La recente offensiva ucraina nella zona di Kursk ha sicuramente riportato le lancette dell’orologio indietro, introducendo nuova tensione e polemiche tra i vari centri di potere a Mosca ma in realtà costituisce per Kiev parte del generale riposizionamento tattico, nella prospettiva di un negoziato complesso e dagli esiti indefiniti che potrebbe prendere le mosse dopo le elezioni americane. Ucraini e russi per storia ed esperienze politiche si conoscono molto bene e sanno che le linee negoziali saranno condizionate anche da spregiudicate logiche di spartizione territoriale e con quest’ultima iniziativa Zelensky intende presentarsi su posizioni più solide in una futura trattativa.
Una colonna russa distrutta dall'esercito ucraino a Rylsk nel Kursk
Due anni e mezzo di conflitto e centinaia di migliaia di morti e feriti da entrambe le parti oltre alla distruzione di un Pae…
La recente offensiva ucraina nella zona di Kursk ha sicuramente riportato le lancette dell’orologio indietro, introducendo nuova tensione e polemiche tra i vari centri di potere a Mosca ma in realtà costituisce per Kiev parte del generale riposizionamento tattico, nella prospettiva di un negoziato complesso e dagli esiti indefiniti che potrebbe prendere le mosse dopo le elezioni americane. Ucraini e russi per storia ed esperienze politiche si conoscono molto bene e sanno che le linee negoziali saranno condizionate anche da spregiudicate logiche di spartizione territoriale e con quest’ultima iniziativa Zelensky intende presentarsi su posizioni più solide in una futura trattativa.
Una colonna russa distrutta dall'esercito ucraino a Rylsk nel Kursk
Due anni e mezzo di conflitto e centinaia di migliaia di morti e feriti da entrambe le parti oltre alla distruzione di un Paese che si trova ora con una popolazione dimezzata, impoverita, spaventata. Questi sono alcuni dei prezzi pagati per l’aggressione russa dell’Ucraina scatenata dal Presidente Putin, combattuta dai suoi soldati contro le forze armate ucraine e contrastata con ingenti forniture economiche e militari in favore del governo di Kiev da parte dell’Occidente. Se queste fossero le uniche tragiche conseguenze del conflitto scatenato dalla Russia ai confini nord orientali dell’Europa comunitaria la soluzione potrebbe seguire l’iter classico che abbiamo visto nella storia di diversi conflitti: tregua, negoziato, pace, ricostruzione.
Purtroppo la realtà è maledettamente più complicata, gli attori sul campo sono molteplici e l’Ucraina costituisce solo uno dei diversi scenari di crisi attuale e potenziale che si moltiplicano nel pianeta. Ci siamo concentrati in molte analisi sugli attori principali di questo confitto: la Russia, l’Ucraina, gli Usa, la Cina e abbiamo dato per scontato che, al di là della buona volontà non sempre a buon mercato finora dimostrata da Erdogan per riportare le parti alla trattativa, nulla si dovesse o si potesse muovere in Europa per avviare una nuova fase di negoziato. Lo abbiamo dato per scontato perché noi europei ci siamo da tempo abituati a non aspettarci dalla nostra classe dirigente una visione comune su quale debba essere il filo conduttore della politica estera europea per tutelare gli interessi più immediati dei cittadini ma anche i nostri ideali e le conquiste sociali e civili.
La guerra in Ucraina ha scavato un solco nei rapporti tra Europa e Russia, ha creato una coltre di diffidenza tra le classi dirigenti e sospinto Mosca verso Oriente. Un Oriente potente, insidioso e avvertito con disagio dai russi che però viaggiano a velocità inerziale in quella direzione, sospinti dagli errori politici di Putin e della sua cerchia di consiglieri e dalle dinamiche economiche, causate da un regime sanzionatorio cha ha ormai mostrato tutte le sue lacune.
Ma questa guerra ha reso sempre più chiara l’assenza di una completa interlocuzione transatlantica tra gli alleati occidentali. Si è partiti con diversi vertici Nato dalla giusta unanime condanna dell’invasione russa dell’Ucraina, si è proceduto a irrobustire l’Alleanza atlantica, a varare i diversi provvedimenti sanzionatori, ad approvare ingenti programmi di sostegno economico e militare in favore dell’Ucraina ma non si e’ affrontato un tema molto scivoloso che ritengo però ineludibile: quando si raggiungerà in qualche modo la soluzione di questo conflitto che cosa resterà dell’agenda dei rapporti tra Europa e Russia e quali sono gli interessi politici ed economici per il prossimo decennio che l’Europa dovrà in qualche modo rappresentare agli alleati americani?
Un dibattito in Europa su quello che dovrà essere il futuro rapporto con la Russia non è ancora partito ed è normale e giusto che sia così. Non si sono dissipate ancora le ceneri di un conflitto devastante e la dirigenza di Mosca è oggi ben lontana, per evidenti motivi politici, da poter costituire un valido interlocutore dell’Europa sui molteplici fronti in cui avevamo costruito nei decenni passati utilissimi canali di dialogo: dalla sicurezza nel continente europeo, al disarmo, alla lotta alla criminalità organizzata, al terrorismo, alla tutela dell’ambiente, all’agenda economica, alla tecnologia, allo spazio. Sono tutte questioni su cui l’Europa mantiene interessi strategici che non dovrebbero in prospettiva essere lasciati completamente nelle mani di altri. Credo che con la nuova Amministrazione americana i principali governi europei usciti dalla fase travagliata dell’elezione del nuovo Parlamento e delle nomine dei Commissari, dovranno impegnare una discussione rivendicando un ruolo politico nella definizione dei futuri negoziati per la soluzione del conflitto in Ucraina, sulla definizione di un nuovo sistema di sicurezza del continente che poggi sulla deterrenza ma anche su un negoziato che vada incontro anche alle esigenze della Russia e infine sugli ambiti in cui in prospettiva è ineludibile una ripresa del dialogo tra Europa e Russia. È forse l’ultima occasione in cui le capitali europee potranno far sentire la propria voce sui futuri assetti geo-politici ed economici mondiali ed un’autorevole interlocuzione senza ingiustificate timidezze con Washington sarà cruciale, anche in vista delle ben più preoccupanti sfide che si profilano sul terreno politico ed economico con la Cina di Xi Xin Ping.
Non mi stancherò di ripetere che questa crisi è sistemica ma la dinamica è europea. Tutti i segnali sul campo mostrano il logoramento degli schieramenti e una generale e graduale predisposizione per una fase negoziale.
Dobbiamo prima metterci d’accordo tra noi europei e sicuramente questo e’ uno degli elementi che rende la soluzione di questo conflitto e gli assetti post conflitto maledettamente complicati. C’è chi in Europa ed anche in Italia ha scommesso sulla sconfitta strategica della Russia e chi invece e più realisticamente sul contenimento dell’invasione, la costituzione di una solida deterrenza a beneficio dell’Ucraina e l’avvio di una trattativa. Sta alla dirigenza dei principali Paesi europei risolvere con determinazione questa difficile equazione e spero che l’Italia possa svolgere al momento opportuno il ruolo di mediazione che le compete e le spetta.