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Il populismo si può battere

Keir Starmer con la moglie Victoria

 
Keir Starmer riporta la sinistra al governo della Gran Bretagna dopo quattordici anni. Soprattutto dopo la Brexit
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Nella storica vittoria dei laburisti britannici c’è una lezione e un piccolo spicchio di speranza. Il populismo e la destra, nelle varie forme in cui si manifesta in Europa e nel resto del mondo, si può sconfiggere. Ma serve un progetto politico. Un disegno. Gli slogan della demagogia nazionalista si possono fronteggiare solo con le idee. Perché il terreno della propaganda e dell’istinto viscerale, per la destra è sempre quello più agevole. È il suo habitat naturale.

Keir Starmer riporta la sinistra al governo della Gran Bretagna dopo quattordici anni. Soprattutto dopo la Brexit. N on c’è dubbio che i conservatori abbiano lasciato un Paese più povero e meno centrale. L’addio all’Unione europea ha reso l’Isola ancora più isolata, avvolta nella nebbia di un passato potente che non è più reale. È solo nostalgia e velleità. Lo dimostrano quasi tutti i dati macroeconomici: il Regno Unito è cresciuto e sta crescendo meno dell’Ue.

Ma il nucleo della vittoria del Labour è un altro: aver…

Nella storica vittoria dei laburisti britannici c’è una lezione e un piccolo spicchio di speranza. Il populismo e la destra, nelle varie forme in cui si manifesta in Europa e nel resto del mondo, si può sconfiggere. Ma serve un progetto politico. Un disegno. Gli slogan della demagogia nazionalista si possono fronteggiare solo con le idee. Perché il terreno della propaganda e dell’istinto viscerale, per la destra è sempre quello più agevole. È il suo habitat naturale.

Keir Starmer riporta la sinistra al governo della Gran Bretagna dopo quattordici anni. Soprattutto dopo la Brexit. N on c’è dubbio che i conservatori abbiano lasciato un Paese più povero e meno centrale. L’addio all’Unione europea ha reso l’Isola ancora più isolata, avvolta nella nebbia di un passato potente che non è più reale. È solo nostalgia e velleità. Lo dimostrano quasi tutti i dati macroeconomici: il Regno Unito è cresciuto e sta crescendo meno dell’Ue.

Ma il nucleo della vittoria del Labour è un altro: aver proposto ai sudditi un percorso riformista. Ecco, la parola riformismo stava scomparendo dal lessico della politica continentale. Emarginata in un angolo della memoria. Starmer l’ha riportata al centro del dibattito dimostrando che il fronte progressista — come ha spiegato in una recente intervista al nostro giornale — può sconfiggere il populismo solo in questo modo. Tra le sue parole d’ordine figura il “centre ground”, che non è la semplificazione centrista ma la capacità di coinvolgere nel programma riformista ampi settori della popolazione e dell’elettorato. Del resto, la ricetta radicale sottoposta al giudizio delle urne, ad esempio da Jeremy Corbyn, non ha dato risultati. Che non si possono giustificare con il momento storico differente. Non può essere un caso che a Downing street torni lui dopo Blair (a parte la parentesi di Gordon Brown).

Si tratta di un successo ancora più importante in relazione a quel che sta accadendo nel resto d’Europa e del mondo occidentale. Il premier in pectore ha evitato accuratamente di rilanciare un nuovo referendum per rientrare nell’Ue. Sarebbe stato carburante per il nazionalismo di Farage. È altrettanto chiaro, però, che le relazioni con Bruxelles cambieranno. Saranno complessivamente più fluide e si concentreranno su alcuni temi decisivi dei prossimi anni: Difesa, Sicurezza e Commercio. Un fattore determinante per l’Europa, in particolare se a novembre Donald Trump dovesse vincere le presidenziali Usa. Mantenere un avamposto progressista nel Regno Unito sarà fondamentale. Poter contare sul “freno” britannico rispetto alle eventuali intemperanze antieuropee del Tycoon americano rappresenterà la prima rete di protezione per il Vecchio Continente.

Ma è un insegnamento anche per il progressismo europeo e per il centrosinistra italiano. Nel giro di uno o due anni, infatti, questo potrebbe essere l’unico governo, alle nostre latitudini, interamente di sinistra. Pure nel nostro Paese l’opposizione sembra aver chiuso il riformismo in una bottiglia lasciandola navigare nel mare indistinto di una contrapposizione esclusivamente “frontista”. Come sta succedendo in Francia, è indubbia la necessità di creare un “Fronte Popolare” per sbarrare la strada ad una destra reazionaria, antieuropeista e dalle tentazioni illiberali. Ma il frontismo da solo non basta. Va innervato di soluzioni riformatrici, di idee e di una visione su come debba cambiare il Paese. Quasi trenta anni fa Blair vinse le elezioni e Starmer — che per ora ha una qualità carismatica inferiore — evita di prenderlo ad esempio per non ravvivare contro se stesso le antipatie che l’ex premier aveva attirato. Eppure una “Terza Via”, aggiornata e rivista, adatta ai tempi e consapevole del pericolo sovranista, dovrebbe affacciarsi nelle elaborazioni del centrosinistra. L’Ulivo, un anno prima di Blair, vinse nelle urne coniugando lo sbarramento anti-Berlusconi ad un progetto riformista. Il Campo Largo o il Fronte Popolare dovrebbe fare lo stesso sforzo.

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