✕

Più del “fronte” serve un’idea del Paese

Elly Schlein

 

Ascolta l'audio

Il punto del 4 luglio 2024
2 minuti di lettura

Non stupisce che Giuseppe Conte stia negoziando l’ingresso dei 5S nel gruppo europeo The Left, ossia l’estrema sinistra degli eletti a Strasburgo, dove già si trovano tra gli altri i seguaci di Fratoianni e Bonelli. Lo spazio dell’ex presidente del Consiglio si è ristretto dopo le elezioni europee e così le sue ambizioni. L’intesa con il Pd di Elly Schlein per lui diventa obbligata, ma forse può evitare che si trasformi in una resa incondizionata. Per cui cerca un profilo meglio definito a sinistra e lo individua nel campo cosiddetto “pacifista”, ossia a vario titolo anti-Nato. Ha capito che la politica estera sarà più che mai determinante nel prossimo futuro e agisce di conseguenza.

Se il Pd, chiunque lo gestisca, deve muoversi nel solco della fedeltà atlantica di fronte a Putin e di un certo equilibrio rispetto al Medio Oriente, altri non hanno le stesse esigenze di prudenza. E anzi agitano la politica estera come uno strumento per influenzare la politica interna. Nessuna sorpresa: …

Non stupisce che Giuseppe Conte stia negoziando l’ingresso dei 5S nel gruppo europeo The Left, ossia l’estrema sinistra degli eletti a Strasburgo, dove già si trovano tra gli altri i seguaci di Fratoianni e Bonelli. Lo spazio dell’ex presidente del Consiglio si è ristretto dopo le elezioni europee e così le sue ambizioni. L’intesa con il Pd di Elly Schlein per lui diventa obbligata, ma forse può evitare che si trasformi in una resa incondizionata. Per cui cerca un profilo meglio definito a sinistra e lo individua nel campo cosiddetto “pacifista”, ossia a vario titolo anti-Nato. Ha capito che la politica estera sarà più che mai determinante nel prossimo futuro e agisce di conseguenza.

Se il Pd, chiunque lo gestisca, deve muoversi nel solco della fedeltà atlantica di fronte a Putin e di un certo equilibrio rispetto al Medio Oriente, altri non hanno le stesse esigenze di prudenza. E anzi agitano la politica estera come uno strumento per influenzare la politica interna. Nessuna sorpresa: è già accaduto in passato e ora si ripete nonostante la gravità della crisi internazionale. S’intende che tutto questo toglie credibilità al “fronte popolare” che è improvvisamente tornato di moda a imitazione della Francia. Ma si tratta di situazioni assai diverse. A Parigi, in un sistema a doppio turno, la convergenza anti Le Pen è inevitabile ed è probabile che impedisca all’estrema destra di ottenere la maggioranza assoluta. Al tempo stesso creerà le condizioni per il classico Parlamento “impiccato”, ossia privo di qualsiasi maggioranza. Con ciò restituendo un margine di manovra all’Eliseo, sia pure a caro prezzo.

In Italia il “fronte popolare” evoca scenari non positivi per la sinistra, se appena si ricorda il 1948. All’epoca il nemico era Alcide De Gasperi, non Giorgia Meloni, ma a lui furono riservati insulti sanguinosi e irripetibili, se si pensa alla sua storia di coerente antifascista destinato a riportare l’Italia in occidente. Adesso il “fronte” torna a esercitare un richiamo soprattutto mediatico, per cui si dimenticano le contraddizioni che lo frenano al suo interno. E soprattutto si sorvola sul fatto che esso può servire in Francia, in una circostanza particolare, a bloccare Le Pen/Bardella. Ma difficilmente servirebbe in Italia a sconfiggere la premier di FdI, i cui limiti sono noti, ma che proprio sulla politica estera ha costruito la propria nuova identità.

In altre parole, certi entusiasmi vanno smorzati. Né, d’altra parte, va data soverchia importanza a un evento circoscritto, quale è stato l’incontro di Bologna organizzato dall’Anpi. L’organizzazione che coltiva la memoria della Resistenza è stata al centro di recente, come tutti sanno, di una polemica che ha toccato il presidente Pagliarulo, accusato di aver giustificato l’invasione russa dell’Ucraina. Ora la questione sembra superata, ma resta sullo sfondo: uno dei temi che rendono l’idea del “fronte popolare”, allo stato delle cose, quantomeno prematura. Resta invece di estrema attualità il ruolo del Pd. Le elezioni europee gli hanno dato una funzione di baricentro in qualsiasi alleanza a sinistra. In altre parole, ora Elly Schlein è chiamata a una responsabilità precisa: mettere a punto un progetto per il Paese, ossia un’idea di società al di là degli “slogan” elettorali. Sarà il modo migliore per affrontare il nodo, sempre rimosso, della cultura riformista. E magari di recuperare il rapporto con alcune personalità, oggi ai margini, che quella cultura si sforzano d’interpretare nelle istituzioni e nell’economia.

Leggi i commenti