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Caso Egonu, il razzismo che tradisce il Paese

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È spaventosamente lontano dalla realtà, un Parlamento che ancora non è riuscito ad aggiornare le leggi sulla cittadinanza, perché fermato dai pregiudizi e dai veti della destra
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C’è un’Italia che non ha bisogno di discuterne. È l’Italia dei ragazzi cresciuti in scuole multietniche, l’Italia glocal dello sport. È l’Italia fotografata a maggio dall’Istat, quella degli under 19, in larghissima maggioranza favorevoli a garantire la cittadinanza a chi nasce, vive o studia nel nostro Paese.

È l’Italia di chi il colore della pelle neanche lo guarda. Quella di Myriam Sylla, pallavolista, genitori di origini ivoriane, palermitana e concittadina — il presidente se ne vanta — di Sergio Mattarella: le becere uscite del Vannacci di turno lei non le sente neanche, perché ha una medaglia d’oro conquistata con la sua nazionale e la indossa con la fierezza di chi certe bassezze può ignorarle.

Ma c’è anche l’Italia di chi si prende la briga di andar di notte, con il favore delle tenebre e la codarda protezione dell’anonimato, a dipingere di rosa le braccia e le gambe di Paola Egonu, italianissima per nome e colore nero della pelle, veneta di Cittadella.

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C’è un’Italia che non ha bisogno di discuterne. È l’Italia dei ragazzi cresciuti in scuole multietniche, l’Italia glocal dello sport. È l’Italia fotografata a maggio dall’Istat, quella degli under 19, in larghissima maggioranza favorevoli a garantire la cittadinanza a chi nasce, vive o studia nel nostro Paese.

È l’Italia di chi il colore della pelle neanche lo guarda. Quella di Myriam Sylla, pallavolista, genitori di origini ivoriane, palermitana e concittadina — il presidente se ne vanta — di Sergio Mattarella: le becere uscite del Vannacci di turno lei non le sente neanche, perché ha una medaglia d’oro conquistata con la sua nazionale e la indossa con la fierezza di chi certe bassezze può ignorarle.

Ma c’è anche l’Italia di chi si prende la briga di andar di notte, con il favore delle tenebre e la codarda protezione dell’anonimato, a dipingere di rosa le braccia e le gambe di Paola Egonu, italianissima per nome e colore nero della pelle, veneta di Cittadella.

Parigi, 11 agosto: Anna Danesi, Myriam Sylla e Paola Egonu con la medaglia d'oro (afp)

Egonu dichiarò durante un Sanremo che sì, in Italia ci sono anche i razzisti: ieri (martedì 13 agosto) ne ha avuto la disarmante conferma. Ed è un tormento, per una democrazia che si ritiene matura, non riuscire a estirpare il morbo dell’intolleranza dai propri cittadini, sia pure una sparuta minoranza.

Lo è di più se costoro possono trovare riparo in parole come quelle di Roberto Vannacci che si professa «non razzista» ma poi diventa eurodeputato anche dicendo che i «tratti somatici di Egonu non rappresentano la maggioranza degli italiani». Come se fosse oggettivo, indiscutibile. Come se quella disgustosa osservazione non rischiasse di mettere fieno nella cascina del razzismo.

E ora scusate il salto logico. Ma a citare Sylla ed Egonu vien naturale pensare allo scempio di quei ragazzi che danno prova di sé nello sport ma non possono vestire d’azzurro perché non ancora maggiorenni, non ancora cittadini. È spaventosamente lontano da loro, dalla realtà, un Parlamento che ancora non è riuscito ad aggiornare le leggi sulla cittadinanza, perché fermato dai pregiudizi, da una cieca paura di perdere consensi, dai veti della destra.

Sarebbe ora — afferma il Pd con una mozione, propone +Europa con un referendum — di approvare lo ius soli, dare la cittadinanza a chi nasce in Italia o almeno qui ha studiato. Non se n’è fatto nulla, a onor del vero, neanche quando la sinistra governava.

Ma ora la maggioranza è della Lega che alza muri e dei Fratelli d’Italia che non ritengono il tema una priorità. Situazione disperata, se non fosse per un varco aperto da Forza Italia, che in nome dei diritti tenta di non farsi rinchiudere nei confini di una destra conservatrice.

E in fondo cosa temono, i pasdaran della cittadinanza chiusa? Lo sanno che pensano gli elettori di domani? L’ultima rilevazione Istat tra 3,5 milioni di under 19 dice che meno del 10% si oppone al cambiamento. Il 58,9% pensa che la cittadinanza vada riconosciuta a chi nasce in Italia, il 21,7% dopo un periodo di residenza e il 9,6% dopo un ciclo di studio. La spinta più forte viene dalle ragazze, il fronte più avanzato del cambiamento.

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