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Elezioni negli Stati Uniti: serve una rifondazione democratica

Biden e TRump al dibattito tv

 

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Trump riconquisterà le prime pagine, il tempo stringe. Archiviata la sacra festa dell’Indipendenza, si parla solo del futuro del partito, con un postulato: Biden non ce la potrà fare
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A una settimana dalla terza incoronazione di Donald Trump come candidato repubblicano alla Presidenza, l’America ha un sogno. Lo ha accarezzato durante le celebrazioni del 4 di luglio, barbecue in campagna, cene salottiere agli Hamptons, interventi pubblici o privati di molti politici, hanno espresso un pensiero comune che punta a una rifondazione del partito democratico che parta dal basso, con volti nuovi, per recuperare quella energia che manca alla base e quella credibilità che sfugge alla presidenza Biden, nonostante successi in politica estera e in economia. Il pensiero comune si sta concretizzando in questi giorni e con Trump che riconquisterà le prime pagine, il tempo stringe. Archiviata la sacra festa dell’Indipendenza, si parla solo del futuro del partito, con un postulato: Biden non ce la potrà fare. Era già debole, ha fallito il dibattito con Trump, e l’intervista con George Stephanopoulos su ABC del 4 di luglio è stata ugualmente penosa. L’ho vista in una casa con trenta …

A una settimana dalla terza incoronazione di Donald Trump come candidato repubblicano alla Presidenza, l’America ha un sogno. Lo ha accarezzato durante le celebrazioni del 4 di luglio, barbecue in campagna, cene salottiere agli Hamptons, interventi pubblici o privati di molti politici, hanno espresso un pensiero comune che punta a una rifondazione del partito democratico che parta dal basso, con volti nuovi, per recuperare quella energia che manca alla base e quella credibilità che sfugge alla presidenza Biden, nonostante successi in politica estera e in economia. Il pensiero comune si sta concretizzando in questi giorni e con Trump che riconquisterà le prime pagine, il tempo stringe. Archiviata la sacra festa dell’Indipendenza, si parla solo del futuro del partito, con un postulato: Biden non ce la potrà fare. Era già debole, ha fallito il dibattito con Trump, e l’intervista con George Stephanopoulos su ABC del 4 di luglio è stata ugualmente penosa. L’ho vista in una casa con trenta persone, fra loro molti importanti donatori del Presidente. Una di loro mi dice “Abbiamo interrotto le donazioni dopo il dibattito. E dopo stasera non riprenderemo”. Così la pensano privatamente in tanti.

E se Casa Bianca e Biden insistono che tutto va bene, il resto dei democratici trema all’idea di altri scivoloni del Presidente quando sara’ ormai troppo tardi per lui e per il partito. Da oggi la macchina per convincere Biden a ritirarsi e’ partita. Barry Diller, Abigail Disney, Reed Hastings di Netflix lo hanno detto pubblicamente. George Clooney ha scritto un articolo molto chiaro ed emotivo. Maureen Dowd, amata editorialista legata a lui dall’origine irlandese, gli ha chiesto di uscire. Persino Jeffrey Katzenberg co-fondatore di Dreamworks e Co Presidente della campagna Biden ha espresso ad amici la sua rabbia per l’impasse.

La rifondazione del partito, l’addio di Biden e l’arrivo di un nuovo “ticket” non è dunque un sogno impossibile. Parlando sia con gente comune o con imprenditori o persino con il Senatore Schumer, si coglie il senso dell’opportunità e un percorso che porterà Joe Biden a fare un passo indietro, come già lo fece Lyndon Johnson nel 1968 con un discorso che restò storico.

E veniamo al copione. La cacofonia di reazioni, preoccupazioni, chiusura dei rubinetti finanziari, lamentele e terrore per una vittoria di Trump si e’ tradotta in suggerimenti per azioni concrete. James Carville da’ l’uscita di Biden scontata e chiede “otto town hall meetings con otto possibili papabili da qui alla Convention democratica”. Troppo tempo. L’annuncio di Biden dovrà avvenire poco dopo il 18 luglio, quando chiuderà la convenzione repubblicana a Milwaukee. Poi sarà troppo tardi. Si partirà con una ammissione a sorpresa di Biden: forse dirà di avere il Parkinson’s o che la sua condizione, qualunque essa sia, ha subito un peggioramento e dunque non potrà continuare responsabilmente la sua corsa per la presidenza del 2024 (sappiamo di otto visite di un professore esperto di Parkinson’s alla Casa Bianca). Invece del piano Carville, si punta a una mega riunione di tutti i delegati coi maggiorenti del partito, lo stesso Biden, la vicepresidente Harris, Obama, Clinton, Schumer, il potente deputato della North Carolina Clyburn etc, per arrivare a una scelta condivisa. Già oggi Trump èsparito dalle prime pagine. Immaginiamo che succedera’ se partira’ la ricerca di un nuovo candidato democratico. Immaginiamo la passione, l’emozione, la motivazione, forze trainanti del voto. Immaginiamo il senso di novita’ e quanto Trump, oggi giovane contro Biden, apparira’ vecchio. Ma qual’e’ il “dream ticket”? Da un mini sondaggio artigianale e’ formato da Gretchen Withmar, governatore del Michigan alla presidenza, con il Senatore Sherrod Brown dell’Ohio com VP, due rappresentanti di stati chiave, volatili e oggi molto incerti per Biden. Lei, dinamica, ha battuto due anni fa la candidata di Donald Trump. Lui e’ un democratico populista di origini “blue collar”. Potrebbe essere in gioco Kamala Harris - ma e’ vicepresidente grazie a un compromesso politico - mentre Gavin Newsom governatore della California e’ troppo a sinistra. Resta, impenetrabile, l’unica incognita: Biden. Lui solo ha il potere di rinunciare e tiene le carte ben strette al petto. Potrebbe anche resistere e chissà, potrebbe anche battere Trump. Ma la Francia insegna, la sfida inattesa e per di piùuna sfida per la resistenza, porta risultati. Biden dovrà sacrificare se stesso in nome prima del paese e poi del partito. Trump sara’ battuto. E Biden sara’ ricordato come uno dei grandi presidenti sia per i suoi successi che per il passo indietro. E sarà stato lui a regalare ai democratici quel “sogno” che oggi cercano, che da sempre caratterizza l’America e che da sempre ci ha contagiato.

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