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Ma Roma e Parigi non sono uguali

Lo scossone francese porta nuova linfa al vecchio fronte euroscettico. Resta da capire quale sia il vantaggio per il governo italiano nel suo insieme. E per Giorgia Meloni in particolare
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Le notizie dalla Francia sono clamorose, benché non inattese. Tuttavia occorre prestare attenzione a ciò che dice proprio Marine Le Pen, quando ammonisce i suoi: «Non abbiamo ancora vinto niente». Vale a dire che le elezioni Oltralpe si vincono al secondo turno. E ovviamente non riguardano il presidente della Repubblica, destinato a restare in carica fino al 2027.

È una verità di cui dovrà farsi ragione soprattutto Matteo Salvini, che si considera la filiale italiana del Rassemblement dell’estrema destra francese. Come pure egli guarda con simpatia al nuovo gruppo dei “patrioti per l’Europa” nato al Parlamento di Strasburgo. E naturalmente vede se stesso quale interlocutore numero uno di Trump all’indomani del voto di novembre in Usa.

S’intende, il capo della Lega ha torto perché il partito, sotto la sua guida, è avvizzito in cinque anni e oggi bada soprattutto a sopravvivere. Tuttavia non c’è dubbio che lo scossone francese porta nuova linfa al vecchio fronte euroscettico. Gi…

Le notizie dalla Francia sono clamorose, benché non inattese. Tuttavia occorre prestare attenzione a ciò che dice proprio Marine Le Pen, quando ammonisce i suoi: «Non abbiamo ancora vinto niente». Vale a dire che le elezioni Oltralpe si vincono al secondo turno. E ovviamente non riguardano il presidente della Repubblica, destinato a restare in carica fino al 2027.

È una verità di cui dovrà farsi ragione soprattutto Matteo Salvini, che si considera la filiale italiana del Rassemblement dell’estrema destra francese. Come pure egli guarda con simpatia al nuovo gruppo dei “patrioti per l’Europa” nato al Parlamento di Strasburgo. E naturalmente vede se stesso quale interlocutore numero uno di Trump all’indomani del voto di novembre in Usa.

S’intende, il capo della Lega ha torto perché il partito, sotto la sua guida, è avvizzito in cinque anni e oggi bada soprattutto a sopravvivere. Tuttavia non c’è dubbio che lo scossone francese porta nuova linfa al vecchio fronte euroscettico. Già ora se ne vedranno i segni.

Resta da capire quale sia il vantaggio per il governo italiano nel suo insieme e per Giorgia Meloni in particolare. Il solo fatto che l’entusiasta sia Salvini, dimostra che per FdI i riflessi francesi saranno più complicati. Fino a ieri la premier italiana era la protagonista indiscussa della destra europea, il che le ha dato popolarità ma l’ha spinta a scontrarsi con il binomio Macron-Scholz.

Ora la vittoria dei lepenisti cambia il quadro, è ovvio. Ma occorre avere pazienza ancora una settimana: un conto è ottenere la maggioranza assoluta dei seggi (289) all’Assemblea — traguardo possibile ma tuttora problematico — , tutt’altro conto è ritrovarsi con un’Assemblea quasi ingovernabile per mancanza di una maggioranza certa.

In ogni caso, alla luce del voto, ora la regina della destra europea è Marine Le Pen. Sarà lei a decidere quale sarà il ruolo della Francia rispetto all’Unione, il che comporta in primo luogo definire i confini tra il potere costituzionale del presidente Macron e quello della destra, se vittoriosa il 7 luglio.

Sulla carta l’Italia guadagna spazio in Europa grazie all’alleata francese. In pratica è tutto da vedere: se si fosse alla vigilia di una tensione senza precedenti tra le due Parigi (Macron e Le Pen/Bardella), sia all’interno sia nelle istituzioni europee, l’Italia rischia d’essere ridotta a un ruolo subalterno. Oppure trovarsi costretta ad accettare una crescente radicalizzazione dello scontro, schierandosi dalla parte lepenista.

In entrambe le situazioni, le politiche della premier Meloni sarebbero superate dai fatti. Come superata, salvo colpi di scena, sembra ormai la ricandidatura di Ursula von der Leyen alla Commissione, non meno di alcuni degli incarichi appena decisi.

Semmai va considerato che Le Pen è riuscita a cancellare le tracce di antisemitismo, un tempo evidenti nella destra francese, scaricandone il peso a sinistra sull’elettorato di Mélenchon. Viceversa in Italia gli analoghi sforzi di Meloni sono appena stati vanificati dall’inchiesta di Fanpage.

Nel frattempo Macron si è appellato al «blocco democratico» contro le destre. Mélenchon ha subito applaudito e si capisce. L’estrema sinistra si prepara a essere la “seconda vincitrice” dello scontro elettorale. Anche quando accetterà la logica dei tre candidati al ballottaggio e farà votare, caso per caso, il candidato centrista. Sarà sempre lui, il leader venato di antisemitismo, a distribuire le carte.

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