sinistra.

Lo dimostra l’iniziativa del presidente francese Macron, la sera stessa in cui la Francia scivolava verso la destra lepenista. Strapazzato dal voto oltre il prevedibile, Macron ha sciolto in cinque minuti l’Assemblea nazionale e chiamato al voto i suoi connazionali fra venti giorni. Un azzardo, un colpo di testa? Può darsi. Ma anche un modo per raccogliere una sfida di cui si riconosce tutta la portata.

Domenica l’asse europeo che ha retto per decenni sul rapporto privilegiato tra Parigi e Berlino è andato in crisi. Far finta di nulla significa rassegnarsi a un declino sempre più rapido; smuovere oggi le acque non garantisce certo una rivincita, ma è la mossa che ci si attende da chi coltiva ancora l’ambizione di recitare da protagonista. Molto più del pallido, modesto Scholz.

L’Italia, è ovvio, non può non tener conto dello psicodramma che si svolge sulla scena europea. Nei Paesi dell’Unione serpeggia da anni un senso di malessere, una frustrazione mescolata alla paura del futuro da cui è derivato il risultato dell’altro giorno. C’è chi dice che è un fenomeno passeggero, prova ne sia che la maggioranza al Parlamento di Strasburgo resiste ancora, solo un po’ indebolita. Altri sentono invece il fragore che si avvicina.

Per cui i problemi, per quanto riguarda l’Italia, sono due. Da un lato, come stare nella nuova Europa; dall’altro, non limitarsi all’autocompiacimento per la stabilità interna: esito notevole, ma solo se sarà utilizzato per rendere il Paese più moderno.

Certo, lo sconquasso franco-tedesco apre spazi a Roma per giocare un ruolo nel governo dell’Unione. S’intende, Giorgia Meloni non si muove nella metà campo di Macron, ma in quella di Marine Le Pen. Al tempo stesso ha coltivato l’amicizia con Ursula von der Leyen; ha arringato gli estremisti di Vox, ma in altre sedi ha offerto un volto conciliante da conservatrice dialogante. E sta per ricevere i cosiddetti “grandi” nel vertice in Puglia.

Roma, 10 giugno: la premier Giorgia Meloni (afp)

Da lei ci si attende che nei prossimi mesi metta a punto il suo profilo e decida cosa vuole essere nell’Europa che cambia. La rottura definitiva e conclamata con i tedeschi di Alternative e i loro amici austriaci può essere il primo passo. Ma la destra di governo nella seconda parte della legislatura sarà giudicata dalla sua capacità di rispondere al malessere diffuso.

Il che vuol dire riforme in chiave liberale. Diverse da quelle proposte dalla sinistra, ma figlie della stessa esigenza. Forse finisce la stagione del braccio di ferro e comincia quella del confronto sulle soluzioni, purché ci sia una certa volontà da ambo le parti.

Al momento non ce n’è traccia. Prima deve consumarsi il duello in Francia e vedere quale equilibrio nascerà per l’Unione. Poi anche il Pd di Elly Schlein dovrà decidere come rispondere a quei temi che hanno generato la vittoria della destra in Europa, nelle sue diverse sfumature. E fra questi temi ci sono la sicurezza, il controllo dell’immigrazione, la politica estera senza ambiguità.

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