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L’Argentina e il gen. Vannacci

Roberto Vannacci

 (fotogramma)

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C’eravamo incontrati prima e io ne conoscevo la voce e quella intonazione del potere assoluto, alternato a una gentilezza dovuta ed estranea. Un modo di mostrare disinteresse, non nel senso di chiamarsi fuori ma, al contrario, di non voler dedicare tempo a una questione chiusa. Parlo di tanti anni fa, era il 1970, parlo di generali che avevano preso il potere e a cui bisognava chiedere di fare qualcosa. L’idea era stata di Susanna Agnelli, che allora era viceministro degli esteri: tentare di liberare dalle prigioni della giunta militare argentina alcuni degli italiani caduti nella prima grande retata di “comunisti”.

La Agnelli aveva una lista di imprenditori italiani, considerati “vicini” ai comunisti, e io cercavo tutti gli espedienti possibili per liberare il giornalista Jacopo Timmerman, fondatore e direttore del Clarin, il più autorevole quotidiano argentino, e ostinatissimo antifascista. Videla non era mai solo, al suo tavolo all’Edelwaiss (un ristorante di lusso che era ormai c…

C’eravamo incontrati prima e io ne conoscevo la voce e quella intonazione del potere assoluto, alternato a una gentilezza dovuta ed estranea. Un modo di mostrare disinteresse, non nel senso di chiamarsi fuori ma, al contrario, di non voler dedicare tempo a una questione chiusa. Parlo di tanti anni fa, era il 1970, parlo di generali che avevano preso il potere e a cui bisognava chiedere di fare qualcosa. L’idea era stata di Susanna Agnelli, che allora era viceministro degli esteri: tentare di liberare dalle prigioni della giunta militare argentina alcuni degli italiani caduti nella prima grande retata di “comunisti”.

La Agnelli aveva una lista di imprenditori italiani, considerati “vicini” ai comunisti, e io cercavo tutti gli espedienti possibili per liberare il giornalista Jacopo Timmerman, fondatore e direttore del Clarin, il più autorevole quotidiano argentino, e ostinatissimo antifascista. Videla non era mai solo, al suo tavolo all’Edelwaiss (un ristorante di lusso che era ormai club esclusivo dei militari). E ti rendevi conto che un generale non va a occupare un ruolo politico se non ha un progetto per farlo. Poiché ero già un frequentatore di Edelwaiss prima che i generali lo adottassero, e forse per questo, i “giuntisti” continuavano ad accettare una presenza così anomala, nel loro ristorante esclusivo. E questo mi consentiva di consegnare al tavolo dei generali “le carte”, ovvero i documenti che dimostravano il non comunismo e la non pericolosità per la rivoluzione di alcuni fra i tanti arrestati che, secondo la Agnelli (che i generali trattavano con prudente rispetto,data la posizione nel governo e i legami di famiglia), potevano essere salvati. Questo non ha evitato a Timmerman mesi di carcere. Ad essi piaceva apparire signorili e gentili ma anche inflessibili. E non hanno risparmiato nulla alla prigionia di Timmerman. In questo modo il grande giornalista (che avrebbe dovuto scomparire nel carcere di regime), una volta libero, ha potuto scrivere e pubblicare nel mondo la testimonianza fondamentale sul fascismo argentino, “Cella senza numero, prigioniero senza nome”. Ma il fascismo è tornato. Perché i suoi generali dovrebbero essere diversi ? Sono diversi perché non hanno copiato la volgarità da caserma che era il non cancellabile segno di provenienza del gruppo Videla. E ostentano invece una sorta di buona educazione, una formula nella quale collocano parole e linguaggi indicibili travestiti da affermazioni normalmente accettabili, e ovviamente parte della conversazione comune, mettendo a carico di chi respinge questo linguaggio una sorta di estraneità al tempo che stanno vivendo, e comunque il ridicolo di chi è incline a scandalizzarsi.

Il linguaggio è molto importante nell’improvviso apparire sulla scena politica del personaggio “generale Vannacci”, perché il progetto è fare accettare come normale ciò che le persone normali non tollerano. A questo punto abbiamo una situazione nuova. Il militare c’è e conta non in quanto parte di una nuova burocrazia, ma perché testimonia e certifica lo spostamento dei limiti: ciò che era impossibile o non accettabile diventa non solo possibile, ma addirittura una norma. In questo senso Vannacci è il protagonista di una storia che viene dopo la Giunta e — lo possiamo dire finora — non la lascerà incompiuta.

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