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Voto in Francia, l’argine dell’Europa

Il clima di allarme che si respira a Parigi, come a Bruxelles, nasce dall’incompatibilità dell’estrema destra con i valori comunitari e i vincoli democratici
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L’emergenza democratica passa direttamente dall’Europa alla Francia. La vittoria dell’estrema destra di Marine Le Pen al primo turno delle elezioni legislative, dove ha raccolto circa un terzo dei voti, ha spinto immediatamente le sinistre e i centristi macroniani a invocare un «fronte repubblicano» di desistenza. L’obiettivo è di impedire che nei ballottaggi del secondo turno i sovranisti anti-Ue e amici di Putin raggiungano la maggioranza assoluta dei seggi.

È difficile capire se il progetto riuscirà. Secondo le prime proiezioni le forze di centro-sinistra, insieme, raggiungono il cinquanta per cento dei voti. Ma i meccanismi del ballottaggio al secondo turno, dove possono presentarsi due o anche tre candidati, rendono ardua una previsione esatta dei risultati finali. «Abbiamo sette giorni per evitare alla Francia una catastrofe», ha dichiarato il leader emergente della sinistra, Raphaël Glucksmann.

Il clima di allarme che si respira in Francia, come in Europa, è testimonia…

L’emergenza democratica passa direttamente dall’Europa alla Francia. La vittoria dell’estrema destra di Marine Le Pen al primo turno delle elezioni legislative, dove ha raccolto circa un terzo dei voti, ha spinto immediatamente le sinistre e i centristi macroniani a invocare un «fronte repubblicano» di desistenza. L’obiettivo è di impedire che nei ballottaggi del secondo turno i sovranisti anti-Ue e amici di Putin raggiungano la maggioranza assoluta dei seggi.

È difficile capire se il progetto riuscirà. Secondo le prime proiezioni le forze di centro-sinistra, insieme, raggiungono il cinquanta per cento dei voti. Ma i meccanismi del ballottaggio al secondo turno, dove possono presentarsi due o anche tre candidati, rendono ardua una previsione esatta dei risultati finali. «Abbiamo sette giorni per evitare alla Francia una catastrofe», ha dichiarato il leader emergente della sinistra, Raphaël Glucksmann.

Il clima di allarme che si respira in Francia, come in Europa, è testimoniato anche dall’alta percentuale di affluenza alle urne, che è stata quasi doppia rispetto alle precedenti legislative. Un fenomeno che legittima la decisione di Macron di sciogliere anticipatamente il Parlamento all’indomani delle elezioni europee, dove già si era registrato un balzo in avanti di Le Pen.

La logica del presidente francese, che ha ispirato le sue mosse sul fronte interno come su quello europeo, nasce dalla constatazione dell’incompatibilità dell’estrema destra anti-Ue, che non ha mai esplicitamente rinnegato i legami con l’eredità fascista, con i valori comunitari e i vincoli democratici che sono alla base dell’identità nazionale e di quella europea.

In Europa, questa è una logica condivisa. Dalla Scandinavia alla Germania, dalla Polonia alla Spagna prevale la consapevolezza che i valori dello Stato liberal-democratico debbano definire il perimetro del confronto politico, se si vuole preservare l’esistenza delle nostre democrazie.

Come insegnano le esperienze dell’Ungheria, della Polonia quando era governata dagli amici di Meloni, e come suggeriscono gli stessi allarmi che arrivano dall’Italia in materia di libertà di stampa, indipendenza della magistratura e riforme elettorali, la «democrazia illiberale» auspicata da Orbán e camerati è incompatibile con le libertà garantite dallo Stato di diritto.

Alla luce di questa consapevolezza, che ora sta portando la politica francese ad una battaglia sull’ultima spiaggia, si capisce meglio quale fosse il significato della voluta esclusione di Giorgia Meloni dalle consultazioni intra-europee per le nomine dei vertici Ue. Stretti nella morsa della guerra di Putin contro le democrazie da una parte, e del caos americano che potrebbe portare ad una rielezione di Trump dall’altra, i democratici europei delimitano spontaneamente ma con chiarezza il terreno che li accomuna.

Quello a cui stiamo assistendo non è solo un fenomeno politico, sia pure di vastissima portata. È un fenomeno identitario di portata ancora maggiore. Gli accordi di desistenza in Francia, come il rifiuto del Partito popolare europeo di sdoganare Giorgia Meloni, sono la dimostrazione che, quando i fondamenti dei valori democratici sono in gioco, la partita va oltre la contrapposizione destra/sinistra: diventa una battaglia di vita o di morte dei nostri valori fondanti.

Che questo perimetro democratico trovi la sua chiave di volta nell’Unione europea e nella sua costituzione immateriale, così come è stata costruita in quasi ottant’anni di convivenza politica e compromessi reciproci, è una consapevolezza relativamente nuova ma sempre più forte. Il fatto che la possibile vittoria dell’ultra-destra francese abbia terrorizzato i mercati, nel timore di un deragliamento dei già malconci conti pubblici di Parigi, ne è la prova.

Un debito e un deficit pubblico mandati fuori controllo per inseguire le promesse populiste dell’estrema destra non colpiscono solo la Francia. Come era successo in Italia con Berlusconi, colpiscono l’euro e dunque la convivenza pacifica dei popoli che lo hanno scelto. Solo una logica nazionalista e sovranista può ignorare una prospettiva del genere erigendo gli interessi di questa o quella categoria di clientes politici a interesse nazionale e sovrapponendo questo interesse a quello europeo. ?

Del resto solo l’Europa, dietro forte pressione del suo Parlamento, è riuscita a porsi come argine contro le violazioni dello stato di diritto che le democrazie illiberali avevano messo in atto in Polonia come in Ungheria. E solo l’Europa, agendo come un unicum, è riuscita ad opporsi alla prepotenza di Putin offrendo all’Ucraina lo scudo politico dell’adesione. Solo l’Europa unita, ancora, potrà ergersi ad argine di un interlocutore pericoloso come Trump.

Oggi, in Francia, questa coscienza democratica prende la forma di un improvvisato ma lungimirante «fronte repubblicano». All’insegna dei versi che Montale scrisse nel 1925 di fronte al fascismo trionfante: «Codesto solo oggi possiamo dirti/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».

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