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Clima, il grido d’allarme del mare malato

(ansa)

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Il Mediterraneo non è mai stato così caldo. La nostra biodiversità è in pericolo e le nostre temperature miti sono a rischio. Per quanto ancora resteremo sordi?
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Non c’è più tempo, dobbiamo agire subito. Ce lo dice il Climate Clock, con la brutalità dello scorrere inesorabile delle ore. Da oggi abbiamo 4 anni e 360 giorni a disposizione per riuscire a mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi centigradi. Ogni minuto, ogni secondo conta e può far invertire la rotta, evitando di farci superare punti di non ritorno con l’innescarsi di meccanismi che renderebbero i cambiamenti climatici irreversibili. Non possiamo più aspettare, l’abbandono dei combustibili fossili è imperativo e deve avvenire prima possibile.

Quando nel 2023 Marevivo ha iniziato la sua campagna internazionale Only One — One Planet, One Ocean, One Health, incentrata sulla sensibilizzazione di cittadini e istituzioni sull’importanza dell’attuazione della transizione ecologica per arginare la crisi climatica, avevamo davanti a noi sei anni. Ora il tempo si è assottigliato rendendo ancora più urgenti gli interventi.

Eppure finora non si è fatto niente di concret…

Non c’è più tempo, dobbiamo agire subito. Ce lo dice il Climate Clock, con la brutalità dello scorrere inesorabile delle ore. Da oggi abbiamo 4 anni e 360 giorni a disposizione per riuscire a mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi centigradi. Ogni minuto, ogni secondo conta e può far invertire la rotta, evitando di farci superare punti di non ritorno con l’innescarsi di meccanismi che renderebbero i cambiamenti climatici irreversibili. Non possiamo più aspettare, l’abbandono dei combustibili fossili è imperativo e deve avvenire prima possibile.

Quando nel 2023 Marevivo ha iniziato la sua campagna internazionale Only One — One Planet, One Ocean, One Health, incentrata sulla sensibilizzazione di cittadini e istituzioni sull’importanza dell’attuazione della transizione ecologica per arginare la crisi climatica, avevamo davanti a noi sei anni. Ora il tempo si è assottigliato rendendo ancora più urgenti gli interventi.

Eppure finora non si è fatto niente di concreto, gli obiettivi sono poco ambiziosi e le lobby degli idrocarburi dettano l’agenda, ritardando il cambiamento, sebbene vi siano tecnologie pulite. Non c’è più spazio per l’inazione, il messaggio che ci arriva dal Pianeta è inequivocabile.

Il Programma europeo di osservazione della Terra Copernicus ci ha messo in guardia con report allarmanti che hanno certificato temperature al di sopra di ogni record per tutto il 2023. Anche il 2024 prosegue su questo trend, con temperature superiori di 2°C rispetto ai livelli pre-industriali.

Il riscaldamento globale non investe solo l’atmosfera, ma anche l’oceano che ricopre oltre il 70% della superficie del Pianeta, produce più del 50% dell’ossigeno che respiriamo, immagazzina un terzo dell’anidride carbonica che l’uomo produce, assorbe il 90% del calore in eccesso nel sistema climatico terrestre, agendo come importante regolatore e stabilizzatore del clima.

L’oceano, però, non riesce più a sopportare l’inquinamento prodotto dall’attività umana, non tiene il ritmo di una società che continua a bruciare carbone, petrolio, metano, che immette fertilizzanti, pesticidi e inquinanti industriali, che produce plastica, soprattutto quella monouso, il cui ciclo vitale si esaurisce in 60 minuti, che pratica in modo sistematico la sovrapesca — tanto che nel Mediterraneo abbiamo esaurito lo stock ittico del 2024 lo scorso 6 luglio.

Il Mar Mediterraneo non è mai stato così caldo. Il versante Adriatico, fra Trieste e l’Abruzzo-Molise, ha toccato punte di 30°C, un valore che fa andare in frantumi ogni record, soprattutto considerando che la temperatura media stagionale registrata negli ultimi trent’anni è stata di 26°C.

Queste temperature anomale mettono in crisi la sopravvivenza di molte specie marine e creano una sovrappopolazione di quelle che prediligono un clima tropicale. La nostra biodiversità è in pericolo e il nostro clima mite è a rischio. Lo hanno dimostrato le inondazioni in Piemonte e la grandine in Lombardia.

Dobbiamo attuare prima possibile la transizione ecologica in tutte le sue componenti, abbandonando l’atteggiamento predatorio e facendo sì che a guidare la politica e l’economia vi sia sempre l’ecologia, perché quello che fa bene all’ambiente fa bene anche a noi.

I tre pilastri su cui poggia l’architettura di una società sostenibile sono: la transizione energetica, che sostituisce i combustibili fossili con fonti di energia rinnovabile, la transizione alimentare, che rende il nostro modo di alimentarci sostenibile, l’economia circolare con un modello ispirato alla natura, con l’abbandono dell’economia lineare su cui si basa la società e che è insostenibile.

Non possiamo continuare a depredare le limitate risorse della Terra per produrre beni ingegnerizzati per non durare e che si trasformano in rifiuti che non riusciamo a smaltire. Il grido d’allarme di un Pianeta e di un Mare malati non può più essere ignorato.

Il ticchettio del Climate Clock continua a dirci che il tempo a nostra disposizione è sempre di meno. In gioco c’è il nostro futuro. Per quanto ancora resteremo sordi?

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