✕

Sui migranti serve coraggio

 Latina, manifestazione del sindacato CGIL contro il caporalato, lo sfruttamento e il lavoro nero e per chiedere giustizia per la morte di Satnam Singh

 

Ascolta l'audio

Questo sistema così iniquo e violento è parte integrante dell’economia nazionale
2 minuti di lettura

Si è trattato, in qualche modo, di una deposizione che, tuttavia, nulla ha rivelato di quel sacro che accompagnava, nell’arte religiosa del ‘500, la rimozione del corpo di Cristo dalla croce. Qui non c’è stato un sudario ad accogliere il cadavere e quel braccio amputato sembra aver suscitato più orrore che pietà. Accade così che Giorgia Meloni, per una volta laconica, definisca l’omicidio del bracciante indiano, Satnam Singh, «un atto disumano che non appartiene al popolo italiano». Ma quando mai. Il popolo italiano e la sua «brava gente» - come tutte le «brave genti» delle società contemporanee - possono mostrarsi capaci di inaudite nefandezze. Tanto più quando l’organizzazione sociale e le condizioni ambientali consentono, se non incentivano, le manifestazioni individuali di rottura delle regole e di violazione delle norme.Il modo di produzione nel comparto agro-alimentare, anche nelle economie più avanzate, è fondato sullo sfruttamento intensivo della forza lavoro, sull’utilizzo di…

Si è trattato, in qualche modo, di una deposizione che, tuttavia, nulla ha rivelato di quel sacro che accompagnava, nell’arte religiosa del ‘500, la rimozione del corpo di Cristo dalla croce. Qui non c’è stato un sudario ad accogliere il cadavere e quel braccio amputato sembra aver suscitato più orrore che pietà. Accade così che Giorgia Meloni, per una volta laconica, definisca l’omicidio del bracciante indiano, Satnam Singh, «un atto disumano che non appartiene al popolo italiano». Ma quando mai. Il popolo italiano e la sua «brava gente» - come tutte le «brave genti» delle società contemporanee - possono mostrarsi capaci di inaudite nefandezze. Tanto più quando l’organizzazione sociale e le condizioni ambientali consentono, se non incentivano, le manifestazioni individuali di rottura delle regole e di violazione delle norme.Il modo di produzione nel comparto agro-alimentare, anche nelle economie più avanzate, è fondato sullo sfruttamento intensivo della forza lavoro, sull’utilizzo di una manodopera che, in buona parte, è priva di tutele contrattuali e sindacali, su una flessibilità sregolata che consegna all’arbitrio del datore di lavoro il controllo delle prestazioni, delle loro tipologie e dei loro tempi e del loro prezzo. Si è parlato, in queste ore, di un sistema schiavistico: la formula è compromessa da una certa retorica, ma la realtà della filiera agro-alimentare richiama effettivamente quel sistema, dal momento che il moderno bracciantato presenta alcuni tratti propri dell’antica figura dello schiavo. Ovvero la sua appartenenza a chi eroga e controlla il lavoro. Nella misura in cui quel bracciante dipende totalmente - per la sua presenza in Italia e per l'alloggio, per la paga e per il cibo - da chi dispone della terra e dei mezzi di produzione, egli diventa proprietà dell’imprenditore. E del regime di caporalato attraverso cui il datore di lavoro amministra e disciplina la manodopera. Il prezzo di essa sarà tanto più basso - e quindi più conveniente - quanto più il lavoratore risulterà irregolare e, per ciò stesso, indifeso, poveramente retribuito ed estraneo al sistema dei diritti di cittadinanza.

Metropolis - Morte Singh, Farinetti: "Finché accetteremo 400 grammi di pelati a 70 centesimi ci sarà sempre il caporalato"

È propriamente questa organizzazione del lavoro illegale che permette all’imprenditore più «disumano» di altri di abbandonare privo di soccorso il dipendente infortunato, destinandolo a morte certa. Questo sistema così iniquo e violento è parte integrante dell’economia nazionale e componente essenziale del lavoro legale: ed è impossibile farne a meno.Il crescente calo demografico non potrà essere compensato in alcun modo dalla maggiore longevità dei lavoratori e dagli spostamenti interni di segmenti di popolazione: e, di conseguenza, la richiesta di manodopera straniera crescerà in misura rilevante. Nei giorni scorsi un rapporto della Fondazione Nordest ha stimato in un milione di lavoratori stranieri (due milioni di persone, familiari compresi) il fabbisogno indispensabile al mantenimento degli attuali livelli produttivi nelle regioni settentrionali entro il 2040. E da tempo, l’ufficio studi della Confindustria indica in 600mila unità il numero di stranieri richiesti annualmente dal nostro sistema produttivo. Per quanto riguarda, poi, il lavoro stagionale nello stesso settore agro-alimentare, la richiesta di manodopera viene valutata intorno alle 100mila unità. Dall’altra parte, nella cantieristica e nella siderurgia la componente rappresentata da immigrati, gioca un ruolo sempre più determinante. Di fronte a ciò, va da sé, il problema non è quello di ridurre gli ingressi e incrementare le espulsioni. Si tratta di operare in senso esattamente opposto, ma a una e ineludibile condizione: sottrarre questo lavoro sommerso allo stato di irregolarità e illegalità in cui si trova attualmente. Un governo serio e responsabile deve operare decisamente in questa direzione, dicendo la verità e sottraendosi alle tentazioni demagogiche e xenofobe. E la verità è che abbiamo bisogno come il pane dell’immigrazione straniera. Nel 2002 il governo Berlusconi attuò la più grande sanatoria della storia nazionale, regolarizzando 634 mila persone. Oggi si tratta di realizzare una operazione analoga e dalle dimensioni altrettanto ampie: un provvedimento di regolarizzazione, accompagnato da due misure di riforma della legge Bossi-Fini, sopravvissuta fino a oggi senza che i diversi governi succedutisi (compresi quelli di centro-sinistra), vi mettessero mano. Innanzitutto, l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di lavoro e, poi, il ripristino della figura dello sponsor (istituzione, sindacato, associazione, individuo) capace di garantire lo straniero nella fase più delicata dell’arrivo in Italia e dell’inclusione nel sistema dei diritti di cittadinanza. Sarebbe un buon inizio. Ne va della nostra salvezza e del nostro futuro.

Leggi i commenti