Dove va presidente per di qua, non si fanno aspettare le signore, siamo in due Santità, siamo ancora vivi. Quanto più Giorgia Meloni si berlusconizza, elargisce battute a Biden e al Papa come fossero due vecchi amici, fa gli occhiacci a Macron, videoselfie simpatici con l’indiano Modi, “hello from the Melodi team”, ma ora ecco quel burlone di Milei, salve a tutti, viva la libertà. Quanto più mostra di gradire la galanteria del ricco conservatore inglese Sunak, viaggia in giardinetta proprio come Berlusconi faceva con le macchinine elettriche portando i leader in visita fra i templi e i cactus della villa sua, ecco. Quanto più quello tanto più il disinvolto summit fra i grandi in gita come una scolaresca nelle Puglie stride con la realtà, con il momento cupo e pericolosissimo della Storia, coi dolori del mondo. I dolori grandi, le guerre gli stermini gli orfani i profughi, le moltitudini di vittime. I dolori nostri, il lavoro povero e mai dignitoso, pericoloso e precario, sotto ricatto e incapace di generare una speranza di vita decente — il primo dei temi fra tutti. Dunque la fuga dei più giovani, dunque la disillusione della generazione di mezzo che a votare non ci va, ventisei milioni di persone che non hanno più fiducia alcuna nella politica, non ci credono affatto, non hanno speranze. E quindi certo che si continua a vincere e a perdere, alle elezioni, ma in un campo sempre più ristretto dove il 25 o il 30 per cento dei voti sono il 25 e il 30 per cento di meno della metà di chi avrebbe diritto di votare: sono il 10, il 15 per cento degli elettori. È, questo, l’indicatore preciso del distacco della politica dalla realtà.
Che disagio, lo zoo safari con le celebri tigri e i giaguari di Puglia, il borgo extralusso di finte casette tipiche eppure l’Italia è colma di meraviglie autentiche ma no, una che fosse solo un gioco serviva. Come la finta Portofino dei parchi divertimenti americani, come Venezia in un set cinematografico della Paramount. Perché certo. I grandi devono stare comodi e sicuri e poi non si accorgono mica della differenza, che ne sanno loro se il mondo dove li porti è vero o falso, se è l’Italia vera o l’Italia in miniatura con la gente del posto pagata per travestirsi una settimana da fornaio che fa pizza senza glutine. È eguale. E non è un dettaglio, no, la location di cartapesta (mattoni, sì, sono mattoni. E’ di cartapesta l’intenzione, è fasulla la rappresentazione della realtà). Perché è proprio questo il punto. La politica che ormai parla a quasi nessuno, a una minoranza del mondo, governa il mondo intero, invece. Ma lo fa senza starci davvero, nella realtà. Lo fa scambiandosi mottetti, battute, scrivendo documenti da cui sbianchetta parole scomode per non turbare nessuno e prendendo impegni che non mutano, non muteranno il corso delle cose. Semplicemente provano disperatamente a fingere di governarle senza sporcarsi le mani. Senza perdere al prossimo turno, senza prendere decisioni drastiche e scomode, per esempio la più semplice: togliere denaro ai signori della guerra, poiché è il denaro la causa delle guerre. Dunque non più soldi per le armi e altri morti ben armati servirebbero per combattere la battaglia, ma la drastica chiusura di ogni attività commerciale, di ogni sovvenzione, di ogni ragione di interesse anche imprenditoriale e privato con chi invade, con chi delira, con chi minaccia. Si potrebbe fare, ma non si fa perché non si toccano gli interessi economici, figuriamoci se privati, chi si azzarda (no, non le sanzioni. Quelle non servono, o pochissimo. Gli affari, gli scambi, gli accordi di interesse coi paesi che si finge di combattere, ma che intanto con l’altra mano si alimentano). Perciò nulla cambia, mentre il mondo dondola in bilico sul baratro. Mentre i paesi illiberali comandano e le democrazie vacillano. Che tempo di vigilia, che buio. La storia non sempre la capisci mentre accade, ci hanno insegnato i nonni che l’hanno patita. Ma i “grandi” dovrebbero, sono lì per questo. Nei paesi democratici, in Occidente, sono stati eletti per vedere più lontano e per disegnare strategie di lungo corso capaci di cavarci fuori da questo ribobolo della storia.
Ma no. Torno all’Italia, a Giorgia Meloni in versione “nuova ragazza in città”, la giovane promessa della destra europea che si candida a guidarla, addirittura, la destra in Europa. Popolare, alla mano, una di voi. Una, per lo meno, che non abbiamo ancora provato. Magari, chissà. Gli altri sono stati una tale delusione, del resto. Vediamo se lei. Intanto però nelle retrovie i suoi seguaci inneggiano e si addestrano alla vecchia scuola dei fascismi, nostalgici di un tempo terribile e feroce che non hanno vissuto, nostalgici senza conoscerlo. La sua classe dirigente e i suoi alleati allineano enormità una dietro l’altra, eppure poche cose servirebbero: lavoro equo, tutela dei diritti delle persone, tutte, salute e scuola, rispetto reciproco.
La sinistra italiana ha avuto un buon risultato alle elezioni. Elly Schlein ha ottenuto la sua rivincita su chi la voleva spacciata. Serve più sinistra, non meno. Il centro, avete visto. AVS, l’alleanza verdi e sinistra, è stata la più votata dai giovani e questo soprattutto guarderei: l’indicazione di rotta di chi ha meno di trent’anni, i quaranta arrivano in un attimo. Forse si può riorganizzare la speranza, a partire da qui. Tornare “casa per casa, strada per strada” come diceva Enrico Berlinguer che da quarant’anni manca: tornare a parlare alla gente di quello che conta nelle vite. Che è, alla fine, la speranza che le cose vadano meglio. Che ci si possa sacrificare oggi per avere domani due soldi per fare figli, avere una casa, andare ad agosto qualche giorno in vacanza. Che non si debbano mandare armi e soldati a morire, è già tante volte successo, che non arrivi un drone a distruggere il tuo paese, che non sia solo il denaro di pochi a decidere del futuro di tutti. Bisogna che le case e le strade siano reali, però. Che siano vere. Le Disneyland e i videoselfie cambiano poco, nel campo grande della Storia: si consumano in un giorno.