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Ucraina, perché serve un passo avanti dell’Occidente

Un soldato ucraino vicino al confine russo (reuters)

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Kiev sta rafforzando la sua posizione. Anche Stati Uniti ed Europa dovrebbero fare meglio. Italia compresa
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L’offensiva ucraina nel Kursk ha fatto saltare la narrativa secondo cui la guerra è in stallo e Kiev non potrà mai sconfiggere la Russia. L’Occidente deve aiutarla a passare da una vittoria tattica a una strategica. Putin è ora il primo leader russo dalla Seconda guerra mondiale ad aver provocato un’invasione in Russia e perso territorio russo. Dopo essersi paragonato a Pietro e Caterina la Grande, potrebbe assomigliare più a Nicola II.

L’offensiva ucraina ha già raggiunto diversi obiettivi. Dimostrare che le forze russe sono al massimo, incapaci di attaccare l’Ucraina e proteggere la Russia contemporaneamente, e intensificare lo sforzo bellico. Dimostrare che i timori occidentali di un’escalation russa sono infondati: Mosca non ne ha la capacità. Costringere la Russia a ritirare le forze dall’Ucraina per difendersi all’interno del Paese. Distruggere la narrazione di Putin di “un’operazione militare speciale” senza costi per Mosca. Dimostrare che i miliardi di dollari di assist…

L’offensiva ucraina nel Kursk ha fatto saltare la narrativa secondo cui la guerra è in stallo e Kiev non potrà mai sconfiggere la Russia. L’Occidente deve aiutarla a passare da una vittoria tattica a una strategica. Putin è ora il primo leader russo dalla Seconda guerra mondiale ad aver provocato un’invasione in Russia e perso territorio russo. Dopo essersi paragonato a Pietro e Caterina la Grande, potrebbe assomigliare più a Nicola II.

L’offensiva ucraina ha già raggiunto diversi obiettivi. Dimostrare che le forze russe sono al massimo, incapaci di attaccare l’Ucraina e proteggere la Russia contemporaneamente, e intensificare lo sforzo bellico. Dimostrare che i timori occidentali di un’escalation russa sono infondati: Mosca non ne ha la capacità. Costringere la Russia a ritirare le forze dall’Ucraina per difendersi all’interno del Paese. Distruggere la narrazione di Putin di “un’operazione militare speciale” senza costi per Mosca. Dimostrare che i miliardi di dollari di assistenza militare e finanziaria dell’Occidente sono stati usati bene. Dare una spinta al morale del popolo ucraino. Minare l’ipotesi che i futuri negoziati di pace riguardino solo la quantità di territorio che l’Ucraina cede alla Russia.

Nonostante questi vantaggi tattici, siamo lontani dalla fine dei combattimenti, per non parlare di una pace giusta e duratura. La Russia bombarda città e infrastrutture civili ucraine. Attrezzature e munizioni americane arrivano in quantità sufficiente. Però Usa e alleati continuano a porre restrizioni all’assistenza militare all’Ucraina e il sostegno non militare stenta. A meno che non vengano prese nuove decisioni, gli aiuti bellici si scontreranno con un altro muro nel 2025.

Quella che doveva essere un’estate di vertici dedicati a sconfiggere l’aggressione russa, è stata invece un’estate di delusioni. La Conferenza sulla ripresa dell’Ucraina a Berlino non ha prodotto risultati.

L’Italia ospiterà la prossima nel 2025 e può fare meglio. Il G7 in Puglia ha creato un fondo di 50 miliardi per Kiev, con i proventi dei beni russi congelati, ma non è riuscito a sequestrare i 300 miliardi di capitale.

Al “vertice di pace” in Svizzera meno di 90 nazioni hanno firmato una dichiarazione a sostegno della sovranità dell’Ucraina. Il vertice Nato non ha fatto avanzare i tempi di adesione dell’Ucraina. Solo il vertice Ue di giugno ha fatto un passo avanti aprendo i colloqui di adesione con l’Ucraina, anche se ci vorranno anni.

L’anno prossimo può e deve essere migliore. L’Ucraina sta rafforzando la sua posizione. Anche l’Occidente dovrebbe fare meglio.

Alcuni suggerimenti. L’Italia dovrebbe prendere in mano la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina e avviare iniziative per garantire risultati concreti. Un’economia ucraina fiorente, in contrasto con una Russia estrattiva e sanzionata, è la più importante garanzia di vittoria a lungo termine.

Cosa può fare l’Italia? La “piattaforma di coordinamento multi-donatori” dovrebbe essere potenziata con un organo esecutivo permanente che stabilisca obiettivi e li persegua. Serve un impegno del privato più elevato e “collegato” alla ripresa economica. Se spinto dal governo Meloni, il settore privato italiano (infrastrutture, finanza, edilizia) è ben posizionato. E nessuno meglio dell’ex premier Draghi potrebbe guidare un organismo internazionale di alto livello e ispirare il privato.

Il nuovo segretario Mark Rutte dovrebbe riprendere da dove Stoltenberg ha lasciato, spingendo la Nato a istituire un fondo di 100 miliardi di dollari per gli aiuti militari all’Ucraina, versati dagli Stati membri secondo le formule di condivisione dei costi esistenti, per appianare gli ostacoli ai finanziamenti Usa ed europei dovuti ai processi democratici. Dovrebbe avviare consultazioni nel Consiglio Nato-Ucraina sull’applicazione dell’articolo 5 e invitare Kiev ad aderire alla Nato nel vertice ospitato dai Paesi Bassi nel 2025.

Il Canada dovrebbe utilizzare la presidenza del G7 per un accordo su un quadro giuridico per il sequestro dei beni russi congelati, risarcimento per i danni dell’aggressione russa e altri crimini di guerra. Il vertice di pace in Svizzera dovrebbe rimanere fermo sui principi Onu del rispetto di sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina.

L’Ue dovrebbe dare priorità ai colloqui di adesione di Kiev su energia e Stato di diritto. Sono le dimensioni più strategiche che collegheranno l’Ucraina all’Europa e porranno le basi affinché le imprese europee e di altri Paesi possano impegnarsi direttamente.

Kiev continua a giocare bene una brutta mano. L’Occidente deve fare un passo avanti. Dovremmo preoccuparci molto di più delle conseguenze di una vittoria russa per logoramento, che dei rischi di escalation.

L’autore è un ex ambasciatore degli Stati Uniti presso la Nato e un ex rappresentante speciale degli Stati Uniti per i negoziati con l’Ucraina. Attualmente è Distinguished Fellow presso il Center for European Policy Analysis

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