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La vecchia Europa e la giovane Africa

Livorno, 21 luglio: alcuni migranti imparano le prime parole di italiano a bordo della nave Geo Barents (reuters)

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Il calo della natalità è particolarmente deciso nei Paesi dell’Ue (Italia compresa). Avremo sempre più bisogno di nuove leve. E allo stesso tempo dobbiamo implementare i servizi e le politiche a favore dei nostri anziani
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Durante questo secolo, la popolazione del mondo smetterà di crescere, per la prima volta nella storia documentata dell’umanità. Dal livello attuale di 8,2 miliardi di persone saliremo fino a un picco, attorno a metà degli anni 2080, di 10,3 miliardi. Poi inizieremo a calare, probabilmente con lentezza. Questo, a livello globale, lo scenario da qui al 2100 reso noto dalle Nazioni Unite lo scorso 11 luglio, in occasione della Giornata mondiale della popolazione.

Una proiezione, aggiornata ogni due anni, che conferma quanto già sappiamo: non sarà l’aumento della popolazione a livello globale a cambiare le sorti del nostro pianeta. La crescita globale è infatti ormai lenta. Se nel 1969, momento di maggior incremento demografico, si registrava un tasso di crescita del 2,1% annuo, oggi siamo a +0,9%.

Nel frattempo, siamo tutti più longevi: la speranza di vita alla nascita a livello globale ha superato i 73 anni, con un aumento di quasi sette ore al giorno negli ultimi vent’anni. Il numer…

Durante questo secolo, la popolazione del mondo smetterà di crescere, per la prima volta nella storia documentata dell’umanità. Dal livello attuale di 8,2 miliardi di persone saliremo fino a un picco, attorno a metà degli anni 2080, di 10,3 miliardi. Poi inizieremo a calare, probabilmente con lentezza. Questo, a livello globale, lo scenario da qui al 2100 reso noto dalle Nazioni Unite lo scorso 11 luglio, in occasione della Giornata mondiale della popolazione.

Una proiezione, aggiornata ogni due anni, che conferma quanto già sappiamo: non sarà l’aumento della popolazione a livello globale a cambiare le sorti del nostro pianeta. La crescita globale è infatti ormai lenta. Se nel 1969, momento di maggior incremento demografico, si registrava un tasso di crescita del 2,1% annuo, oggi siamo a +0,9%.

Nel frattempo, siamo tutti più longevi: la speranza di vita alla nascita a livello globale ha superato i 73 anni, con un aumento di quasi sette ore al giorno negli ultimi vent’anni. Il numero medio di figli per coppia è pari a 2,25. In altre parole, non vi sarà alcuna esplosione demografica a livello globale: le leve principali per la sostenibilità del pianeta dovranno essere tecnologiche, conciliando la preoccupazione per l’ecosistema in cui viviamo con l’ambizione a un maggiore benessere economico e sociale, anche oltre il 2030.

Tutto ciò a livello globale. Diversa è la prospettiva se guardiamo alle singole aree del mondo e ai continenti, dove la sfida demografica può essere dura e i contrasti sono accentuati. Sfide anche drammatiche, che richiedono riflessioni, azioni, politiche innovative e visionarie. Anche in questo caso è fondamentale partire dai dati e considerare gli scenari che si delineano.

Genova (ansa)

Come sappiamo, il calo della natalità è particolarmente deciso in Europa: “solo” 6,3 milioni i bambini nati nel 2023, più di un milione in meno rispetto a vent’anni prima. Tra l’altro, fatto meno noto, una diminuzione in proporzione analoga si osserva nel continente asiatico. Il contrasto principale è con l’Africa: 46 milioni di nati nel 2023, contro i 34 milioni del 2003.

In altri termini, se per ogni nato in Europa nel 2003 nascevano in Africa 4,5 bambini, oggi ne nascono 7,3. Una forbice destinata ad allargarsi: gli scenari Onu al 2043 proiettano quasi 54 milioni di nati in Africa contro 6,4 in Europa.

Nel frattempo, il Vecchio Continente diventa sempre più anziano, con un’età mediana di oltre 42 anni, salita di quasi un quinquennio negli ultimi venti anni. L’età mediana degli europei dovrebbe salire a 46, 5 anni nel 2043. Anche qui il contrasto è evidente con il continente africano, la cui popolazione ha un’età mediana pari a 19 anni, destinata a salire a 23 nel prossimo ventennio.

La Vecchia Europa avrà quindi sempre più bisogno di giovani, e allo stesso tempo dovrà velocemente implementare servizi e politiche a favore dei suoi anziani, in una compresenza di generazioni mai sperimentata prima nella storia dell’umanità.

Dakar, Senegal, 14 luglio (reuters)

Per rispondere alla prima necessità non potrà non guardare al di là del Mediterraneo e condividere con il continente africano politiche migratorie e di inclusione indispensabili per la gestione dell’inevitabile complementarità delle tendenze demografiche: pochi giovani in Europa (e ancor meno in Italia), molti giovani in Africa.

La pianificazione di flussi di migrazione regolare dal giovane al vecchio continente è infatti l’inevitabile, e auspicabile, approccio che consentirà di rispondere alle sfide demografiche dei prossimi anni.

Politiche contrastanti saranno auspicabili per raggiungere i livelli di fecondità desiderata: più bassi in Africa (e qui i Paesi più ricchi dovranno dare una mano per espandere i livelli di istruzione primaria e secondaria e accelerare lo sviluppo economico generale), più alti in Europa (con visionarie e stabili politiche pubbliche e private a favore della genitorialità).

Strana questa demografia: l’interpretazione può essere completamente diversa a seconda della prospettiva da cui la si guarda. Più semplice capire la popolazione se osserviamo il mondo intero, dove i potenziali flussi migratori non fanno la differenza e i contrasti non sono evidenti.

Più complessa quando pensiamo a un continente o a un Paese, dove le sfide diventano complesse e per affrontarle serve un’azione politica basata sui dati che vanno raccolti ma anche letti adeguatamente.

Le proiezioni sulla popolazione rimarranno, al di là della giornata dedicata al tema. Spetta a noi provare a cambiare quello che non è un destino inevitabile, per andare verso una demografia auspicabile per la nostra società del domani.

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