La spina Vannacci tra Salvini e Le Pen
di Stefano FolliNon occorreva essere profeti per immaginare che il generale Vannacci sarebbe stato fonte di infiniti problemi per Salvini. Semmai si poteva pensare a tempi un po’ più lunghi, grazie alle atmosfere meno provinciali del Parlamento europeo. Viceversa, i nodi sono venuti subito al pettine. Da un lato, ci sono gli errori del capo leghista, in evidente soggezione verso il candidato da lui imposto al Carroccio e al quale è debitore di un risultato elettorale che ha tamponato e coperto la crisi della Lega tradizionale. Dall’altro, ci sono i lepenisti francesi, i più numerosi nel nuovo gruppo dei Patrioti e i meno propensi a lasciar decidere agli altri, specie quando si tratta di nomi controversi.
Circa il primo punto è presto detto. La svolta salviniana in stile Vogliamo i colonnelli (ricordate il vecchio film di Monicelli con Tognazzi nelle vesti di un parlamentare del Msi organizzatore di un grottesco colpo di Stato?), non è mai stata digerita dal partito, cioè dagli amministratori locali. …
Non occorreva essere profeti per immaginare che il generale Vannacci sarebbe stato fonte di infiniti problemi per Salvini. Semmai si poteva pensare a tempi un po’ più lunghi, grazie alle atmosfere meno provinciali del Parlamento europeo. Viceversa, i nodi sono venuti subito al pettine. Da un lato, ci sono gli errori del capo leghista, in evidente soggezione verso il candidato da lui imposto al Carroccio e al quale è debitore di un risultato elettorale che ha tamponato e coperto la crisi della Lega tradizionale. Dall’altro, ci sono i lepenisti francesi, i più numerosi nel nuovo gruppo dei Patrioti e i meno propensi a lasciar decidere agli altri, specie quando si tratta di nomi controversi.
Circa il primo punto è presto detto. La svolta salviniana in stile Vogliamo i colonnelli (ricordate il vecchio film di Monicelli con Tognazzi nelle vesti di un parlamentare del Msi organizzatore di un grottesco colpo di Stato?), non è mai stata digerita dal partito, cioè dagli amministratori locali. Tuttavia il “capitano” l’ha spuntata facendo leva sulla popolarità del generale. Stravolto il profilo antico della Lega, quello che ancora si rintraccia nello spirito dell’autonomia differenziata — comunque lo si voglia giudicare — , la tendenza del Carroccio ultima versione consiste nel diluirsi in un classico partito di estrema destra. Sprovvisto peraltro di radici in tal senso, vale a dire di un retaggio paragonabile a quello del Rassemblement francese, figlio di quel Fronte Nazionale che fu erede di Vichy e nemico storico di De Gaulle. E proprio dai lepenisti sono subito venuti gli ostacoli all’espansionismo di Salvini-Vannacci. Vero che esiste un’antica amicizia tra Marine e Salvini, ma l’impressione è che l’italiano fosse considerato in ogni caso un personaggio minore, in un certo senso un vassallo. A maggior ragione dopo i successi di Fratelli d’Italia e il rapido ridimensionamento della Lega.
Ora all’improvviso il vassallo si ritaglia uno spazio nel gruppo appena costituito di cui è, sì, presidente Bardella, il mancato premier voluto dal Rassemblement, ma dove non è gradita una figura controversa e scalpitante come l’ex militare italiano privo di esperienza parlamentare. Tanto più che le posizioni del neo leghista sono troppo negative sui diritti civili e sulle minoranze, temi su cui la Le Pen ha compiuto una lenta revisione che non intende rimettere in discussione. E c’è dell’altro. Marine Le Pen è fin troppo esposta sulla linea anti Ucraina e pro Russia putiniana. Viceversa il gruppo dei Patrioti è così attento agli argomenti del Cremlino, a cominciare da Orbán, che si è già guadagnato la fama di “partito russo”: partito il cui rappresentante italiano è appunto il leghista. Tuttavia in Francia Marine Le Pen si preoccupa solo di non compromettere le sue possibilità di diventare presidente della Repubblica nel 2027. Figurarsi se perde tempo con le manovre di un Vannacci e anche con le ambizioni di corto respiro dell’amico Salvini. Semmai attende con impazienza, e non è la sola, le elezioni di novembre in America e la vittoria di Trump.
La stessa speranza coltivata dal capo del Carroccio e dal suo ormai emancipato generale. In realtà è tutto da vedere come si realizzeranno tali attese. Trump è un personaggio imprevedibile: può anche darsi, chissà, che al dunque deluda i suoi “fan” europei che sono anche “fan” di Putin. Sarebbe una tegola per i vari Salvini, Vannacci e anche qualcuno a sinistra.