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Referendum sull’Autonomia, mondi diversi si uniscono

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I cittadini stanno firmando nei tradizionali banchetti e online. Una mobilitazione straordinaria che restituisce il senso di un’urgenza politica e sociale. Un urlo dritto nelle orecchie del governo e della premier Meloni
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Niente ha potuto l’ombrellone, l’anticiclone, il solleone. Sono centinaia di migliaia in pochissimi giorni le italiane e gli italiani corsi a sottoscrivere la proposta referendaria per l’abrogazione dell’Autonomia differenziata e si prevede che superino il mezzo milione entro poche ore. I cittadini stanno firmando nei tradizionali banchetti e soprattutto attraverso la raccolta online. Lo fanno in piena estate, dalla spiaggia, dalle campagne, dalla montagna, dalle città infuocate, di giorno e di notte.

Mobilitazione straordinaria che restituisce il senso di un’urgenza politica e sociale, un moto di testa e di pancia che vale un urlo — dice: la legge non passerà — dritto nelle orecchie del governo e della presidente del Consiglio, che forse pensava di potersi permettere gratis questo regalino alla Lega in cambio del via libera alla riforma a lei più cara, nota alle cronache con il nome di premierato.

Invece no, non è gratis neanche per idea, c’è un’Italia ferita e indignata da u…

Niente ha potuto l’ombrellone, l’anticiclone, il solleone. Sono centinaia di migliaia in pochissimi giorni le italiane e gli italiani corsi a sottoscrivere la proposta referendaria per l’abrogazione dell’Autonomia differenziata e si prevede che superino il mezzo milione entro poche ore. I cittadini stanno firmando nei tradizionali banchetti e soprattutto attraverso la raccolta online. Lo fanno in piena estate, dalla spiaggia, dalle campagne, dalla montagna, dalle città infuocate, di giorno e di notte.

Mobilitazione straordinaria che restituisce il senso di un’urgenza politica e sociale, un moto di testa e di pancia che vale un urlo — dice: la legge non passerà — dritto nelle orecchie del governo e della presidente del Consiglio, che forse pensava di potersi permettere gratis questo regalino alla Lega in cambio del via libera alla riforma a lei più cara, nota alle cronache con il nome di premierato.

Invece no, non è gratis neanche per idea, c’è un’Italia ferita e indignata da una legge che, prima ancora che uno sfregio all’unità nazionale, è un pasticcio senza capo né coda, soprattutto senza soldi. Ai cittadini che si sono affrettati a sottoscrivere il referendum abrogativo non sono servite complesse analisi politologiche o giubbe di partito per rendersi conto di quale attentato ai diritti del cittadino sia l’autonomia, in testa quello alla salute. Il servizio sanitario nazionale è già piegato da anni di incuria e definanziamento — una situazione oggettiva che nessuna velina di regime può occultare — per tollerare che una riforma dissennata ne smantelli anche le ultime fondamenta.

In più, la pandemia ha cambiato completamente la visione di molti elettori, perché ha dimostrato quanto sia cruciale un coordinamento nazionale dei servizi essenziali e delle emergenze e quanto pericoloso, invece, che il bene pubblico sia affidato all’autorità di 20 staterelli con velleità di sovranità nazionale.

Non siamo negli anni Zero, quando il vento federalista e autonomista soffiava così forte da sfondare pure le finestre uliviste e spingere il centrosinistra a varare in fretta e male la riforma del titolo V della Costituzione, impegnando per tutto il decennio successivo potere centrale ed enti locali a dirimere il groviglio di competenze contese. Tutto è cambiato nel mondo da allora, tranne la tendenza della politica italiana a piantare bandierine ideologiche.

Le centinaia di migliaia di sottoscrittori del referendum sono un campione statistico sufficiente a testimoniare che moltissimi non hanno dato alcuno credito alla vacua propaganda sull’argomento. Il governo ha cercato disperatamente di attribuire finalità virtuose, cioè una spinta al buongoverno degli enti locali, a una legge che a molti, compresi due o tre presidenti di Regione eletti dal centrodestra, appare soltanto una riedizione del celebre urlo cinematografico di Totò affacciato a una finestra: arrangiatevi!

Meloni ha decisamente sottovalutato una caratteristica naturale di ogni mobilitazione referendaria, che permette di mettere insieme mondi e fazioni anche distanti, magari contrapposte su molti altri fronti. Gli avversari del governo possono far fatica a mettersi insieme su un programma comune, non ne fanno alcuna se il governo offre loro l’occasione di compattarsi sul no a uno scempio.

Vale per il referendum sull’Autonomia differenziata e varrà, a maggior ragione, per quello confermativo sulla riforma costituzionale. Ma ci sarebbe da dubitare della presunta genialità di Meloni, ovvero del radicato luogo comune che vuole la presidente del Consiglio brillante politica che ha il solo torto di essere circondata da mediocri mestieranti, già solo per le grane che l’approvazione dell’autonomia ha scatenato nella stessa maggioranza di governo.

Comunque nulla in confronto a ciò che ha smosso in un pezzo di opinione pubblica che potrebbe scoprirsi maggioranza reale, vista la trasversalità politica della mobilitazione, e che maggioranza probabilmente lo è già nel meridione del Paese, naturalmente più colpito dagli effetti nefasti del provvedimento.

Meloni non pare aver riflettuto abbastanza su come sia stato possibile che il buon risultato di Fratelli d’Italia alle Europee sia stato smentito da Roma in giù, con il Partito democratico primo partito nella circoscrizione Sud, evento più unico che raro nelle tornate elettorali generali. Non una buona notizia anche per i fautori della legge che già immaginano di sabotare la consultazione, qualora l’iter referendario superi tutti gli ostacoli, puntando sul mancato raggiungimento del quorum.

Il responso delle Europee e ora la raccolta di firme in tempi record suggeriscono che sull’argomento autonomia c’è ansia di esprimersi, eccome. Chi spera di cavarsela suggerendo agli italiani di andare al mare forse non ha capito: stanno già al mare e, a quanto pare, pensano solo a come mandare a monte l’autonomia.

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