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L’ultimo miglio per Meloni

La premier Giorgia Meloni (ansa)

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Il punto di mercoledì 17 luglio
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Il cammino di Giorgia Meloni attraverso le proprie contraddizioni e quelle dell’Europa, in parte coincidenti, è arrivato al bivio definitivo. Dopo tanto peregrinare, la premier italiana è attesa al voto favorevole per Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione vicina al secondo mandato. Quel tanto di tensione che accompagna le ultime ore prima della votazione è un fenomeno soprattutto mediatico, perché in realtà non avrebbe senso un non-voto o un’astensione (che vale come voto contrario) del gruppo dei Fratelli d’Italia.

Giunti a questo punto, la premier Meloni ha già compiuto tre quarti del cammino che separa un’estrema destra anti-sistema da un’esponente conservatrice che non aspira a condividere la maggioranza al Parlamento di Strasburgo con i socialisti, né sarebbe mai da costoro accettata come partner. Tuttavia è in grado di rappresentare un caposaldo conservatore, appunto, tale da rafforzare l’ala destra dei Popolari europei, anche come ante-murale rispetto agli …

Il cammino di Giorgia Meloni attraverso le proprie contraddizioni e quelle dell’Europa, in parte coincidenti, è arrivato al bivio definitivo. Dopo tanto peregrinare, la premier italiana è attesa al voto favorevole per Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione vicina al secondo mandato. Quel tanto di tensione che accompagna le ultime ore prima della votazione è un fenomeno soprattutto mediatico, perché in realtà non avrebbe senso un non-voto o un’astensione (che vale come voto contrario) del gruppo dei Fratelli d’Italia.

Giunti a questo punto, la premier Meloni ha già compiuto tre quarti del cammino che separa un’estrema destra anti-sistema da un’esponente conservatrice che non aspira a condividere la maggioranza al Parlamento di Strasburgo con i socialisti, né sarebbe mai da costoro accettata come partner. Tuttavia è in grado di rappresentare un caposaldo conservatore, appunto, tale da rafforzare l’ala destra dei Popolari europei, anche come ante-murale rispetto agli estremisti tedeschi che sono, loro sì, una minaccia per il partito che fu della Merkel.

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FdI ha già pagato un prezzo rilevante per la sua trasformazione politica, peraltro ancora incompleta. Ha sopportato la sfida alquanto pretestuosa di Salvini, che ha messo in campo un generale nostalgico, una specie di centurione della milizia intriso di luoghi comuni, e si è allontanato dagli ideali della Lega originaria, così com’era concepita da Umberto Bossi. Salvini dispone oggi in apparenza di un medio-partito di estrema destra, fastidioso per la leader di FdI come sanno essere d’estate i nugoli di zanzare. Tuttavia la notizia è che la Meloni, di cui si raccontava la contrarietà ad avere concorrenti alla sua destra, ha accettato la nuova versione del “salvinismo”. Come ha subito la nascita di nuove formazioni europee figlie di una scissione dei Conservatori, da Orbán agli spagnoli di Vox. A loro volta, i Conservatori rimasti sotto la leadership della presidente del Consiglio sono divisi circa la rielezione della von der Leyen.

Divisi senza che questo produca un particolare scandalo: la si considera una normale eventualità nel quadro complicato dell’Unione di oggi.

E si capisce: il vero snodo della questione Ursula riguarda il voto degli italiani, ossia di Giorgia Meloni. È lei che governa una delle maggiori nazioni europee, ed è ancora lei che è nel pieno di un’evoluzione interna. Se si ferma, se si limita a un’astensione, secondo i consigli di una parte dei suoi, cosa ottiene? Niente. Non recupera il credito presso i suoi antichi soci. Quei soci di cui lei stessa si è disfatta quando ha preso le difese dell’Ucraina contro le pressioni dei filo-russi ben presenti nel suo governo come pure nell’arcipelago delle destre europee. L’atlantismo coerente e professato ad alta voce, che ha sorpreso tanti e ha guadagnato a Giorgia Meloni la stima dell’amministrazione di Washington (versione Biden) è una scelta che richiede d’essere confermata con il voto per la Commissione. E anche questo è un prezzo pagato, se si considera quanto fosse diffuso anche tra i Fratelli d’Italia un certo spirito anti-americano e anti-atlantico.

In concreto, il voto favorevole a Ursula è l’unica strada logica di fronte alla premier. Sarebbe il primo approdo (non l’ultimo) dell’evoluzione conservatrice del partito e la sola opzione che consentirebbe a lei di avere un margine di manovra in Europa. In una fase di crescenti tensioni internazionali, l’Unione sa che non è tempo di ulteriori divisioni interne.

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