Rackete, Salis e il body shaming della destra
di Laura PerticiLa chiamano la foto degli orrori. La chiamano, che ridere, la sinistra pelosa. Ilaria Salis sul sito nicolaporro.it è la “ragazza stagionata”, quella con il “vestitino della prima comunione” o col “pancino scoperto da influencer movimentista che ricorda Pina Fantozzi”. Carola Rackete invece nel commento di Max Del Papa, pubblicato sul portale del vicedirettore del Giornale e conduttore Mediaset, “non è vestita, ha una specie di vestaglietta rossofuoco su polpacci alla Zaccagni e scarpe da jogging. La negazione di una femmina” col suo “pelame forestale” dalle sopracciglia alle ascelle, “e mi fermo qui per carità estetica”.
Anche Libero partecipa con gran divertimento a questa derisione collettiva ma il mattinale distribuito nelle redazioni di destra e dedicato al body shaming non deve aver regalato troppi spunti — e che vuoi dire d’altro, si sarà sghignazzato, basta guardarle no? — e quindi per Rackete si riciclano le medesime immagini, “vestaglia rossa, ricorda il ragionier Ugo che g…
La chiamano la foto degli orrori. La chiamano, che ridere, la sinistra pelosa. Ilaria Salis sul sito nicolaporro.it è la “ragazza stagionata”, quella con il “vestitino della prima comunione” o col “pancino scoperto da influencer movimentista che ricorda Pina Fantozzi”. Carola Rackete invece nel commento di Max Del Papa, pubblicato sul portale del vicedirettore del Giornale e conduttore Mediaset, “non è vestita, ha una specie di vestaglietta rossofuoco su polpacci alla Zaccagni e scarpe da jogging. La negazione di una femmina” col suo “pelame forestale” dalle sopracciglia alle ascelle, “e mi fermo qui per carità estetica”.
Anche Libero partecipa con gran divertimento a questa derisione collettiva ma il mattinale distribuito nelle redazioni di destra e dedicato al body shaming non deve aver regalato troppi spunti — e che vuoi dire d’altro, si sarà sghignazzato, basta guardarle no? — e quindi per Rackete si riciclano le medesime immagini, “vestaglia rossa, ricorda il ragionier Ugo che gioca a tennis con Filini”.
Nell’articolo si parla però di ballo dei ributtanti perché la fotografia scattata è quella che a Bruxelles, nel primo giorno da parlamentari nei palazzi d’Europa, mercoledì 26 giugno, ritrae anche Mimmo Lucano, al centro tra Rackete e Salis: nel suo caso l’agguato non ha molto a che fare col fisico, per lui è meglio insinuare dubbi sulla vicenda giudiziaria, basta un accenno alla “polo d’ordinanza naturalmente rosso Guevara su pantaloni stazzonati neri”. Fine.
Il sentimento che ispirano queste considerazioni, le stesse postate a rullo sui social, così abituati al peggio definito normalità, è sinceramente di pena. Ma insieme alla pena cresce appena dopo anche la voglia di dire che non è accettabile, che il lavoro da fare sul femminile è sicuramente più duro di quel che avremmo potuto pensare anche solo qualche anno fa, e anche più urgente.
Se si vuole criticare una donna, se si ritiene che il suo (presunto) agire politico sia distante dal nostro, si affrontino i contenuti delle sue scelte. Si mettano sulla bilancia le azioni considerate illegittime. Come si può fare per qualsiasi uomo. Come la stampa fa. Ma il fisico, il vestito, la ruga, l’età, cosa c’entrano?
E perché per noi donne viene usato solo un metro, continuamente? Se vince la bellezza e l’essere rispondenti ai canoni maschili, non si dà peso al valore di ciascuna. Se ci si propone in modo antitetico al modello imposto, ci si espone al ridicolo. Comunque vada, il risultato è lo stesso. Ed è quello che fa molto comodo agli uomini: si annulla la competenza e la differenza femminile, così preziosa.
Nello specifico, invece: Carola Rackete, eletta all’Europarlamento con la Linke tedesca, esattamente cinque anni fa (il 29 giugno 2019) entrava a Lampedusa con la Sea Watch 3. Si disse che aveva voluto speronare una motovedetta della Guardia di Finanza, che aveva favorito l’immigrazione clandestina. Nel 2021 è stata sollevata da ogni accusa.
Ilaria Salis (Avs), a processo in Ungheria per l’aggressione ad alcuni neonazisti, è al centro di critiche per l’occupazione abusiva di una casa a Milano risalente al 2008. L’Aler le chiede conto di 90 mila euro, lei afferma non sia stato accertato si trovasse nell’immobile negli anni a seguire.
A Mimmo Lucano (Avs) la Corte di Appello di Reggio Calabria lo scorso aprile ha cancellato una pena di 13 anni ricevuta in primo grado, legata al suo “modello Riace”. Ecco, si riparta da qui.