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Adesso ascoltate le Cassandre

(ansa)

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Dovremmo essere grati alle istituzioni europee che, sfidando l’impopolarità, si fanno carico di ciò che molti esecutivi non hanno la competenza o la forza di fare: trainarci verso una transizione ecologica
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Un “ambientalismo non ideologico”. Osservando i laghi che spariscono nella riarsa Sicilia, o le fiamme che minacciano i turisti in Puglia, o ancora l’Adriatico che ribolle toccando temperature mai raggiunte prima, torna in mente lo slogan usato dai leader del centrodestra italiano per attaccare la Commissione Ue uscente. E dopo il voto europeo, la richiesta di un “ambientalismo non ideologico” (vale a dire lo smantellamento del Green Deal europeo) è stata la condizione posta dalla premier Giorgia Meloni per dire sì alla riconferma di Ursula von der Leyen.

Vorremmo chiedere alla presidente del Consiglio cosa ci trovi di ideologico nei 2,6 gradi in più delle acque dell’Adriatico rispetto alla media degli anni precedenti. O se ritiene ideologico l’annuncio dell’osservatorio europeo Copernicus secondo cui domenica 21 luglio 2024 è stato, per ora, il giorno più caldo della storia. O, infine, se c’è dell’ideologia nel fatto che molti siciliani non vedano più scorrere l’acqua dai rubinetti d…

Un “ambientalismo non ideologico”. Osservando i laghi che spariscono nella riarsa Sicilia, o le fiamme che minacciano i turisti in Puglia, o ancora l’Adriatico che ribolle toccando temperature mai raggiunte prima, torna in mente lo slogan usato dai leader del centrodestra italiano per attaccare la Commissione Ue uscente. E dopo il voto europeo, la richiesta di un “ambientalismo non ideologico” (vale a dire lo smantellamento del Green Deal europeo) è stata la condizione posta dalla premier Giorgia Meloni per dire sì alla riconferma di Ursula von der Leyen.

Vorremmo chiedere alla presidente del Consiglio cosa ci trovi di ideologico nei 2,6 gradi in più delle acque dell’Adriatico rispetto alla media degli anni precedenti. O se ritiene ideologico l’annuncio dell’osservatorio europeo Copernicus secondo cui domenica 21 luglio 2024 è stato, per ora, il giorno più caldo della storia. O, infine, se c’è dell’ideologia nel fatto che molti siciliani non vedano più scorrere l’acqua dai rubinetti di casa. Su quest’ultima vicenda, è intervenuto il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini: “La siccità in Sicilia è una emergenza nazionale”. Lo stesso Salvini che per demonizzare le misure dell’Unione europea volte a ridurre le emissioni di CO2 e quindi il surriscaldamento del Pianeta (e quindi le alluvioni, gli incendi, la siccità, l’innalzamento dei mari, lo scioglimento dei ghiacciai…) aveva coniato lo slogan elettorale “A difesa della casa e delle auto degli italiani”.

Ma è proprio il concetto di emergenza evocato da Salvini a confermare i limiti della politica, di questa politica, nell’affrontare la crisi climatica. Si isolano i singoli eventi (dal Po in secca alla Romagna sott’acqua, dall’invasione del granchio blu al crollo di produttività di vigneti e uliveti) e li si classifica come emergenze separate, indipendenti. Un goffo tentativo di tappare un falla, e poi un’altra e poi la successiva, non sapendo (o facendo finta di non sapere) che è l’intera diga che rischia di cedere se non si rimuovono le cause del problema. E la principale causa del problema sono i combustibili fossili.

Le cose sarebbero andate diversamente se i politici avessero dato ascolto agli scienziati, anziché agli amministratori delegati che estraggono gas e petrolio. Da decenni i climatologi hanno previsto ciò che sarebbe accaduto, anche alla nostra Italia, con la Penisola divisa in due: un Nord colpito da precipitazioni sempre più estreme, un Sud assetato per la siccità. Ma gli scienziati del clima sono stati spesso considerati delle Cassandre, degli uccelli del malaugurio. C’è chi lo fa ancora, nonostante si sia ormai passati dalle previsioni (discutibili) ai fatti (innegabili): secondo il Washington Post, Donald Trump, in caso di ritorno alla Casa Bianca, potrebbe addirittura smantellare la National Oceanic and Atmospheric Administration, in quanto “uno dei principali motori degli allarmi sui cambiamenti climatici”. Meglio non sapere.

Da noi, finora, non si è arrivati a tanto. Anzi, si sono stilati documenti come il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc) e il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), si sono firmati accordi internazionali al G7 e alle Conferenze Onu sul clima, che sembravano recepire le istanze degli scienziati. Poi però, proprio in nome di un “ambientalismo non ideologico”, si è fatto il contrario, per esempio continuando a programmare investimenti di lungo termine sul gas naturale o difendendo le auto a combustione interna. La scarsa lungimiranza di chi è al governo si sposa con quella di parte importante del mondo imprenditoriale, anche di quel settore agricolo che pure sta già pagando un prezzo altissimo ai cambiamenti climatici. E allora dovremmo essere grati alle istituzioni europee che, sfidando l’impopolarità, i trattori e il letame nelle vie di Bruxelles, si fanno carico di ciò che molti esecutivi nazionali, a cominciare dal nostro, non hanno la competenza o la forza di fare: trainarci verso una transizione ecologica che permetta a noi e alle future generazioni di gestire l’inevitabile (siccità e alluvioni ormai all’ordine del giorno) ed evitare l’ingestibile (quel che potrebbe accadere se le temperature globali sfondassero il tetto dei 3 gradi in più). Aiuterebbe se la premier Meloni avesse d’ora in poi un approccio non ideologico alle questioni ambientali.

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