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Il vero dilemma del premierato

Giorgia Meloni (fotogramma)

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Il punto del 26 giugno 2024
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Non si può dire che il centrodestra (o meglio FdI) abbia scelto il momento migliore per riaprire la questione della legge elettorale nei comuni: la sera stessa di risultati deludenti per le sue liste. Un modello che funziona da oltre trent’anni viene contestato - addirittura coinvolgendo nella critica il presidente del Senato - perché se n’è giovato più il centrosinistra con i suoi candidati che, appunto, il centrodestra coi suoi. Forse questi ultimi non erano all’altezza della situazione, il che dovrebbe suggerire di sceglierli meglio prima di modificare il sistema elettorale all’indomani di una sconfitta. A dire il vero, l’insofferenza verso il doppio turno non è di adesso. La maggioranza di governo ha già provato a cambiare le carte in tavola giocando d’astuzia. Ma ha fallito. L’idea era e rimane quella di abbassare la soglia per accedere al ballottaggio. Adesso è il 50 per cento: si va al secondo turno se nessuno guadagna la maggioranza assoluta al primo. Al centrodestra piacerebb…

Non si può dire che il centrodestra (o meglio FdI) abbia scelto il momento migliore per riaprire la questione della legge elettorale nei comuni: la sera stessa di risultati deludenti per le sue liste. Un modello che funziona da oltre trent’anni viene contestato - addirittura coinvolgendo nella critica il presidente del Senato - perché se n’è giovato più il centrosinistra con i suoi candidati che, appunto, il centrodestra coi suoi. Forse questi ultimi non erano all’altezza della situazione, il che dovrebbe suggerire di sceglierli meglio prima di modificare il sistema elettorale all’indomani di una sconfitta. A dire il vero, l’insofferenza verso il doppio turno non è di adesso. La maggioranza di governo ha già provato a cambiare le carte in tavola giocando d’astuzia. Ma ha fallito. L’idea era e rimane quella di abbassare la soglia per accedere al ballottaggio. Adesso è il 50 per cento: si va al secondo turno se nessuno guadagna la maggioranza assoluta al primo. Al centrodestra piacerebbe scendere di dieci punti. Vale a dire, se un candidato supera di un voto il 40 per cento, vince; altrimenti scatta il ballottaggio. Sembra un aspetto tecnico, in realtà serve a favorire una dinamica che spesso - ma non sempre - favorisce i candidati della destra al primo turno e quelli della sinistra al secondo, quando ci sono da mettere insieme i vari segmenti del “campo largo” o come lo si vuole chiamare. Al momento le lamentele assomigliano più a un’alibi per giustificare l’insuccesso che a un obiettivo a portata di mano. Ma c’è dell’altro. Dietro la “querelle” sulle amministrative fa capolino un tema irrisolto destinato a occupare la scena nei prossimi mesi. Riguarda la legge costituzionale sul “premierato”, attesa da un lungo iter parlamentare di cui abbiamo visto solo la prima tappa. Ebbene, il punto della legge elettorale è per ora accantonato, ma resta cruciale. Anche per il buon motivo che la Corte Costituzionale potrebbe respingere un cattivo testo (esistono i precedenti) e così insabbiare l’intera riforma, se e quando sarà stata approvata. La questione di fondo riecheggia il punto sollevato dal centrodestra riguardo alle amministrative. Cosa serve per legittimare il premier eletto direttamente dal popolo? Il centrodestra ritiene sufficiente il 40 per cento dei voti, come vorrebbe per i sindaci, e pensa a uno schema a turno unico fondato su quella soglia: chi la raggiunge trascina con sé in Parlamento un cospicuo premio di maggioranza. Si avrebbe una discreta somiglianza tra la scelta del sindaco e quella del premier. Ma ecco l’obiezione: avremmo un leader eletto da una minoranza e premiato in misura sproporzionata. Ciò creerebbe una distorsione che soprattutto sul piano nazionale darebbe luogo a non pochi dubbi e interrogativi. Con il 50 per cento la questione non si pone, come accade per via costituzionale in tutti i paesi che eleggono il vertice esecutivo. Altrimenti c’è la soluzione del ballottaggio: i due candidati premier più votati duellano al secondo turno e il vincitore è pienamente legittimato.

Benché questo punto sia contestato da una destra che detesta il sistema dei ballottaggi. La polemica sulle amministrative sembra un falso obiettivo per tastare il terreno sul “premierato”. Eppure sembra la soluzione più adatta. A meno che… Un costituzionalista non certo ostile alla maggioranza, Paolo Armaroli, ha proposto alla Meloni di adottare con coraggio l’ipotesi formulata a suo tempo da Cesare Salvi, esponente della sinistra, nella commissione D’Alema. Affrontava tutti i nodi su cui si discuterà nei prossimi tempi.

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